La svolta di Alleanza Nazionale: nasce la “Cosa rossa” di destra

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Quella che i dirigenti di Alleanza Nazionale andranno a discutere nell´assemblea programmatica di febbraio, è una vera e propria svolta demaistriana.° ° ° 

Finalizzata a ridefinire l´identità  del partito guidato da Fini, in chiave antimodernista e tradizionalista.

Muore un partito liberal-conservatore di stampo europeo. E dalle sue ceneri dovrebbe nascere una forza tradizionalista: che dai valori alle politiche economiche che suggerisce, sembra rifiutare il “reale” – e la modernità  -, per rifugiarsi in antiche paure, vecchi timori, dogmi e superstizioni che si sperava fossero morti e sepolti.

Un tanfo indicibile pervade buona parte del documento di cui si andrà  a parlare.

E le ragioni di tale afrore, sono da ricercarsi nel fatto che con il manifesto di cui sopra, si sia voluta disseppellire la carcassa di quell´ibrido partito politico, che fu il Movimento Sociale Italiano.

Una realtà  politica di destra, nei valori; ma di sinistra per i provvedimenti di politica economica che suggeriva.

Divertente, in proposito, è riportare quanto scritto in un libello di Giuliana de´ Medici, dal titolo: “Le origini del M.S.I” (edizioni ISC – Roma, 1986).

Con una necessaria premessa: quanto si viene riferendo, fu scritto nel 1949. Quando cioè l´identità  missina era ancora incerta. E soprattutto quando ancora non s´era compiuta la “trasformazione” in Destra Nazionale (che in verità , molto poco mutò le cose).

Ecco cosa dicevano i missini (così come riportato nel libro della de‘ Medici, a pagina 174):

Il M.S.I. non è un partito di destra perché respinge il principio individualista e quindi l´economia liberale che ne è la estrinsecazione. Il M.S.I. è perciò contro:

– l´iniziativa arbitraria del singolo, cioè l´iniziativa individuale che non sia coordinata con quella di tutti gli altri individui per l´interesse nazionale;

la cosiddetta libera concorrenza, la quale presupponendo impossibili posizioni di uguaglianza, si risolve nel potenziamento del più forte, del più ricco, del più fortunato o del meno scrupoloso e si conclude con l´affermazione dei regimi monopolistici”.

La necessità  di riportare questo breve frammento, che riassume parzialmente le istanze politiche del Msi, apparirà  chiara nel prosieguo del post.

Tuttavia, fin da subito, dice una cosa chiarissima. E la dice a quei “bambini” – così come a quei miei coetanei -, per i quali la destra non può che essere “sociale”.

Nient´affatto. Non a caso il documento di cui sopra, chiarisce come il MSI non si considerasse di destra: “perché respinge il principio individualista e quindi l´economia liberale che ne è la estrinsecazione”.

Da che risulta, lo capirebbe anche un minus habens, quanto apparisse chiaro finanche ai missini, come la destra non potesse che essere liberale e liberista. E ciò che valeva nel 1949, a maggior ragione vale oggi!

Premesso ciò, arriviamo all´analisi del documento di An.

Partiamo dai valori. Che sono un punto qualificante e condivisibile del progetto. Anche se orientati a creare una forza politica “tradizionalista”, che è cosa ben diversa da una forza conservatrice (o meglio: liberal-conservatrice).

1. Il valore della vita e la dignità  della persona come fondamento della Nuova Italia.

Si legge:

“Dall’inizio della legislatura il Senato è stato impegnato nella discussione di vari disegni di legge che, col pretesto di combattere l’accanimento terapeutico – punto sul quale vi è consenso unanime – in realtà , nell’ottica di larga parte della sinistra, mirano a introdurre l’eutanasia, pur mascherandola sotto il nome di testamento biologico o di dichiarazione anticipata di trattamento. Va, invece, percorsa con decisione la via del non abbandono del paziente affetto da patologie gravi – con adeguate cure palliative e con una effettiva e adeguata assistenza – e dell’aiuto alla sua famiglia, con un impegno che passa dal servizio sanitario e dai servizi sociali e, quindi, chiama in causa le Regioni e gli enti territoriali”.

Si ribadisce il no all´eutanasia, e dunque il no al “suicidio assistito e di stato”. Cosa che condivido.

