La flat tax al 20% si può fare? E allora facciamola!

Senso unico a destra foto

Da qualche mese a questa parte, Capezzone è al centro di una serie di attacchi. Di ogni ordine e grado.° 

Chi lo accusa di essere un Giuda: per il fatto di essersi collocato – oramai – al di fuori dell´attuale maggioranza di governo. Quella che lo ha eletto in Parlamento, garantendogli la Presidenza della Commissione attività  produttive (della Camera).

Chi, invece, gli rimprovera di essere un cinico egocentrico, mosso unicamente da intenti carrieristici e da personalismi.

Quali che siano le sue motivazioni, ciò che propone – con il suo network Decidere.net – merita di essere preso in esame (in tempi non sospetti, il sottoscritto ha detto che le sue proposte, potrebbero essere un´ottima base di partenza per il programma del Partito delle Libertà ).

Meno male che qualche mosca bianca – liberista – nel centrodestra ci sia ancora.

E che ogni tanto, sia pur non troppo spesso come dovrebbe, faccia sentire la sua voce.

Sicchè il bravo Antonio Martino – quello che qui si vorrebbe come candidato della Cdl al Ministero dell´Economia (al posto del colbertista Tremonti!) – in relazione, ad esempio, alla flat tax proposta da Capezzone, ovviamente afferma:

costituisce un´idea semplice, accattivante, facile da capire e che tra l´altro era già  nel programma di Forza Italia del ´94. Un progetto non utopico, non velleitario. Un progetto, insomma, che si può fare. E se non da noi, da chi? E se non ora, quando“.

Ed è precisamente quello che il sottoscritto – un giorno sì e l´altro pure – si chiede.

Se una proposta del genere non è avanzata “da noi, da chi” dovrebbe essere suggerita?

E se non ora, quando“?

Quando il Paese sarà  arrivato al collasso definitivo?

Il problema, purtroppo, è di duplice ordine.

Il primo.

Nel Paese esiste una modestissima alfabetizzazione economica, in generale. E sugli effetti delle politiche liberiste, in particolare.

La cultura cattocomunista la fa da padrona. E l´idea che l´abbattimento – drastico – delle aliquote serva soprattutto – ripeto soprattutto – ai meno abbienti, viene vista come una menzogna pura.

Fosse solo questo il problema, in un modo – piuttosto che nell´alto – lo si potrebbe superare.

Si potrebbe adottare con “sprezzo del pericolo” una sforbiciata consistente delle aliquote (congiuntamente ad una riduzione della spesa pubblica), e basterebbe attendere un annetto affinché dia i suoi affetti sull´economia. Accrescendo l´occupazione, riducendo per questo tramite il numero di coloro che sono collocati ai margini della società  (chi è disoccupato, è al di fuori di ogni tutela, oggi). Si potrebbe verificare quanti lavoratori a tempo determinato, vedrebbero mutare il proprio contratto di lavoro, in uno a tempo indeterminato.

Ancora.

Basterebbe assistere all´aumento del gettito fiscale, e per questo tramite si potrebbero aumentare le pensioni a quanti versino in condizione di difficoltà . Si potrebbero introdurre benefici ancora più consistenti per gli incapienti.

Insomma: si potrebbe fornire la prova provata degli effetti positivi delle politiche liberiste. In particolar modo per i meno abbienti (perché prima si accresce la ricchezza del Paese, e poi la si ridistribuisce).

Ora, soprattutto!

Ora che l´economia europea va bene. Che la Germania (che traina le nostre esportazioni, garantendoci una accettabile crescita del Pil) macina risultati positivi.

Ora, insomma, che il ciclo economico – la congiuntura – sembra essere favorevole.

Il problema, però, quello vero – quello d´impedimento forte – è che nel centrodestra esistano ancora troppe incrostazioni stataliste.

Figlie – anch´esse – di una modesta alfabetizzazione economica (e di un´assoluta ignoranza degli effetti prodotti – in tutto il mondo – dalle politiche liberiste). Da una parte.

E dall´altra, dell´assoluta sudditanza psicologica – antropologica e valoriale – rispetto alla cultura e ai dogmi cattocomunisti.

Si prenda Alleanza Nazionale (e ovviamente il fatto che il sottoscritto parli da ex missino).

C´è una componente non so quanto consistente oggi, quella di Alemanno, quella della cosiddetta “destra sociale”, che rappresenta un ostacolo – non solo e semplicemente – alla possibilità  che il centrodestra si configuri come “omogeneamente liberista”.

Ma rappresenta un ostacolo alla diffusione del benessere. Alla emancipazione – da una condizione di povertà  – per i meno agiati.

Il perché?

Innanzitutto perché Alemanno è sempre stato di sinistra!

Quando era fascista – o se preferite missino – si definiva: “fascista di sinistra”.

Il che non voleva affatto dire che lui – all´interno del Msi – rappresentasse la “sinistra interna” (rispetto a quanti, invece, rappresentavano la destra interna. Come il sottoscritto).

No! Significava che lui era di sinistra. Punto.

Lui e suo suocero – Pino Rauti – volevano far scomparire dalla denominazione del Movimento sociale, la dicitura: “Destra Nazionale”.

Perché per loro – così come anche per moltissimi storici – il Fascismo non fu altro che un movimento di sinistra. E il Movimento sociale – sempre a loro giudizio – avrebbe dovuto ritornare alla “casa madre”: schierandosi a sinistra.

E mentre noi “destri” – racconto un episodio apparentemente banale, ma in realtà  significativo – ci esaltavamo (poveri pirla) a cantare l´Inno a Roma, loro – i rautiani, i sinistri – cantavano l´inno degli anarchici!

Ma non quello degli anarchico-individualisti, giammai: cantavano l´inno dei seguaci di Bakunin. Cacchio!

Mi spiegate come possa un destro, esaltarsi per un inno di sinistra e cantarlo perché lo sente suo?

C´è una sottocultura nella destra italica, che non ha nulla a che spartire con la destra vera.

Mostrandosi tale – al massimo – quando si tratti di difendere alcuni principi (che il più delle volte vengono difesi, semplicemente enunciandoli): Dio, Patria e Famiglia.

Ma per tutto il resto – per le politiche economiche che suggerisce – essendo, in realtà , di sinistra.

Come di sinistra è Giorgia Meloni.

Come di sinistra sono le organizzazioni giovanili di An: Azione Giovani, Azione Studentesca e Azione Universitaria.

Delle due l´una.

O andate a scuola (o all´università ) a studiare cosa voglia dire essere di destra in tutto il mondo (e quali politiche la destra suggerisca).

O vi levate dai coglioni!

Siete il problema più grande del centrodestra.

La povertà  – lo hanno capito anche i sinistri veri – si elimina solo col mercato.

Vuoi vedere che gli unici pirla che non l´hanno ancora capito, siano proprio quelli presenti in una coalizione di “mercatisti”?

Cazzo!

° 

12 Responses to "La flat tax al 20% si può fare? E allora facciamola!"

  • camelot says:
  • sinistraSTOP says:
  • Astrolabio says:
  • camelot says:
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