Ds: ancora intrallazzi (lavati in pubblico) in vista del prossimo congresso

Piero Fassino foto

Dunque, come è noto a tutti, i Ds si avviano alla scissione.° 

La minoranza guidata da Mussi e da Salvi, infatti, non aderirà  al Partito democratico.

E per questo gli esponenti della stessa – come già  si è documentato su questo blog – stanno subendo ricatti, minacce e intimidazioni.

AprileOnline, sito della corrente capeggiata da Mussi, continua a denunciare gli illeciti che si stanno verificando dentro i Ds, man mano che si avvicina la data del congresso (che dovrà  appunto decidere lo scioglimento del partito e la sua confluenza nel Partito democratico)

Si legga di seguito:

“Il compagno Fassino, nell’intervista a L’Unità  di sabato scorso, alla domanda sul votificio denunciato dalla sinistra DS, rispondeva che nei casi controversi è intervenuta la Commissione Nazionale per ristabilire le regole.
Bene! Elementare Watson, avrebbe detto Sherlock Holmes. Purtroppo la realtà  non è spesso così semplice e lineare per come la descrive il compagno Fassino e anche successivamente il compagno Orlando. Esaminiamo il caso della federazione di Vibo Valentia, uno dei primi casi sollevati proprio su Aprile Online e poi ripreso in più occasioni dalla stampa locale e nazionale.

Il caso Vibo Valentia nasce da un tesseramento che in pochi giorni vede passare gli iscritti da 2.000 a 4.000, in cui si assiste a una sezione di un paese di 6 mila abitanti dichiarare 650 iscritti – quando fino a due anni prima erano appena 130 – e all’apertura di 10 sezioni nello spazio di un mattino. I fatti parlerebbero da soli, e infatti si arriva alla decisione della commissione nazionale di non approvare il tesseramento 2005 e 2006. Ma quanta fatica, quante resistenze, quante pressioni, quante ostilità , di ogni tipo e genere abbiamo dovuto superare in questi mesi. Molti di noi vengono dalla storia del PCI e sanno bene quanto può pesare l’accusa di essere disfattisti, di creare una immagine negativa, di denigrare il partito. E guardate che non è un peso da poco sentirsi definire come guerrafondai, scissionisti, incivili. Per non parlare poi di altri tipi di pressione sui singoli compagni, delle promesse fatte, delle minacce più o meno velate, delle mortificazioni sui posti di lavoro.
A Vibo abbiamo resistito, ha resistito il Presidente e alcuni compagni della Commissione Anagrafe, ha resistito il presidente della commissione Garanzia. In quante altre realtà  ciò non è avvenuto? In molte, moltissime. Ad iniziare dalla stessa Calabria, dove i dati del tesseramento delle altre Federazioni sono spesso aleatori, dove in paesi di 2/3 mila abitanti vanno a votare 200/300 iscritti. Eppure il caso Vibo l’avevo sollevato fin dall’agosto scorso, dimettendomi anche dalla segreteria regionale. Dimissioni accolte dal silenzio assoluto del segretario regionale che in questo modo ha assecondato l’ampliarsi della “tesseropoli vibonese”.

E infine, è vero a Vibo la Commissione nazionale si è espressa, però i congressi non si fanno lo stesso. Non si fanno perché la segreteria di Federazione impedisce di convocare la Commissione per il Congresso se non si accettano le sue decisioni. I congressi non si fanno perché il compagno Orlando, su pressioni del segretario regionale, non interviene con decisione. I congressi non si fanno se non si accetta che vi siano sezioni, quelle amiche, che devono avere un tesseramento maggiore rispetto a quelle più critiche e più vicine alla minoranza.
E siccome queste proposte non passano si preferisce allungare i tempi, rinviare il Congresso, non farlo, in attesa che la minoranza tolga il disturbo.

Cari compagni Fassino e Orlando, se difendere la democrazia, rispettare le regole, diventa un problema, un’ impresa titanica, forse, non vi sembra, che qualcosa nel meccanismo di funzionamento di questo nostro partito, della sua vita interna, non va, non funziona?
Noi comunque, e con noi tanti compagni della stessa mozione Fassino, restiamo sempre in fiduciosa attesa di poter esercitare un nostro elementare diritto democratico, poter partecipare al Congresso dei DS, dire la nostra, confrontarci e poter votare in maniera libera e democratica”.

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