Ma non si dicono parole chiare su due temi fondamentali: quello della lotta all´accanimento terapeutico (anche la Chiesa vi si oppone), e quello del testamento biologico.

Si dice, anzi, che l´Unione avrebbe provato ad approvare – sotto le mentite spoglie del testamento biologico -, un insieme di disegni di legge per introdurre nel nostro Paese l´eutanasia.

Può anche essere vero, ma a mio avviso – questo riferimento -, serve solo a non pronunciare parole chiare sull´argomento: si è d´accordo sull´introduzione del testamento biologico?

Si ammette la possibilità  che ciascuno di noi possa redigere un documento (in vita), nel quale si specifica fino a dove si voglia essere medicalmente assistiti? Si ha diritto a decidere del proprio corpo e della propria vita, nell´ipotesi in cui un giorno si finisse affetti da una malattia da cui mai ci si potrebbe riprendere?

Parole nette e non ambigue al riguardo non vengono dette.

Anche perché l´obbiettivo, a mio giudizio, è quello di creare una contrapposizione netta tra sinistra e destra, in chiave prettamente valoriale: la prima – così viene dipinta da An -, difende l´arbitrio libertario e l´autodeterminazione – senza se e senza ma – dell´individuo; la seconda, viceversa, pone l´accento sulla “sacralità  della vita” (che diviene imperativo categorico). E lo fa in termini “confessionali”, cioè tradizionalistici.

Suggerendo l´idea che si voglia impedire ai non credenti, qualsiasi ipotesi di “gestione” del proprio corpo.

Il testamento biologico, infatti, non imporrebbe ai cattolici di farvi ricorso. L´impossibilità , viceversa, di avere una legislazione in tema di accanimento terapeutico, imporrebbe (e impone) a tutti di vivere anche quando si è persa qualsiasi forma di dignità . Anche quando ci si è ridotti allo stato vegetale.

Il rifiuto all´uso del “sondino” – opposto da Giovanni Paolo II -, sembra essere stato dimenticato. Purtroppo!

Ancora si legge nel documento:

“Invece di sostenere la famiglia utilizzando le risorse dell’extragettito, il governo Prodi si è reso promotore dell’iniziativa legislativa dei cosiddetti “dico”. Non vi è alcuna necessità  di avallare questa cambiale ideologica, che è tale perché larghissima parte dei cosiddetti “diritti individuali” dei componenti di una convivenza trovano già  ampia tutela nell’ordinamento. L’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia è una ulteriore penalizzazione della famiglia, che verrebbe fuori dalla individuazione di un modello alternativo, una sorta di “famiglia fai da te”, i cui componenti si ritagliano diritti e doveri come meglio credono. è invece necessario promuovere un rilancio dell’istituto familiare, parallelo al rilancio di una politica demografica, che faccia invertire il trend che vede sempre più la nostra nazione popolata da anziani e da figli unici”.

Dichiararsi contrari ai Dico, è pleonastico. Soprattutto se si tiene conto che almeno il 30% della coalizione di centrosinistra, è contraria ad essi.

Dunque nel Parlamento italiano una maggioranza disposta ad approvare un provvedimento del genere, non c´è. Non solo: mai ci è stata (come qui si è già  ampiamente documentato).

Ribadire il proprio no ai Dico, quindi, serve unicamente ad avvalorare l´idea che ho già  espresso sopra: Alleanza Nazionale intende creare una fittizia contrapposizione destra-sinistra (agli occhi dell‘opinione pubblica), in chiave prettamente valoriale.

Il che avrebbe senso solo se il centrosinistra annoverasse al proprio interno, una pletora di laicisti anticlericali e libertari. E solo se le posizioni di quest´ultimi, fossero condivise dalla maggioranza della coalizione in questione.

Ma visto che così non è, visto che l´Unione annovera al proprio interno “pesantissime” e condizionanti figure cattoliche – si pensi alla Binetti o a Boffa -, l´asserzione tale per cui “loro” – i sinistri – sarebbero degli sfasciafamiglie; e noi – i destri – si sarebbe i custodi della Famiglia (con la F maiuscola), suscita ilarità . Tanto è provinciale – e “scollato” dalla realtà  – tale postulato.

Non solo.

Quando si afferma: “Non vi è alcuna necessità  di avallare questa cambiale ideologica, che è tale perché larghissima parte dei cosiddetti “diritti individuali” dei componenti di una convivenza trovano già  ampia tutela nell’ordinamento“, si dice una enorme menzogna.

