Antonio Di Pietro, “Mister mi dissocio”, prende le distanze anche da se stesso

Antonio Di Pietro foto

Di Pietro è un abile politico. Dotato di notevole fiuto.° 

Il suo motto è: “seguire l´umore del popolo”.

E il rispetto di tale regola, impone una precisa liturgia: dissociarsi da qualunque provvedimento, possa incontrare lo sfavore dei cittadini.

Così, per restare fedele a questo proposito, negli ultimi due anni Di Pietro ha dovuto compiere notevoli sforzi.

Che lo hanno portato ad essere, allo stesso tempo: uomo di governo e di opposizione.

Il governo Prodi voleva introdurre il comma Fuda?

E Di Pietro scendeva in piazza, urlando: “Mi dissocio“.

Il governo Prodi varava l´indulto?

E Tonino – col megafono – intimava: “Mi dissocio“.

Beninteso: la dissociazione era di facciata. Perché le terga, dalla cadrega, mai le ha sollevate.

Ma si sa, l´Italia è il Paese dei “tengo famiglia”, e le dimissioni sono considerate un vezzo.

In questi giorni di emergenza rifiuti, poi, il leader dell´Italia dei Valori ha trovato nuova linfa: non passa istante, infatti, senza che vi sia un nuovo comunicato di Di Pietro.

Ha chiesto le dimissioni di Bassolino, ovviamente. Ma ha fatto anche altro.

Il 7 gennaio, ad esempio, senza mai pronunciare il suo nome, s´è scagliato anche contro Alfonso Pecoraro Scanio:

Bisogna però anche chiedersi se oltre ai mali che hanno determinato una situazione così grave, come la camorra, non vi sia anche qualche responsabilità  di chi si è sempre opposto alla realizzazione dei
termovalorizzatori
“.

Una opposizione che, di fatto, ha messo i bastoni tra le ruote favorendo, da ultimo, anche le dimissioni del commissario Bertolaso. Avremmo potuto avere termovalorizzatori efficienti ed efficaci già  da molti anni se non ci fossero stati ostacoli in nome di uno pseudoambientalismo di facciata“.

Già : i termovalorizzatori.

Indubbiamente in Campania non sono stati realizzati, a causa dei veti del leader dei Verdi.

Però Di Pietro dimentica qualcosa.

Ad esempio ciò che scriveva – in proposito – sul suo blog, in data 14 settembre 2006:

“Gli inceneritori, o termovalorizzatori, sono finanziati in Italia con soldi pubblici in quanto equiparati alle energie rinnovabili. Senza i contributi pubblici gli inceneritori non potrebbero esistere. Meritano questo investimento?”.

La risposta che mi sono dato è del tutto negativa. La costruzione degli inceneritori nasce da due fattori: scarsa informazione e comportamento sociale sbagliato”.

“La scarsa informazione porta a pensare che gli inceneritori siano una soluzione all´avanguardia, che siano necessari e che, in ogni caso, rappresentino il male minore. Gli inceneritori non sono una soluzione innovativa, è vero il contrario; i primi sono stati realizzati più di quarant´anni fa e i Paesi che li hanno adottati inizialmente non li costruiscono più e li usano sempre meno. Inoltre è stato dimostrato che la cenere prodotta diventa un rifiuto tossico“.

Per queste ragioni, l´Italia dei Valori si opporrà  alla costruzione di nuovi inceneritori, anche con la richiesta dell’abolizione dei finanziamenti fino ad oggi disposti, e proporrà  interventi legislativi a favore di una riduzione dei rifiuti all´origine e di sostegno alle aziende impegnate nel settore del riutilizzo dei rifiuti”.

In questo caso, però, forse è più opportuno parlare di dissociazione mentale. 😉

Leggi altre news su per il Partito della Libertà .

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14 Responses to "Antonio Di Pietro, “Mister mi dissocio”, prende le distanze anche da se stesso"

  • Claudio says:
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