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Francesco Giavazzi e il liberismo che sarebbe di sinistra

Francesco Giavazzi foto

L´ingegnere elettronico Francesco Giavazzi è persona apprezzabile, quando parla d´economia. E quando suggerisce – alla politica tutta – interventi precisi.° ° ° ° ° 

Quando, invece, dall´economia passa alla politica, diviene molto difficile non ridere di ciò che postula.

Qualche mesetto fa, ad esempio, c´ha fatto scompisciare dalle risate, raccontandoci che le liberalizzazioni sono di sinistra. E che la destra – il centrodestra – in Italia sia stato eletto per garantire la conservazione dello status quo.

Già !

Infatti la legge Biagi l´hanno approvata Diliberto, Bertinotti e Prodi. Nevvero?

Ma non pago delle roboanti e sesquipedali cacchiate sostenute nell´editoriale in questione, l´ingegnere elettronico che insegna economia alla Bocconi (come possa un ingegnere elettronico insegnare economia ed essere definito economista, è un mistero tutto italico!), s´è messo a lavoro.

E cumulando grandi – geniali – intuizioni, ha regalato ai noi tutti un´opera – c´è da starne certi – che passerà  alla storia della letteratura economica (e non solo).

Il titolo della stessa, già  dice tutto: “Il liberismo è di sinistra“.

Che è un po´ come affermare che Ilona Staller sia vergine (o che Rosy Bindi sia un gran figone, o che De Mita sia un uomo di indiscussa probità ).

Ciò detto, prima di proseguire è necessario che io faccia una precisazione: il libello di Giavazzi (scritto a quattro mani con Alberto Alesina) è uscito oggi. Io – come chiunque altro – non ho ancora potuto leggerlo. Ne riferisco sulla base delle notizie contenute in un editoriale (marchetta) del vice direttore del Corrierino di Sinistra, Dario di Vico.

Veniamo al dunque, partendo da quello che – a detta del vice direttore del Corrierino – sarebbe l‘obbiettivo del saggio:

Sfidare l´opinione corrente che accoppia indissolubilmente le parole “liberismo” e “destra”, mentre – a parer loro – concorrenza, riforme e merito dovrebbero essere le nuove bandiere della sinistra, perché chi ha a cuore i valori storici dell´equità  e delle pari opportunità  è bene che, oggi e in Italia, faccia affidamento innanzitutto sul mercato“.

Ora, non v´è dubbio che “chi ha a cuore i valori storici dell´equità  e delle pari opportunità  è bene che (…) faccia affidamento innanzitutto sul mercato“, il problema – semmai – è che in Italia il mercato sia ancora tabù: a sinistra più che a destra. Così come lo è il merito!

Prova ne sia il fatto, tra le tante cose, che quando il centrodestra ha provato a proporre l´abolizione dell´articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (articolo che consente ai dipendenti delle aziende con più di 16 lavoratori, di essere dei “parassiti”. Che mai potranno essere licenziati, nemmeno se stanno a grattarsi la pancia ogni giorno, invece di lavorare), la sinistra – alla faccia del merito e della difesa dei lavoratori seri – s´è messa a gridare al golpe!

E non certo solo quella comunista.

Quell´articolo (dello Statuto dei Lavoratori) – caso quasi unico al mondo – difende i lavoratori oziosi e privi di merito. La sua abolizione, invece, premierebbe il merito, il talento e la buona volontà . E consentirebbe alle imprese di non dover “sposare a vita” i fancazzisti!

Dov´era Giavazzi, l´ingegnere elettronico economista, quando il centrodestra provava a condurre una battaglia che premiasse il merito? Scriveva editoriali di fuoco a difesa dell´operato della Casa delle Libertà , contro il conservatorismo sociale di questa sinistra che adora premiare – e tutelare – i parassiti, più che le persone di buona volontà ?

No, semplicemente taceva! Chissà  perché.

Ancora.

Quando il centrodestra – con la legge Biagi – provava a sconquassare l´impianto socialista-marxista della legislazione italica in materia di lavoro, stabilendo norme più flessibili in entrata e in uscita e, quindi, norme capaci di far scegliere ad un´impresa il lavoratore più meritevole – consentendole, invece, di licenziare i fancazzisti, non assumendoli a tempo indeterminato – dov´era Giavazzi? A scrivere editoriali a difesa dell´”equità ” e “delle pari opportunità ” garantite dalla legge del giuslavorista trucidato dal terrorismo di matrice comunista?