Altrimenti non si riuscirebbe a spiegare come mai la Cei, si sia pronunciata a favore del riconoscimento di “diritti individuali” ai conviventi.

An pensa, per ragioni meramente dogmatico-ideologiche, che nessuna modifica al codice civile vada posta in essere, onde riconoscere diritti individuali ai conviventi? Dunque si “allontana” anche da ciò che postula Santa Romana Chiesa?

Va benissimo: è una posizione legittima. Tradizionalista e non liberal-conservatrice, beninteso: ma legittima.

Certo, tale atteggiamento non ha nulla a che spartire con quanto le destre liberal-conservatrici hanno fatto in Europa (Aznar e Sarkozy, in primis). Ma fa niente: evidentemente c´è chi pensa – in Via della Scrofa – che esista una “via italiana” alla destra. Una via italiana, evidentemente, che passa per il rifiuto della realtà .

Come ci si possa, poi, candidare a governare un Paese rifiutando la realtà , è un mistero!

Cui non so dare risposta. Il che non è un problema, evidentemente.

Lo diviene, invece, a metro e misura in cui il rifiuto della realtà , si manifesti anche in altri segmenti della proposta politica. Come traspare ampiamente dal progetto complessivo di An.

E arriviamo allora al programma economico (quello sulla legalità  e la sicurezza, è talmente condivisibile, e in linea con ciò che una destra vera dovrebbe suggerire, che non merita approfondimenti. Potete comunque leggerlo qui).

Il tanfo missino, nella parte economica, è ancora più nauseante.

Anche se, per ragioni di onestà  intellettuale, occorre dire che un minimo di apertura di credito alla “realtà ” e alla “modernità “, viene fatta.

Giusto un minimo.

E ciò avviene, ad esempio, quando si afferma:

“Netta deve essere la scelta verso una riduzione delle tasse orientata verso i redditi mediobassi e verso le famiglie”.

Certo, oramai anche la Cgil e la sinistra comunista propongono una diminuzione delle tasse, sui redditi mediobassi. Per cui non è un suggerimento molto audace!

Ma meglio questa dichiarazione d´intenti – per dirla alla Max Catalano -, che non la prospettazione di un aumento del prelievo fiscale (che da una “cosa rossa” di destra, quale An appare – alla luce del nuovo programma -, ci si sarebbe potuti attendere).

Tuttavia, se si dà  l´ok ad una riduzione dei balzelli per i meno abbienti, si nega l´eventualità  (solo nell´immediato?) di un eguale taglio delle tasse, per tutti gli altri:

al contrario degli orientamenti sull’abbassamento delle aliquote massime“.

Qui, l´analfabetismo di chi ha redatto il documento (Gianni Alemanno, of course) appare evidentissimo: senza riduzione “anche” delle aliquote massime, non si ha crescita economica stabile. E se ciò non avviene, si pregiudica – tra le tante cose – la stabilizzazione dei lavoratori flessibili (o precari che dir si voglia).

Tuttavia, se si ha un approccio dogmatico, superstizioso, anticapitalista e antimercatista sull´argomento, è ovvio che non si riesca a suggerire qualcosa di largamente proficuo.

Ma proseguiamo, perché arrivano parole che ci si sarebbe potuti aspettare da Fausto Bertinotti.

Come queste:

“Contenimento dei prezzi e delle tariffe. Promozione di una campagna contro il “caro vita” con l’individuazione di politiche per il contenimento dei prezzi da parte delle istituzioni, di microcredito garantito, di mutuo sociale a cui collegare una battaglia contro i grandi monopoli che stanno colpendo soprattutto il ceto medio. Un attacco ai grandi cartelli monopolistici (da contrapporre alle “liberalizzazioni” di Bersani contro professionisti e ceto medio), rappresentati dalle banche, dalle assicurazioni, dalla grande distribuzione organizzata, dai petrolieri e dalle telecomunicazioni”.

Francamente dinanzi a tali asserzioni, si fa fatica a non ridere.

I prezzi, in una economica di mercato (ma meglio si dovrebbe dire: in una democrazia liberale), li fa il mercato: cioè l´incontro tra domanda e offerta. Quindi le “istituzioni”, non possono fare alcunché per contenere i prezzi (nelle dittature comuniste, invece, si può fare).

