Sarkozy c´est très joli

Sarkozy foto

La Francia, per chiunque sia liberale, non è un paradigma dal punto di vista politico/partitico.° ° ° 

Non lo è, perché sinistra e destra – in quel paese – sono (quasi) eguali.

Statalista la prima quanto la seconda.

Una gara tra bolscevichi, per intenderci.

Tanto, che solo a quel colbertista di Tremonti poteva venire in mente – ieri in tv – di definirla un Nazione di Destra. E tutto ciò, solo perché la più parte dei Presidenti della Repubblica eletti colà , appartiene alla cosiddetta Destra.

Capirai!

Chirac è di Destra come il sottoscritto è un clone di Brad Pitt (e credetemi, non gli assomiglio affatto).

La verità  – checché ne dica il dottor Tremonti – è che la Francia – e come potrebbe essere diversamente visto che è la Patria della Rivoluzione Francese, dei giacobini e dei sanculotti – è Nazione di Sinistra.

Intimamente tale.

Puzza di sinistra in modo stomachevole!

Le 35 ore: lavorare meno per lavorare tutti.

E infatti sconta un tasso di disoccupazione altissimo. E una crescita economica modestissima.

Massima rigidità  – in entrata e in uscita – nel mercato del lavoro.

Sussidi di disoccupazione elargiti a tutto spiano.

Infatti sono innumerevoli i miei concittadini (napoletani), che vanno a “cazzeggiare”, pardon: a lavorare in Francia.

Lavorano per un po´. Poi si licenziano (o si fanno licenziare): tanto poi c´è il sussidio di disoccupazione.

Cazzo te ne frega?

Per non parlare della presenza di extracomunitari illegali!

La prima volta che sono stato in Francia, avevo 18 anni.

Allora si diceva che c´erano 5 milioni di extracomunitari.

Oggi, che ne ho 33, quanti pensiate possano essercene?

A dare ascolto a Miriam Mafai – una che sta alla verità , come Bertinotti sta a Robert Nozick – ancora oggi dovrebbero essercene 5 milioni.

Evidentemente, però, ce ne sono molti ma molti di più.

E in una situazione di crisi economica, di grandissima rigidità  del mercato del lavoro, di presenza pletorica dello stato (in Francia si scrive STATO), di tassazione opprimente e disoccupazione, la loro massiccia presenza – dovuta al lassismo buonista della sinistra – genere enorme razzismo e xenofobia. Come i fatti degli ultimi mesi evidenziano chiaramente.

Per non parlare poi della dottrina Mitterrand.

Una roba disdicevole, grazie alla quale si è dato “asilo politico” ad una quantità  industriale di terroristi, soprattutto rossi e italiani. Gente che ha ucciso poveri cristi! E che invece lì era trattata con rispetto e ammirazione.

Dunque quale nazione di Destra, come ha detto il colbertista Tremonti!

La Francia è Patria di sinistra.

Una sinistra per di più vecchia e utopista. Scollata dalla realtà  e incapace di governare – o anche solo amministrare – lo status quo. La modernità  e la globalizzazione.

Talmente potente – questa sinistra – da influenzare nei decenni anche la destra: dal punto di vista politico/programmatico e finanche culturale.

Fin quando non è arrivata la rupture.

Fin quando, avido di successo come il migliore degli individualisti, non s´è affacciato all´orizzonte il novello Napoleone.

1 metro e 65 centimetri di determinazione assoluta.

Volitivo e caparbio come pochi politici europei lo sono stati negli ultimi anni.

Voleva vincere e ha vinto: promettendo la rottura!

La discontinuità  – programmatica e culturale – con la sinistra.

Di fatti è di Destra, Sarkozy.

Ma di una Destra vera: dunque liberale e liberista.

Anche se in salsa francese, e quindi molto soft.

Ha promesso poche cose e chiare: il cambiamento!

Che avrà  luogo con uno snellimento dello stato. Con la messa al bando (almeno parziale) della legge sulle 35 ore.

Ha parlato di mercato, meritocrazia e mobilità  sociale. Di riduzione delle tasse.