Per nulla!

Non solo.

Ma Giavazzi, vive in Italia? Conosce il nostro Paese? Il curriculum vitae dei politici nostrani, quelli di sinistra in primis?

Perché la sensazione è che Giavazzi – magari fosse il solo – viva su Urano!

Si parta da Francesco Rutelli.

Da quando ha 29 anni, siede quasi ininterrottamente al Parlamento. Praticamente non ha mai lavorato un giorno.

Stesso discorso può farsi, ad esempio, per Massimo D´Alema e Walter Veltroni. Per Giovanni Russo Spena (di Rifondazione comunista) e tanti altri ancora (ovviamente ce ne sono parecchi, purtroppo, anche a destra, o nel centrodestra. Ma sono pochissimi rispetto a quelli di sinistra).

Giavazzi è convinto che questa sinistra – di fancazzisti che campano alle spalle del contribuente da quando hanno poco meno di 30 anni – possa davvero premiare il “merito” e “le pari opportunità “?

Dev´essere un inguaribile ottimista, evidentemente. Beato lui!

Ancora.

Quando Letizia Moratti provava a risolvere uno dei tanti problemi – serissimi – del nostro Paese: quello del “baronato” nelle Università , dov´era Giavazzi?

Ad attaccare la sinistra che non voleva venissero toccati i concorsi pubblici, perché° – se fossero eliminati -° come cacchio li “piazzerebbe” i professori “amici” all´interno delle Facoltà , per perpetrare il mito – l´illusione falsissima – ch´essa rappresenti la cultura, l´impegno e altre cazzatelle del genere?

Assolutamente no, Giavazzi taceva!

Altrimenti avremmo letto attacchi al figlio del Capo dello Stato (che non si sa com´abbia vinto la cattedra universitaria), e al figlio del poeta comunista Sanguineti (anch´egli vincitore di un concorso, ma per “ragioni misteriose“).

Non solo.

Ma il professor Giavazzi (ma la stessa domanda verrebbe voglia di rivolgerla anche al “politologo dell´ovvio” Sartori), ha mai verificato quale – e quanta – ignoranza e impreparazione sia presente tra i docenti universitari, guarda caso tra quelli che – si narra – abbiano vinto cattedre con le tessere di partiti di sinistra, e non già  per ragioni di merito?

E´ consapevole – l´ingegnere Giavazzi – che le Facoltà  d´Italia siano “okkupate” da professori, solo perché quest´ultimi dispongono di tessere di partito “giuste”?

Venga a Napoli, se non lo sa. E faccia una visita alla Facoltà  di Architettura. Dove l´ex preside – l´ex deputato comunista e diessino Uberto Siola – ha “regnato”, e per diciassette anni, essendone l´indiscusso Padrone!

Nemmeno una foglia è mai entrata in quella Facoltà , se non esibiva prima la tessera del Pci/Pds/Ds! Anche i bidelli sono stati assunti così, cioè purché comprovassero la loro fede “di sinistra”.

E la sinistra – questa sinistra, quella italiana, non quella inglese di Blair – dovrebbe difendere il merito? 😀

Ma la prego, Giavazzi, mi fornisca il nome del suo pusher.

Si vede che vende roba eccelsa!

° 

P.S.: il fatto che l´articolo 18 della legge 300/1970 (alias: Statuto dei Lavoratori) sia una legge a tutela dei lavoratori parassiti, lo conferma il fatto – tra i tanti – che l´articolo in questione non si applichi ai lavoratori assunti dai Sindacati. Rendo? Nemmeno i Sindacati voglio soggiacere ad esso. 😉

P.S.2: sull´argomento, da leggere anche Mthrandir, Nicola Porro, La Favilla, The Mote in God´s Eye, The Right Nation° e Ismael.

° 

43 Comments on “Francesco Giavazzi e il liberismo che sarebbe di sinistra”

  1. ilaria Says:

    che squallore!

  2. camelot Says:

    Risposta a ilaria:
    Più che altro è una situazione comica.
    Ben ritrovata, signorina 8)

  3. ilaria Says:

    grazie 😀
    sarà  come dici tu, ma a me ‘sti personaggini fanno solo piangere!

  4. camelot Says:

    Risposta a ilaria:
    No, non piangere…ti si vedono le rughe altrimenti :mrgreen:

  5. a.man. Says:

    Ottimo post! A suo tempo avevo scritto qualcosa di simile… (http://ideazione.blogspot.com/2007/01/giavazzate-enigmistiche.html)

    a.man.