I monopoli vanno sconfitti proprio con le liberalizzazioni e la concorrenza. E non con “un attacco ai grandi cartelli monopolistici rappresentati (…) dalla grande distribuzione organizzata”.

Ora, se c´è una cosa che va potenziata in Italia, è proprio la grande distribuzione: ad esempio nel settore alimentare.

Se siamo aggrediti dal carovita – e dalla zucchina che ogni settimana aumenta di prezzo -, è proprio perché nei nostri quartieri manca un sufficiente numero di discount o di grandi catene distributive.

Ed è proprio a causa di questa mancanza, che salumieri, panettieri, fruttivendoli (et similia), possono permettersi di fare gli stronzi, e di praticare prezzi da “monopolio territoriale”.

Si obblighi ogni quartiere d´Italia ad accogliere grandi catene distributive nel settore alimentare, si accetti la “concorrenza distruttiva”, e poi si vedrà  come il prezzo dei generi alimentari scende!

Quanto alle banche, alle assicurazioni e ai petrolieri: certo che fanno “cartello” (ciascuno nel proprio settore). Certo che li si deve contrastare, visto che indulgono in pratiche “collusive di prezzo”: ma per fare questo, si deve ridefinire la mission dell´Autorità  garante sulla Concorrenza! Che poteri non ha. Non può fare un beneamato cazzo, se non in casi estremi. E poi le Autorità  in generale, devono essere nominate con processi seri. E non politici. Perché altrimenti finiscono per fare gli interessi di parte. Questo è il problema.

E poi che senso ha citare – tra i monopolisti – quanti operano nelle “telecomunicazioni”?

Per quanto la vendita della Sip (poi divenuta Telecom) sia stata fatta male, ma ci rendiamo conto che se c´è un settore in cui un minimo di concorrenza è presente, è proprio quello delle telecomunicazioni?

Lo chiedo a quelli un po´ più attempati: ma vi ricordate quanto alte e “salate” erano le bollette della Sip? Oggi, voi pagate quanto vent´anni fa? Oggi – che potete scegliere tra una molteplicità  di operatori -, pagate quello che sborsavate quando esisteva solo la Sip?

Ma scherziamo? E vogliamo poi parlare del fatto, che nella telefonia cellulare, oramai ogni operatore regali a chiunque, e per pochi euro, centinaia di minuti di conversazione gratis e centinaia di sms (e mms)?

L´assurdo delle dichiarazioni contenute nel documento di An, sta proprio nel fatto di mettere le grandi catene distributive (alimentari) e chi operi nel settore delle telecomunicazioni, sullo stesso lato della lavagna. Tra i cattivi. Assieme alle banche, e alle assicurazioni. Cosa diamine c´entra?

Anche qui, un mistero. Che però può essere risolto, adducendo l´elemento dell´odio verso il mercato e l´economia capitalistica.

Forse dalle parti di An, sognano un´economia di stampo sovietico!

Ancora sulle tasse, e questa volta in relazione alla famiglia:

“Un fisco a dimensione familiare. Occorre tradurre la proposta di introduzione del quoziente familiare in formule alternative in grado di realizzare un’equità  orizzontale: deduzioni per il minimo vitale (possibile creazione di un paniere di beni dove inserire i servizi primari per la cura di minori e anziani…); introduzione di un sistema (Basic incom familiare) articolato su deduzioni per il familiare a carico (coniuge, figli, parente fino al secondo grado). In questo modo il reddito imponibile viene calcolato sottraendo al reddito nominale il reddito minimo per il mantenimento di ciascun componente del nucleo familiare”.

In questo caso, confesso di non aver capito perfettamente. Comunque mi° auguro che si voglia superare il dogma del “quoziente di reddito familiare” (magari ricorrendo a dei correttivi).° Perchè il meccanismo in questione pare° sia nocivo per le fasce di reddito più basse.

