Conflitto d´interessi sí, ma a targhe alterne

Auto che si scontrano foto

Ci si avvicina alle elezioni amministrative e il centrosinistra deve fare qualcosa.° 

Qualcosa passibile di accontentare gli elettori più radicali.

Quelli che sono delusi dall´azione di governo.

Quelli che è probabile disertino le urne, a breve.

E cosa c´è di meglio dell´argomento “legge sul conflitto d´interessi“?

Assolutamente nulla.

Dunque è bene rispolverare la questione. Ribadire l´anomalia rappresentata da Berlusconi.

Dare un argomento agli elettori duri e puri.

Per spingerli alle urne.

Poi, dopo il voto, Dio vede e provvede. Come suole dirsi.

D´altra parte si è fatto questo anche con i Dico.

Quando era in forse il rifinanziamento della missione in Afghanistan (da parte dei comunisti), il Promessore Prodi decise che era necessario dare un contentino alla sinistra radicale.

Fu così che venne messo a punto il ddl Bindi-Pollastrini. Quello sui Dico, per intenderci.

E che fine ha fatto il ddl in questione, una volta approvato il rifinanziamento della missione in Afghanistan?

E´ stato buttato alle ortiche.

Oggi non se ne discute più.

Al punto tale che ora, alla Commissione Giustizia del Senato, si sta esaminando una proposta di legge del centrodestra (in materia di unioni di fatto): il cosiddetto “Contratto d´unione solidale“.

Ideato da Alfredo Biondi di Forza Italia.

Dunque anche la questione “legge sul conflitto d´interessi” sarà  accantonata.

Passate le elezioni amministrative.

Fino ad allora, è bene che Berlusconi stia sulla graticola.

Ma mica per far soffrire lui.

Solo e soltanto per far godere gli elettori duri e puri.

Che dell´antiberlusconismo fanno una ragione di vita.

Contenti loro ad essere coglionati, contenti tutti.

Ma vediamo cos´ha scritto al riguardo Pigi Battista, sul Corriere della Sera:

“I princìpi, se davvero sono princìpi, non possono valere a giorni alterni. Non si può, nei giorni pari, sostenere che il Berlusconi politico e magnate della tv è un pericolo per la democrazia e invece, in quelli dispari, trattare lo stesso Berlusconi come un salvatore dell’Italia (e dell’italianità ), non in virtù delle sue capacità  politiche, ma di quelle imprenditoriali. Il tema del conflitto d’interessi è cruciale. Ma agitarlo o metterlo da parte a seconda delle convenienze è soltanto avvilente.

E’ vero, l’Unione aveva illustrato la riforma della legge sul conflitto d’interessi come uno dei pilastri simbolici del suo programma. Ma, per mesi e mesi, non aveva dimostrato altrettanta fretta per inserire le sue proposte nel calendario parlamentare. Adesso, invece, sembra che la fretta sia sopraggiunta come per effetto di una scossa elettrica. E proprio all’indomani del compiacimento universale per il Berlusconi «buono», dialogante, comprensivo, sorridente. Per il Berlusconi che, invitato al congresso ds diventandone addirittura una star, ha tenuto a sottolineare la propria disponibilità  a intervenire per salvaguardare il carattere nazionale di Telecom. Per il Berlusconi che, improvvisamente, non è apparso gravato da un insostenibile conflitto d’interessi. Ora è ridiventato d’incanto insostenibile. Così insostenibile da non poter aspettare nemmeno un giorno in Parlamento, ad affare Telecom concluso.

Il conflitto d’interessi è il punto dolente della Seconda Repubblica, dalle origini ai giorni nostri. Risolverlo senza spirito vendicativo ma in sintonia con quanto accade negli altri Paesi democratici sembra un’impresa necessaria ma disperante. Ancor più deprimente è però lo spettacolo di chi usa il conflitto d’interessi come una minaccia, un cappio da stringere o allentare in base alla temperatura dei rapporti politici con Berlusconi che di quel conflitto è la massima incarnazione, non l’unica ma certamente la più macroscopica. Insistere sul conflitto d’interessi è doveroso. Ma insistere solo ad intermittenza offre inevitabilmente un’immagine di strumentalità , un accanimento ad personam che svilisce ad aggressione tribale una ineludibile questione di principio. La maledizione del conflitto d’interessi è una colpa di cui Berlusconi non si vuole emendare. La sciatteria di chi si indigna per il conflitto d’interessi dopo aver fatto finta di dimenticarsene aggiunge un tocco d’ipocrisia tutt’altro che necessario. L’anomalia italiana. Ma un’anomalia doppia”.

° 

7 Responses to "Conflitto d´interessi sí, ma a targhe alterne"

  • camelot says:
  • funicelli says:
  • camelot says:
  • Cristian says:
Leave a Comment