  6. sinistraSTOP Says:

    I politici di professione sono:
    Veltroni (Il politico di professione per eccellenza)
    Rutelli
    Fassino
    Mastella
    D’Alema (gran parte dei DS sono NON LAUREATI e POLITICI DI PROFESSIONE, come il caso di Goffredo Bettini)
    Giordano
    Bertinotti
    Mussi
    Il mortadellaro
    Rosi Bindi
    Enrico Letta
    Ecc… ce ne sono altri
    Ecco spiegato il perchè al senato loro la quota 160 la raggiungono quasi sempre: Nel centrodestra ce ne sono molti di meno;
    I politici di professione poi sono i più squallidi di tutti; Sono difatti i più distanti dalle richieste della gente, non andando per strada come i comuni mortali se non con la macchina sotto al culetto, ovviamente con la scorta, e non esercitando nessuna particolare professione, non sono in grado poi di entrare in diretto contatto con la gente comune.
    Ah… dimenticavo… Veltroni lavora…
    Fa il taglianastri.

  7. camelot Says:

    Risposta a sinistraSTOP:
    No, sinistra, ti sbagli: vuoi mica contraddire Giavazzi? 😀

  8. camelot Says:

    Risposta ad a. man:
    Grazie, troppo gentile…e conoscevo il tuo post: all’epoca l’ho letto (condividendone, ovviamente, il contenuto) 😉

  9. Mthrandir Says:

    Linkato per evidente comunanza di opinioni, e per qualche distinguo:-)

  10. JimMomo Says:

    Camelot, mi spiace che questa volta fai considerazioni un po’ superficiali. E’ proprio perché lo stato, la situazione della sinistra è quella che descrivi, è per questo che Giavazzi dice quelle cose e ha scritto quel libro. Eppure è un’equazione abbastanza semplice da comprendere, si tratta di ricalibrare il significato di “giustizia” per la sinistra. Le diseguaglianze prodotte dal libero mercato e dal merito individuale sono le più giuste, le più eque. Tutto qui. Altrove la sinistra l’ha compreso. In Italia l’è dura. Ciò non ha nulla a che vedere con la destra. Non si vuol dire che la destra non può essere liberista. Ad oggi non lo sono né la destra nè la sinistra.

    saluti

  11. camelot Says:

    Risposta a JimMomo:
    Lo so, Jim, immagino quali siano le sue “intenzioni nobili”…però l’editoriale vecchio – quello in cui diceva che il centrodestra era stato eletto per difendere lo status quo, perchè conservasse lo status quo – già  allora mi fece incacchiare parecchio…perchè converrai anche tu: come si fa a dire a chi ha approvato la migliore legge sul mercato del lavoro degli ultimi 30 anni, che è stato eletto per “conservare”? Come si fa a dire che chi ha provato – male, malissimo – ad innalzare l’età  pensionabile, sia stato eletto per conservare? Come si fa a dirlo, a proposito di chi ha almeno provato a parlare di abrogazione dell’articolo 18?
    Dov’era Giavazzi quando il centrodestra aveva contro il blocco sociale dominante e conservatore, statalista-dirigista? Dov’era?
    Poi, che il centrodestra abbia fatto poco sulla strada del liberismo, e chi lo contesta…anche se le “variabili date” – elemento da cui mai si può prescindere – erano una crescita stagnante del Pil in tutta Europa….ora la cosa è diversa, non perchè il nostro Pil cresca di più (il che consentirebbe di tagliare tasse e spese ancor più facilmente)….la situazione è diversa perchè la Germania – che da sempre traina il nostro export – ha recuperato terreno…cresce e prospera…e comunque, a scanso di equivoci: io sogno un’Italia bipartitica con due grandi partiti – il Partito democratico e il Partito delle Libertà  – entrambi liberali e liberisti…quindi, figurarsi se non voglia una sinistra liberale e liberista….
    ciao

  12. camelot Says:

    Risposta a Mthrandir:
    Thanks 😉

  13. sinistraSTOP Says:

    1)Camelot; La risposta alle parole di Giavazzi la trovi nella domanda retorica che ti pongo:
    Con che fa rima Giavazzi???
    2)Volevo chiederti se era possibile postare un link di un video di youtube proveniente dall’interessante sito “libertari.org” che spiega come si sta evolvendo tragicamente la dittatura venezuelana di Chavez;
    Badate che costui è idolatrato dai comunisti italiani.
    http://www.youtube.com/watch?v=KSLjBiEC5M8