Procediamo con le dichiarazioni di principio, in cui forte è l´eco di Rifondazione comunista:

“L’Italia sconta gli effetti di una globalizzazione non governata, cullata sull’illusione trionfalistica che un fenomeno di tale portata potesse essere lasciato sedimentare senza politiche di controbilanciamento, senza governo, senza una cultura dell’interesse nazionale. Ecco perché la mancata modernizzazione del Sistema-Italia si scontra, oggi, con l’incapacità  di governare e affrontare la globalizzazione, sia le sue positive opportunità  che le sue insidie. Le problematiche sono multiformi, partono da un’integrazione europea fortemente dominata da logiche tecnocratiche e dalle dinamiche incontrollate del commercio mondiale. Nazioni che posseggono grandi risorse finanziarie grazie all’esplosione incontrollata dei prezzi energetici e a sviluppi economici dominati da regimi totalitari hanno costituito “fondi sovrani”, che fanno shopping di aziende e industrie, anche in Italia. Questo pone un problema di difesa degli interessi strategici economici nazionali. In questo scenario la destra politica con una chiara assunzione di responsabilità  vuole declinare un progetto che leghi modernizzazione e interesse nazionale e che punti a un positivo inserimento del nostro Paese nell’integrazione europea e in una globalizzazione governata”.

Ecco il totem di ogni forza anticapitalista: la globalizzazione (la odia anche il socialista Tremonti).

Dipinta come male estremo, come causa di ogni nefandezza.

Quando all´opposto, è fonte di grandi opportunità  e ricchezza.

Se l´economia italica va male – ma questo l´ingegnere Alemanno non può saperlo -, oggi non dipende dalla globalizzazione.

Solo in parte minima la nostra economia dipende dalla domanda estera (in parte massima dipende dalla domanda interna!): e infatti le aziende che operano in tali settori, dopo molti anni di crisi e conseguente necessità  di ammodernamento, sono ritornate a realizzare ottime performance sui mercati internazionali.

Perché, viva Dio, la globalizzazione che fa rima con l´altro feticcio avversato dagli anticapitalisti, la mondializzazione: è una cosa sacrosanta.

Talmente sacrosanta che i nostri prodotti – in tutto il mondo – vendono a iosa (e nonostante, in alcuni casi, l‘apprezzamento dell‘euro sul dollaro sia una iattura).

E consentono a noi italiani di “comandare” – almeno in alcuni comparti -, nel mondo intero.

Non c´è divo di Hollywood o Capo di Stato estero, che non ami sentirsi “colonizzato” dalla nostra cultura e dai nostri prodotti: così non può far a meno di vestire Armani, non può fare a meno di indossare Prada (piuttosto che Tod´s). Non può fare a meno – lo vediamo soprattutto in questi giorni, con le foto di Sarkozy -, di indossare Ray Ban (che sono “italianissimi“, li ha comprati la Luxottica).

Se mangiano bene, mangiano italiano.

Mai sentito un americano, o un francese, dire: io non mangio pizza, perché prodotto italiano!

M´è capitato, invece, di sentire comunisti e anche “finti destri”, come il suocero di Alemanno (Pino Rauti), vantarsi del fatto di non aver mai bevuto una Coca Cola.

Poveri cazzoni!

La globalizzazione, il libero mercato, la libera circolazione delle merci e delle idee: sono una delle più straordinarie conquiste dell´Umanità !

E per noi italiani, sono una cosa altamente proficua: visto che i nostri prodotti valgono, e se non ci sono barriere protezionistiche, s´affermano come espressione del bello, della raffinatezza, e del genio assoluto.

Essere contrari alla globalizzazione, dunque, significa avere dell´Italia una visione provinciale e “scollata” dalla realtà . Significa affermare – implicitamente – che si ha paura della concorrenza mondiale, perché si ritiene i nostri prodotti privi di appeal.

Insomma è una dichiarazione di sfiducia complessiva, verso i nostri connazionali e verso il nostro Paese.

Dunque da chi dica di voler difendere la Patria, perché la ama: non può giungere nessun attacco alla globalizzazione.

Quanto alla vendita delle imprese nazionali a società  estere, dov´è il problema?

L´interesse nazionale non si difende, tutelando l´italianità  di alcune imprese, per partito preso, dogma e pregiudizio.

L´interesse nazionale – si veda l´Alitalia -, si difende evitando che i poveri cristi paghino due milioni di euro (al giorno) di debiti, prodotti dall´inefficiente gestione di alcuni baracconi pubblici. Malamente governati in passato, perché preda della “mano politica“.

Che la stessa Alleanza Nazionale, ha affondato – ad esempio – sulla compagnia di bandiera italiana.

Onde assicurarsi un serbatoio di voti cospicuo, per realizzare migliori performance elettorali.

