Si inizia a parlare di sistema elettorale spagnolo

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In questi giorni prende corpo un´ipotesi, all´interno dei due schieramenti politici. 

E cioè che modificare l´attuale legge elettorale in Parlamento – con un vasto consenso – sia possibile: purché si adotti il sistema elettorale spagnolo.

Piace molto a Veltroni. E inoltre potrebbe tornare utile a tanti (Fini e Berlusconi in primis).

Vediamo allora di capire come si configura tale sistema.

Innanzitutto occorre dire che la legge elettorale in vigore nel paese di Zapatero prevede un sistema di ripartizione dei seggi incentrato sul proporzionale.

Cionostante esso è in grado di garantire – almeno in quel paese – un sistema bipartitico quasi perfetto (anche se D´Alimonte sostiene che tale risultato non dipenda dalla legge elettorale).

E questo per un motivo soprattutto: il numero dei collegi elettorali (che coincidono con le Province) è molto elevato.

Tutto ciò fa sì che all´interno di ogni collegio, il numero di parlamentari da eleggere sia relativamente modesto.

E la sommatoria di questi due fattori – nonostante il sistema elettorale sia proporzionale – garantisce risultati positivi soprattutto per i partiti più grandi.

Eliminando de facto i partitini, e però consentendo la sopravvivenza di quei movimenti politici che abbiano un forte radicamento territoriale (il che potrebbe rendere accettabile questo° meccanismo alla Lega, all´Udc e all´Udeur).

Alcune proposte di legge per l´introduzione del sistema elettorale spagnolo sono state presentate da politici dei due schieramenti.

Per il centrodestra, Benedetto della Vedova e Peppino Calderisi si sono incaricati di avanzare un´ipotesi legislativa in tal senso.

Come riferisce Stefano Brusadelli su Panorama, la proposta dei due parlamentari di Forza Italia prevede quanto segue.

Innanzitutto per la Camera dei deputati verrebbero istituiti circa 100 collegi elettorali (che dovrebbero coincidere, grosso modo, con le 109 Province italiane più grandi. Quelle più piccole verrebbero accorpate).

In questo modo, all´interno di ogni collegio verrebbero eletti – in media – sei deputati.

Per il Senato, invece, i collegi dovrebbero essere circa un´ottantina. E gli eletti, in ciascuno di essi, risulterebbero in media quattro.

Sono state fatte, inoltre, delle simulazioni.

E da queste risulta che il sistema elettorale spagnolo – se introdotto nel nostro Paese – garantirebbe un ottimo risultato ai partiti che fossero in grado di superare il 15% dei consensi alla Camera, e il 25% dei suffragi al Senato.

A conti fatti, il sistema in questione verrebbe utile soprattutto al Partito democratico, a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale.

Di più.

Dalle simulazioni realizzate risulta che il Pd – con un eventuale consenso del 30% – riuscirebbe ad ottenere il 40% dei seggi.

Mentre – si ascolti bene – se An e Forza Italia si fondessero (dando vita al Partito delle Libertà ), quest´ultimo – con il sistema elettorale suddetto – riuscirebbe quasi a “sfiorare”° la maggioranza assoluta dei seggi. Anche senza Lega e Udc!

Come si intuisce, se fosse introdotta da noi tale° legge elettorale, il centrosinistra riuscirebbe a marginalizzare la sua componente massimalista (Rifondazione, Pdci e Verdi).

E il centrodestra riuscirebbe a ridurre il potere di veto (e di ricatto) della componente neocentrista.

Forse un accordo su tale sistema di voto – e prima di ritornare alle urne – sarebbe utile.

P.S.: va aggiunto che il sistema spagnolo prevede “liste bloccate” (nessuna possibilità , quindi, di esprimere un voto di preferenza). Il che non è un male: il voto di preferenza serve solo ad accrescere la corruzione, le clientele, il voto di scambio, e la compravendita di voti con la Camorra, la Mafia e la ‘Ndrangheta. Checché ne dica il rincitrullito Beppe Grillo.

15 Responses to "Si inizia a parlare di sistema elettorale spagnolo"

  • sinistraSTOP says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • statominimo says:
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  • Jean Lafitte says:
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