  14. unpirlaqualsiasi Says:

    Se il liberismo si traduce nel poter licenziare chiunque, in qualsiasi momento e “a cazzo” (non solo i fancazzisti, ma anche chi è antipatico o troppo zelante rispetto al capufficio, per esempio), ben NON venga il liberismo!
    L’articolo 18 protegge tutti, non solo i nullafacenti.
    Se puoi licenziare senza gusta causa, certi datori di lavoro non dovrebbero nemmeno prendersi la briga di fare mobbing: basta cacciare il lavoratore non gradito…
    Il problema del merito e dell’opportunità  non si risolverà  mai, soprattutto nelle università : i “baroni” ci saranno sempre, o per raccomandazione o per merito, poco importa se una persona rimane più di 20 anni a presidiare una cattedra con potere di vita e di morte, senza lasciare posta ad altri che abbiano (o possano dimostrare di avere) altrettanto merito…
    Inoltre si rischia che la corsa al merito possa essere controproducente: una lotta tra colleghi, invece che una maggiore produttività .
    Piuttosto pensare al merito collettivo di un gruppo, che non ai singoli.

  15. camelot Says:

    Risposta a unpirlaqualsiasi:
    “Se il liberismo si traduce nel poter licenziare chiunque, in qualsiasi momento e “a cazzo” (non solo i fancazzisti, ma anche chi è antipatico o troppo zelante rispetto al capufficio, per esempio), ben NON venga il liberismo”
    Assolutamente non è questo..se si abolisse l’articolo diverrebbe solo più facile – e meno oneroso economicamente – licenziare, senza far venire meno alcuna garanzia contro i “licenziamenti discriminatori”…è ovvio che il sistema richiederebbe meccanismi seri di welfare to work, ma l’esempio dell’articolo 18 era per l’appunto solo un esempio: un argomento per il quale Giavazzi non è intervenuto.
    Quanto ai baroni, quello che dici è falso. Nel senso che se fosse possibile per le università  (completamente private, con l’aggiunta di altissime borse di studio per gli studenti meno abbienti e meritevoli), sarebbero le università  a scegliersi – ad uno ad uno – i professori…da noi non avviene, perchè l’università  è uno strumento politico…nelle mani della sinistra…ed è così in tutta Italia…

  16. camelot Says:

    Risposta a sinistraSTOP:
    Fai pure…con che fa rima Giavazzi?
    Credo di non aver capito! 😉

  17. Ismael Says:

    L’artificio retorico adoperato da Giavazzi è il paralogismo con cui certe “avanguardie” intellettuali pensano di poter rifondare il liberismo a sinistra, aggirando il naturale corso degli eventi storici.
    Dove la sinistra si è “rassegnata” al libero mercato, l’ha fatto solamente perché messa con le spalle al muro da trionfali esperienze riformiste conservatrici (non è un ossimoro: lo status quo si mantiene, nel limite del possibile, solo governando con realismo il cambiamento).
    L’argomento-principe della mistificazione in esame è l’equità  sul lato della domanda, come se l’economia di mercato servisse a “stimolare i consumi” secondo un frusto mantra del progressismo “illuminato”. Sbagliato: a parte il fatto che, per ottenere quel medesimo fine, esistono provvedimenti assai più efficaci (come abbassare i tassi d’interesse), dovunque siano state applicate politiche liberiste si è assistito a un incremento dell’offerta (specialmente di lavoro) e a un profondo incentivo all’oculatezza e al risparmio. Che, uniti all’etica della responsabilità  e del programmare le scelte economico-professionali a medio-lungo termine (quindi l’esatto contrario delle “preferenze immediate” care ai radicalprogressisti), concretizzano il proposito di diffondere la cultura conservatrice per via non coercitiva. Ovvero, tocquevillianamente, il massimo della vita.
    All’ipocrisia di Giavazzi (che, dopo la laurea in ingegneria, ha preso il Ph.D in Economia a Chicago, quindi occhio alle frecciate 😉 ) va dunque risposto che no, il liberismo, a meno di non fletterlo alle parole d’ordine del consumerismo e del populismo anticapitalista, è congenitamente “di destra”.
    E che tali micragnose coartazioni ideologiche non otteranno affatto lo scopo di coniugare le esigenze dei poteri forti con quelle del comitato d’affari diessino (quello che il vero secondo fine degli editorialisti a cottimo del corrierino), ma solo quello di strappare una risata a quanti sanno ancora distinguere le teorie a lungo meditate dalle vacue improvvisazioni giornalistiche.
    Saluti, chiedo scusa per la logorrea…