Dunque chi ha distrutto l´interesse nazionale, che è l´interesse a che le imprese pubbliche non siano usate per fare° i porci comodi° di pochi (i politici), dovrebbe quantomeno tacere. Mostrando un minimo di dignità !

Ancora.

Un´altra cosa spassosissima, è il quadretto che viene di seguito rappresentato:

“Il “declino italiano” è un dato tangibile che colpisce quotidianamente le famiglie del nostro Paese, è quello che si manifesta nello stritolamento del ceto medio, che sta dividendo l’Italia fra pochissimi “furbetti” super ricchi e la polverizzazione degli altri in un ceto indistinto sempre più a rischio di povertà “.

Se “i pochissimi “furbetti” super ricchi” pagano le tasse e rispettano le leggi: cacchio te ne frega che siano agiati, e che lo siano tanto?

Se alcuni – negli ultimi anni – sono diventati molto più ricchi (rispetto al passato), non è affatto detto che ciò sia avvenuto con illeciti a danno di altri: quelli che nel frattempo si sono impoveriti.

Quest´ultimi, come già  precedentemente s´è accennato, hanno perso potere d´acquisto perché la tassazione è aumentata a livello esponenziale, e perché nel nostro Paese la destra non fa la destra: e quindi non parla di liberalizzazioni, e della necessità  di incrementare la concorrenza, in quei settori – come l´alimentare (ma da affrontare è anche il settore energetico) – che incidono sulla vita di ogni cittadino.

Ancora:

“Le generazioni precedenti hanno sempre avuto la prospettiva di poter salire la scala sociale, migliorare sé stessi e la condizione delle proprie famiglie. Il risparmio consentiva di acquistare la prima casa e, a volte, anche una seconda, di accedere a nuovi consumi: dall’automobile agli oggetti di lusso. L’Italia traeva linfa e fiducia da un grande ceto medio che includeva gli operai specializzati, gli artigiani, i commercianti, gli impiegati, i quadri, gli insegnanti, i giovani e non ancora affermati professionisti. Ciascuno di loro aveva la prospettiva di crescere e migliorare”.

Che bel quadretto, quasi quasi mi commuovo.

Peccato che l´ingegnere Alemanno, non spieghi bene tutti i processi.

E´ verissimo che fino ai primi anni ‘90 “Il risparmio consentiva di acquistare la prima casa e, a volte, anche una seconda, di accedere a nuovi consumi: dall’automobile agli oggetti di lusso”.

Assolutamente vero.

Peccato, però, che ciò avvenisse al prezzo di un indebitamento costante delle generazioni future.

Verificatosi in modo tale da premiare il risparmio.

Soprattutto negli anni ‘80, ad esempio, i Bot (anche annuali) avevano rendimenti a due cifre (anche del 20%). Ma c´era un altro sistema economico: eravamo una Nazione.

Oggi, siamo una Regione (dell´Europa, o uno stato di una confederazione): visto che abbiamo una moneta continentale (l´euro), non abbiamo possibilità  di modificare il tasso di cambio, e nemmeno il tasso ufficiale di sconto (di Bankitalia).

Ringraziando Iddio, però, ciò che produceva gli alti rendimenti dei Bot, e cioè l´altissima inflazione (prodotta almeno in parte, dalla “svalutazione competitiva” della lira), oggi non esiste più!

Allora, come dice l´ingegnere Alemanno, si campava meglio aumentando il debito pubblico sulle spalle dei figli e dei nipoti di quanti, grazie a quelle dinamiche, lucravano consistentemente dalle scellerate politiche economiche che venivano poste in essere.

Questo richiamo, dunque, è fuori luogo. Perché quella “gente lì” campava meglio, certamente: ma sulle spalle – e a danno – dei figli!

E di tutto ciò, quella “gente lì”, se ne fotteva allegramente.

Ed è a quella “gente lì”, che bisognerebbe imporre una: “autentica etica della responsabilità ” (non a caso qui, tra le sette parole figura anche la “responsabilità “).

E invece a quella “gente lì”, ancora oggi gli si consente di campare come dei parassiti a danno dei figli: infatti li si manda in pensione a 58 anni! Quando sono ancora dei bambini!

Mentre i loro figli, a causa di provvedimenti del genere, mai la vedranno la pensione.

Bella “etica della responsabilità “!

