Maria Fortuna Incostante: l´arroganza craxiana dei Ds campani

Maria Fortuna Incostante foto

Lei non sa chi sono io!“.° 

Sono un’onorevole!“.

Il primario è mio amico!“.

Napoli, Ospedale Cardarelli.

La parlamentare diessina (ed ex assessore regionale campana) Maria Fortuna Incostante, accompagna al pronto soccorso la madre (quest´ultima, qualche giorno prima aveva avuto un infortunio).

Al Cardarelli, il medico in servizio – com´è prassi – fa una breve diagnosi.

E consiglia alla donna di fare una radiografia.

Tuttavia deve attendere un po´.

Il suo è un codice verde: il penultimo nella graduatoria delle urgenze (al primo posto c´è il codice rosso, poi si passa all´arancione. Poi viene il verde e all´ultimo c´è il codice bianco).

Insomma ci sono pazienti più gravi della madre dell´”onorevole“. Pazienti che richiedono cure e attenzioni immediate.

Le due donne, allora, attendono.

Passano i minuti. Lentamente.

Perché quantunque lo scorrere del tempo sia sempre eguale, non produce effetti eguali l´attesa.

Che se è vissuta da una persona qualsiasi, è silente e rassegnata.

Come quella che si patisce alle poste o in banca. Stando in coda.

Ma se si è un onorevole – e che onorevole! – le cose cambiano.

Pochi minuti diventano un´eternità . Un affronto.

Un atto di lesa maestà !

Capirete bene: siamo a Napoli. Qui comanda Bassolino da 15 anni. Qui è Regime!

I Ds fanno il bello e cattivo tempo.

Dunque Maria Fortuna Incostante, dopo 56 minuti d´attesa, incomincia a spazientirsi. Ad irritarsi.

E – forse memore del film di Totò intitolato “Totò a Capri”, quello in cui c´è l´onorevole Trombetta (“Trombetta Trombetta, questo nome non mi è nuovo“, “E chi non conosce quel trombone di suo padre“) – cade vittima dell´arroganza del potere:

Lei non sa chi sono io!“.

Sono un´onorevole, amica del primario, ora lo chiamo!“.

Se fosse stato presente alla scena Totò, di sicuro avrebbe dedicato all´”onorevole” una pernacchia.

Di quelle fragorosissime e irriverenti.

Perché cambia il tempo e nulla muta.

E l´arroganza del potere è sempre la stessa.

Ieri portava il nome di Democrazia Cristiana o Partito Socialista.

Oggi, almeno in Campania, porta il nome dei Ds.

Lo stesso partito con il quale è stato eletto al Parlamento europeo quel campano di Santoro, che pochi giorni fa – dalla “sua” trasmissione – lanciava un atto d´accusa:

La cosa di cui davvero non se ne può più è l´arroganza di questi politici…“.

Già .

Solo che a prendersela con Mastella non ci vuole molto. E´ un po´ come sparare sulla Croce Rossa.

Ben diverso è prendersela con i propri “datori di lavoro”: i Ds.

Vediamo se questo episodio – finito sul Corriere della Sera (oggi a pagina 23) e raccontato dal Corriere del Mezzogiorno – verrà  affrontato anche dall´incorruttibile Santoro.

In fondo è un episodio altamente emblematico per un motivo in particolare.

Perché l´arroganza che racchiude, è anche forma mentis. Psicologia. Struttura antropologica. Valori.

Non solo di certo potere politico, e noi napoletani lo sappiamo bene.

Perché l´arroganza, il rifiuto delle regole, gli abusi e la prevaricazione rappresentano l´architrave “culturale” sui cui la Camorra (e ovviamente la Mafia), basa il proprio potere.

Per questo un politico – se campano o siciliano – dovrebbe più di altri bandire dal proprio vivere questi comportamenti, queste prassi.

Perché assecondandole, anche se inconsapevolmente, finisce per rendere – in qualche modo – più forte la Camorra (o la Mafia) e i suoi valori.

Per questo motivo, l´episodio in questione, almeno un pizzico deve far riflettere.

L´arroganza è camorrista. Chiunque la ponga in essere.

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