  18. camelot Says:

    RIsposta a unpirlaqualsiasi:
    Così come devo aggiungere – ho dimenticato di dirlo nel post, ma sono poco lucido: ho la febbre – l’articolo 18, oltre ad essere una questione di “merito” è una questione di “mercato”…perchè se le imprese – in una fase di contrazione della domanda che loro si rivolge – non possono ridurre tutti i costi (lo so che è brutto definire costo un lavoratore), rischiano di chiudere bottega (a volte)…licenziando tutti (magari 20 dipendenti), per non licenziarne 5…per questo in Italia si parla di “nanismo” delle imprese (o almeno: anche per questo)…

  19. camelot Says:

    Risposta a Ismael:
    “che, dopo la laurea in ingegneria, ha preso il Ph.D in Economia a Chicago”
    Lo so, lo so (d’altra parte ho messo anche un link con l’informazione), ma Giavazzi – con l’altro editoriale – mi ha fatto girare troppo le scatole, e dovevo “vendicarmi” in un modo (l’unico possibile, anche se puerile).
    Condivido tutto, una cosa aggiungo: che il suo intento – come sostiene anche Jim – non è “descrittivo”, ma “prescrittivo”. Non descrive la sinistra per quello che è, ma per quello che dovrebbe essere.
    Un intento finalizzato, cioè, a creare la sinistra del domani fornendogli un substrato logico, ed etico, ancora prima che economico e culturale….
    Insomma: perchè a sinistra digeriscano il mercato, è necessario che capiscano che serve agli “ultimi”.
    Ciò che noi, a destra, abbiamo sempre sostenuto 😉

  20. GC Says:

    Bell’articolo, duro quanto basta. L’ho linkato con qualche commento più moderato sul mio blog: http://lafavilla.blogspot.com/2007/09/il-liberalismo-destra-o-sinistra.html

  21. checcot Says:

    Sarà  il ph.d in economics al MIT che gli permette di insegnare economia? Chi può dirlo…

  22. unpirlaqualsiasi Says:

    Beh, ma allora si deve fare tutto ciò che serve, non iniziare prima con l’abolire l’art. 18.
    E poi Giavazzi non era il tuo punto di riferimento economico?
    Che poi la destra non abbia fatto altro che lasciare le cose com’erano, nonostante una solidissima maggioranza, è anche un dato di fatto: nessuna cosa innovaitiva o liberista è stata fatta.
    E la “legge Biagi”, per “vostra” stessa ammissione è un derivato dalla Treu, quindi nulla di nuovo, e pure fatto male, chiedere agli imprenditori per vedere come sono contenti…
    Per l’università  vale quanto penso per la scuola: deve esserci ANCHE quella pubblica, non solo quella privata.
    E i “baroni”, gli intoccabili, esistono dappertutto, anche nel privato, ma non perchè il sistema non funziona, solo perchè sono persone che sanno come muoversi e sanno ricattare le persone giuste per poter ottenere quello che vogliono. La meritocrazia pura può solo aumentare questo, secondo me.

    Vero che CERTA sinistra sia contro il mercato, ma è contro qualsiasi cosa, e deve solo essere abbandonata (tanto non sono voti regalati all’altra parte). Altrettanto vero è che non esiste solo il mercato, nè che non può sottostare a regole: è chiaro anche ai sassi che nella realtà  non esiste il perfetto equilibrio tra domanda e offerta, ma spesso i mercati sono oligopoli (con buona pace dell'”antitrust all’italiana”) che non sottostanno a nessuna regola dell’economia teorica.
    Nemmeno a destra, in quanto a pensiero economico siete messi meglio: lasciando perdere gli amici storaciani, c’è la Lega e Tremonti, che vorrebbero i dazi doganali (probabilmente dimenticandosi che i loro stessi elettori piccoli e medi industriali del nordest producono all’estero e importano anche dalla Cina).
    Quindi, stando alle percentuali elettorali, possiamo dire che la quantità  dei mercato-scettici sia equamente distribuita, ma si sa: il libero mercato è di destra o di sinistra a seconda di come si preferisce, Giavazzi docet 😉

  23. L.Baggiani Says:

    Veramente, mi pare che la tesi di fondo di Giavazzi parla di una sinistra ideale che non fa quello che fa quella attuale e che si impegna in cose che la sinistra attuale ancora non fa.
    Ho letto estratti e tutti suonano come “se la sinistra fosse meritocratica, sarebbe meritocratica; se la sinistra non fosse statalista, non sarebbe statalista”… Non so chi abbia avuto questa impressione.