Ancora:

“Sul versante fiscale bisogna costruire una proposta completa e credibile di abolizione dell’Irap, sostituendola con altre forme di tassazione non vessatoria per le piccole imprese e in grado di premiare la responsabilità  sociale delle imprese”.

Strepitoso: si propone di abolire una tassa (l´Irap), ma solo per sostituirla con altre tasse. Davvero geniale.

Una nota positiva, viene da questa dichiarazione:

“Integrare la petizione al Parlamento europeo indicata al punto 4. con una richiesta finalizzata a ottenere una° di vantaggio per tutte le aree in ritardo di sviluppo”.

Questa fiscalità  differenziata si applicherebbe al Mezzogiorno d´Italia. E´ una buona idea per attrarre investimenti.

Ma non è nuova: Antonio Rastrelli l´ha proposta più di vent´anni fa!

Per concludere (anche se di cose da dire ce ne sarebbero ancora tante, ma il post è lungo, e dubito che verrà  letto nella sua interezza).

Nel documento, io non trovo citate mai – o quasi – alcune parole-chiave di qualunque destra: meno stato, meno spesa pubblica, più mercato, più concorrenza, più liberalizzazioni.

Il quadro che traspare, anzi, rimanda l´idea di una destra che abbia rimesso indietro le lancette: cercando di ricollocarsi a metà  strada tra ciò che fino a ieri è stata An, e ciò che prima ancora è stato il Msi.

L´obbiettivo è chiaro: costruire una ricetta “identitaria”. Tale da piacere ad un elettorato nostalgico (ma ‘sti nostalgici, non muoiono mai?), che con la modernità  non ha confidenza alcuna.

Un elettorato di una borghesia piccola e pavida (e ignorante), che richiede rassicurazioni.

E che vuole essere coccolato dalla “culla alla bara”.

Il programma dice anche altro.

Dice che Alleanza Nazionale si prepara ad una battaglia. Durissima.

Questo, infatti, è un programma scritto per una legge elettorale proporzionale: un programma scritto per sopravvivere in ogni caso. Sia che venga approvata una legge di stampo tedesco. Sia che si proceda con il modello spagnolo.

Questo programma, inoltre, esprime chiaramente un altro proposito della classe dirigente di An: il partito unitario, chissà  per quanto, va accantonato.

Certo, bisognerebbe aggiungere che c´è il problema del “Centro” di Starace.

Bisognerebbe aggiungere che Berlusconi ha fatto – negli ultimi due anni – tali e tante di quelle cazzate, che le pagherà  presto o tardi tutta la Nazione (e poi in subordine il centrodestra, appena tornerà  al governo).

Bisognerebbe aggiungere ancora che il Berlusca, sembra sempre più affetto da demenza senile: qualche giorno fa è intervenuto al Tg4 di Fede, e alla domanda: “Qual è la prima cosa che farà , quando tornerà  al governo del Paese?”, il Nano se n´è uscito: “La separazione delle carriere dei magistrati!” (per favore, qualcuno degli yes man berlusconiani, può prendersi la briga di riferirgli che abbiamo perso le elezioni anche a causa di obbiettivi di questo genere, di cui agli italiani non fotte un cazzo? Merci).

Certo, bisognerebbe anche riferire che Forza Italia – o il suo restyling: il Popolo della Libertà  -, stante certi propositi e taluni proclami del socialista Tremonti (uno che a Mario Sechi, su Panorama, ha dichiarato: “Il Manifesto (del partito comunista di Marx, ndr) e il Capitale sono testi straordinari. Chi non li ha letti poco ha capito di come funziona il mondo“), non sarà  nemmeno a chiacchiere un “partito liberale di massa“. E alla fine, probabilmente, presenterà  un programma un po´ meno di sinistra di quello di An.

Insomma: si potrebbero trovare tante giustificazioni per digerire questa merda di programma presentato dal partito di Fini. Questo schifo degno di una° “cosa rossa”.

Ma tanto, le cose non cambierebbero.

La vergogna e l´amarezza sono forti. E comunque resterebbero.

L´auspicio, se non altro, è che Fini lasci la guida del partito.

An, stante questo programma, non sarà  più finiana.

Purtroppo.

Leggi altre news su per il Partito della Libertà .

° 

30 Responses to "La svolta di Alleanza Nazionale: nasce la “Cosa rossa” di destra"

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