Ha parlato sì, di aumentare il sussidio di disoccupazione. Ma aggiungendo che dovrà  essere introdotto un sistema di welfare to work (hai diritto al sussidio, ma devi accettare il lavoro che ti viene offerto. E dopo 3 volte che rifiuti, perdi anche il sussidio).

Ha parlato di doveri, oltrechè di diritti.

Di accoglienza (per gli extracomunitari), ma al contempo di integrazione: sei il benvenuto, caro extracomunitario, ma devi accettare le mie leggi e i miei costumi. E amare la Patria che ti dà  ospitalità , divenendo francese a tutti gli effetti.

In più, da liberale di stretta osservanza, ovviamente ha fatto aperture anche sulle questioni “eticamente sensibili”.

Ha detto sì – senza se e senza ma, come d´altra parte hanno fatto tutti i maggiori leader di destra europei – al riconoscimento di diritti individuali alle coppie° gay.

Mentre, altrettanto in modo ovvio, ha detto no a qualsiasi ipotesi di concedere l´adozione di bimbi, alle stesse coppie di cui sopra.

Ha promesso, poi, di cambiare la tradizionale politica estera francese: troppo ancorata all´egoistico protezionismo, e poco protesa a fare squadra.

Ha garantito aperture atlantiste.

Mai più, quindi, una Francia come quella del pessimo Chirac. Che si divertiva a fare “sgarri” all´America, solo per ragioni – misere – di interesse (leggasi petrolio e accordi commerciali privilegiati con l´Iraq. L´unica ragione per cui la Francia si oppose all´attacco del Paese di Saddam Hussein).

Altre cose – e sono tante davvero – ha promesso.

Ed elencarle tutte richiederebbe un post chilometrico.

Però qualche altra cosa ancora voglio dirla.

L´euro, l´assenza di autonomia delle varie Banche centrali nazionali, l´impossibilità  di mutare il tasso di cambio della propria valuta nei confronti di altre divise (così come l´impossibilità  di determinare autonomamente i propri tassi d´interesse interni), impongono a tutta l´Europa un´unica politica economica: che non può che essere liberale e liberista.

Tutta l´unità  europea degli ultimi anni, è stata costruita con questo obiettivo.

Controllo della Finanza Pubblica, per il tramite della determinazione di un tetto al deficit e al debito.

Stop a qualsiasi ipotesi di “deficit spending”.

L´Europa impone – de facto – quali tipi di politiche economiche adottare.

Per questo l´Europa del futuro – checché ne pensino gli utopisti di sinistra – è un´Europa di destra.

Per questo la sinistra sarà  permanentemente sconfitta, ove mai non scegliesse la via liberale alla socialdemocrazia.

Per questo Zapatero (che è liberista) è compatibile con la crescita dell´occupazione e della ricchezza nazionale.

E per questo motivo ha perso la Royal.

Triste (anche se molto bella) e politicamente antiquata.

Sarkozy potrà  essere un modello per la Destra italiana?

Non penso.

L´Italia, tutto sommato, sta meglio della Francia.

E sotto il versante economico/occupazionale, e sotto l´aspetto della presenza di extracomunitari clandestini (sempre che lo sciagurato ddl Ferrero-Amato che vuole abrogare la Fini-Bossi, non diventi legge!).

In più, politicamente parlando, abbiamo – nel centrodestra – leader molto più liberali di Sarkozy.

Noi, sia pur in modo pencolante e poco deciso, una rupture rispetto alla statalismo più aberrante, già  l´abbiamo posta in essere.

Certo, abbiamo solo iniziato (e in molti, di questo inizio, nemmeno se ne sono accorti).

Tuttavia la nostra specificità , rende impossibile qualsiasi paragone o qualsiasi desiderio di emulazione.

Sarkozy è un grande politico, senza dubbio.

Ma per la Francia.

Noi, almeno per ora, abbiamo bisogno d´altro.

Del Partito delle Libertà .

° 

14 Responses to "Sarkozy c´est très joli"

  • beiderbecke says:
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