    Come dire “se la sinistra non fosse di sinistra e facesse cose da liberale, sarebbe liberale”. Tautologia.

    Roba da Bocconiani

  24. camelot Says:

    Risposta a unpirlaqualsiasi:
    Andiamo, su: ‘sta cazzata che non avremmo fatto nulla è smentito dal fatto che le uniche cose che il governo in carica ha fatto, è tentare di modificare le leggi “neoliberiste della destra”…unpirla, su!!!!!
    In ultimo: è scritto all’inizio del post che Giavazzi – per quel poco che vale il mio giudizio – è persone che stimo. Ma quando parla di economia, non di politica….al servizio dei poteri forti, delle banche, della nuova massoneria…e di tutto il blocco sociale dominante – per cui tu hai votato – e che vuole la fine del bipolarismo, e la nascita di un nuovo centrosinistra stile pentapartito”…..Giavazzi è l’economista ufficiale di questa area…

  25. camelot Says:

    Risposta a L. Baggiani:
    Appunto 😉

  26. camelot Says:

    Risposta a checcot:
    Vero anche questo…tuttavia anche il centrodestra ha persone non laureate in economia – ad esempio in giurisprudenza (come Antonio Martino ed Antonio Marzano) – che insegnano economia grazie alla stessa cosa….

  27. camelot Says:

    Risposta a GC:
    Grazie, ricambio subito aggiungendo un link al tuo…

  28. Giovanni Says:

    Camelot ti leggo spesso, raramente sono d’accordo con ciò che scrivi ma mi stai simpatico. Questa però l’hai cannata. Hai definito Giavazzi “ingegnere elettronico” leggendo probabilmente la prima parte della sua biografia nel sito della Bocconi. Ti deve essere sfuggito quel “PhD in Economics” che castiga la definizione da te usata. Un po’ come se io chiamassi semplicemente ‘ragioniere’ uno che dopo essersi diplomato in ragioneria abbia poi preso una laurea ed eventualmente pure un dottorato. Non ci siamo!

  29. camelot Says:

    Risposta a Giovanni:
    Giovanni, a te devono essere sfuggiti i commenti in cui ho detto di essere consapevole del PhD in Economics, e di aver fatto solo della puerile ironia, in quanto ce l’ho con lui dal gennaio dell’anno scorso…
    Grazie per il comento, comunque… 😉

  30. Giovanni Says:

    Chiedo venia, li ho letti solo ora! 🙂

  31. camelot Says:

    Risposta a Giovanni:
    Figurati…

  32. unpirlaqualsiasi Says:

    Camelot, quali leggi neoliberiste?
    Quando è stata attaccata la “legge Biagi” (anche qui, e anche da me, dicendo che non era farina del sacco di Biagi), viene sempre risposto che deriva (migliorandola o peggiorandola, dipende) dalla legge Treu, sempre supervisionata da Biagi. Non puoi negarlo.
    Altra cosa è lo “scalone”, al quale la sinistra seria (non certo chi è sempre contro qualsiasi cosa si muova) e i sindacati non contestavano nulla tranne l’attuazione “a scalone”, perchè troppo brusca. Modificato quello, la sostanza è rimasta tale.
    Che altre riforme sono state fatte?
    Quella della scuola, uccidendola definitivamente, col puro intento di trasformarla in un’azienda? Peccato che mancavano sempre i soldi per finire la riforma…
    Quella della giustizia, ad esclusivo uso dei furbetti?
    Solo leggermente ritoccata, sempre ad uso degli stessi e nuovi furbetti.

    Su Giavazzi, diciamo che ti piace quando, parlando di economia, bacchetta la sinistra, e non ti piace quando dice che le cose sono fatte bene.
    Lascia stare la massoneria, è affare dei piduisti e non c’entra nulla con l’attualità …

    Tra l’altro, riguardo al bipolarismo, mi tocca (ed è cosa grave) essere d’accordo con Mastella e citarlo: “Il bipolarismo che va da Bossi a Caruso non mi piace, tenetevelo voi, io non lo voglio”.

  33. camelot Says:

    Risposta a unpirlaqualsiasi:
    La riforma Tremonti sulle aliquote, è riforma liberista: ridurre le tasse – chiunque lo faccia – è liberista.
    Il centrodestra ha ridotto di oltre un punto percentuale la pressione fiscale i 5 anni. La sinistra – oggi al governo – in un solo anno l’ha aumentata di due punti percentuali.
    Quella di Tremonti è una riforma liberista.
    Lo scalone – mettere equilibrio tra le generazioni – è riforma definibile liberista: si occupa della stabilità  dei conti pubblici (della spesa pubblica, previdenziale in primis), dunque è liberista.
    La legge Biagi è cosa seria – serissima – che non ha niente e che vedere con la riformina – ina ina – che ha precarizzato i rapporti di lavoro introducendo i co.co.co (cui il centrodestra ha dato garanzia “sociali”).
    La legge Biagi è la madre di tutte le riforme liberali e liberiste…basta questa e la riduzione delle tasse – che avrebbe dovuto essere molto più consistente – per dire che il centrodestra abbia fotto riforme liberiste…Poche, certo: ma ne ha fatte.
    E guarda caso il centrosinistra s’è preoccupato di smantellare queste….aumentando le tasse, portando 3 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso a non poter fare ferie estive (perchè son senza soldi), e avendo elargito – a livello nazionale – 7 euro di mancia a chi fa l’operaio (single) e guadagni 15.000 euro, aumentandogli poi le addizionali locali – anche – del 600%…già  questo, e da solo, basta a definire – stando alla realtà , all’evidenza empirica e non alle congetture – l’assoluta inconciliabilità  tra la sinistra italica e il liberismo…

  34. camelot Says:

    Risposta a unpiralqualsiasi:
    Anche le “cartoralizzazioni”, ad esempio, sono un tipico esempio di politica liberista: ridurre le spese dello stato su cose che lo stato non dovrebbe avere…gli immobili di proprietà …che costano più di quello che fruttano…

  35. supramonte Says:

    giavazzi ha un phd in economia al mit di boston. tu invece, che dimostri di non conoscere neanche che cos’è una cartolarizzazione, che credenziali hai… economista da bar? 😉

  36. supramonte Says:

    per inciso, informati un po’ anche sulla legge biagi. scoprirai che non è altro che la versione (peraltro migliorativa anche se insufficientemente a mio modesto parere) vagamente di sinistra della legge treu, varata nel ’98 da un governo di csn.

  37. unpirlaqualsiasi Says:

    dai, non parlare delle cartolarizzazioni: vendere gli immobili sedi di ministeri per poi riaffittarle, secondo quel genio di Tremonti sarebbe economico, non facciamo ridere. Senza parlare del fatto che voleva anche vendere le strade statali per poi pagare un pedaggio-affitto.
    Lo sanno tutti che quando si arriva a vendere gli immobili (acquistati per investire soldi in eccesso) si è sull’orlo del fallimento, e non è liberismo, è acqua alla gola.
    La riforma sulle aliquote non è stata quella promessa (liberista, quella sì, anche se io non la condivido), infatti, alla faccia della flat tax, le aliquote sono rimaste 4, solamente rimodulate. Il risultato è che lo stato ha speso un mucchio di soldi per “diminuire le tasse”, ma nessun contribuente se n’è accorto.
    La legge Biagi ha modificato i co.co.co e nulla più (anche perchè è mancato il coraggio di eliminare l’art. 18), e il precariato è rimasto tale e quale (non che io difenda la riformina ina ina che i co.co.co li ha prodotti, beninteso!).

    La sinistra ha fatto le liberalizzazioni (per te finte, ma che voleva fare il governo precedente e per loro asmmissione non hanno avuto il coraggio di farle) e ha fatto in modo che la gente pagasse le tasse (non è liberismo, ma è legalità ).
    Non ha aumentato le addizionali, ha fatto in modo che gli enti locali potessero farlo, a fronte dei tagli tremontiani (quella, sì, macelleria sociale, dato che le prime vittime dei tagli sono stati malati, anziani, asili ecc…).
    Questo in un solo anno, ricevendo conti in assoluto disordine e contribuenti abituati bene dai condoni un anno sì e uno no.
    Infatti (e non lo dico io) grazie al fatto che più persone hanno pagato (tesoretto o come lo vuoi chiamare) ora gli obiettivi del 3% debito/pil sono molto più vicini. Mentre “qualcuno” ha dovuto chiedere (ed ottenere) che questi potessero essere sforati.
    Io un po’ di differenza ce la vedo, soprattutto se si pensa che il governo precedente è durato in carica 5 anni, record assoluto.

    Sui 3 milioni di italiani che non sono andati in vacanza, non so cosa dirti, saranno quelli che per Natale vanno 15 giorni a Santo Domingo, dopo aver pianto povertà  per tutto l’anno.
    O quelli che gli anni passati hanno chiesto i mutui alle finanziarie per andare in ferie e ora hanno capito che è una stronzata e se non vai in ferie non muori.
    Io ho due persone in casa con me (i miei genitori) che in vita loro non hanno mai fatto una vacanza, sono vivi e vegeti, non stressati, e non hanno mai dato colpa ai governi dal ’48 a oggi (nemmeno a Berlusconi, ed è tutto dire).

  38. camelot Says:

    Risposta a supramonte:
    Per inciso: uno come te che non legge nemmeno gli svariati commenti in cui la questione “Phd in Economics” è stata ampiamente sviscerata e affrontata dal sottoscritto, dimostra di non avere credenziali nemmeno come lettore 😉
    Ed è segno tangibile che questo post provochi “bruciamenti” in certa sinistra…dunque contiente verità …e solo questo conta 😉

  39. camelot Says:

    RIsposta ad unpirlaqualsiasi:
    “dai, non parlare delle cartolarizzazioni: vendere gli immobili sedi di ministeri per poi riaffittarle, secondo quel genio di Tremonti sarebbe economico, non facciamo ridere”
    Unpirla, queste cose le ha fatte negli anni ’80 la Thatcher…dai….è roba seria: ma vedi che voi persone di sinistra dimostrate di non avere alcun collegamento con la realtà ….vedi che dimostrate di non aver alcun nesso con politiche liberiste.
    Poi qui:
    “La legge Biagi ha modificato i co.co.co e nulla più (anche perchè è mancato il coraggio di eliminare l´art. 18), e il precariato è rimasto tale e quale (non che io difenda la riformina ina ina che i co.co.co li ha prodotti, beninteso!)”
    Altra cazzata: senza la Biagi, non solo migliaia di giovani sarebbero disoccupati, ma peggio. Lavorerebbero al nero perchè privi di una struttura giuridica che consenta di occuparli.
    Parli della mancata abolizione dell’articolo 18, poi, quando sopra hai detto di difenderlo? 😀
    Mettiti d’accordo con te stesso!

  40. supramonte Says:

    le ho viste camelot. tu fai ironia, perchè io no? 🙂

    comunque, in pochi sono rimasti a sostenere che il governo berlusconi e la destra italiana sono liberali, tu sei uno di questi. ti potrei fare pacchi di esempi. ma mi basta notare che non conosci il contenuto della legge biagi e l’esistenza della legge treu. sei ignorante, nel senso che ignori… 😉

    per inciso, le cartolarizzazioni di tremonti non erano solo (s)vendite del patrimonio immobiliare pubblico, ma anche e soprattutto cessioni di crediti.

  41. camelot Says:

    Risposta a supramonte:
    Felice di essere definito ignorante da te, felice di essere uno dei pochi a sostenere che il governo Berlusconi abbia fatto almeno qualcosa di liberale e liberista….te, invece, mi sa che delle altre cose che ho scritto nel post – e come potrebbe essere diversamente – felice non sei affatto…

  42. John Christian Falkenberg Says:

    Supramonte, unpirlaqualisiasi: le cartolarizzazioni ed il buy and sell back sono strumenti che servono per capitalizzare al salita del mercato immobiliare e favorevoli condizioni dal punto di vista dei tassi d’interesse o degli spread pagati. L’acqua alla gola c’entra ben poco, se non in alcuni, sporadici casi. L’hanno fatto fior di aziende poco o per nulal indebitate, ad esempio.

    Il problema di Giavazzi è che il liberismo non è di sinistra: al massimo, può esistere una sinistra liberista, come esiste una sinistra socialista, ma la categoria liberale non è e non può essere inclusa in quella di sinistra. Soprattutto se per sinistra si prendono in consideraizone anche le forze socialiste.

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