Partito democratico: identità  incerta e deludente

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Chiunque ami la politica e abbia a cuore l´evoluzione del sistema in chiave bipartitica: non può che aver sperato che il Partito democratico, venisse alla luce come qualcosa di effettivamente nuovo.° 

Intendiamoci: il nuovo non è una categoria positiva in sé.

Perché il “nuovo” sia utile e proficuo per il Paese, è necessario che si accompagni con il superamento di quei dogmi e di quelle superstizioni ideologiche, che hanno funestato il ‘900. E in più hanno contribuito a rallentare il processo di crescita morale e materiale della Nazione.

In questo senso, la nascita del Partito democratico sembrava avvenire sotto i migliori auspici.

Veltroni, infatti, pareva avesse idee chiare: “Andare oltre il socialismo”.

La sensazione, dunque, era quella di un processo in fieri, che – in nome della “fusione” tra riformismi -, sarebbe riuscito a superare steccati, e a valicare confini.

Un bagno nella Realtà : dove il “bene” e il “male”, ciò che è politicamente giusto fare e ciò che invece non lo è, non viene deciso sotto l´effetto di quel prisma deformante che è l´Ideologia. E dunque a priori.

Ma lo si valuta esclusivamente sulla base dei risultati che esso produce, ovunque sia applicato.

Fuggire dall´Utopia, dunque, e abbracciare la Realtà .

Queste sembravano le coordinate del processo costituente del Partito democratico.

E invece, in questi giorni in cui i mammasantissima del Pd stanno approntando il Manifesto dei valori, pare che le cose stiano andando in una direzione altra, rispetto a quella prospettata. Se non addirittura in direzione opposta.

Piero Ostellino, che io ritengo un grandissimo (per ciò che dice), ha stroncato il Manifesto di cui sopra.

Ma è un estraneo al processo, e dunque il suo giudizio poco rileva.

Interessante, invece, è ciò che ha dichiarato Antonio Polito.

Che del Partito democratico è senatore.

Ecco il suo parere sul Manifesto dei valori:

Se resta così, io quel testo non lo voto“.

E´ criptico, scritto come un saggio e ci sono troppi passaggi che non vogliono dire nulla. Il punto chiave è che non affronta il rapporto tra Stato e mercato“.

E´ un testo pieno di sospetto nei confronti del mercato. Cosa proponiamo per creare lavoro e ricchezza?“.

Qui non siamo oltre il socialismo, siamo sempre all´interno di una pur nobile e antica cultura socialista. Era meglio la carta dei valori firmata da Pietro Scoppola“.

Auguriamoci che il testo definitivo del Manifesto del Pd, chiarisca questi punti.

Il Paese ha bisogno di due grandi partiti unitari (uno nel centrodestra ed uno nel centrosinistra).

Entrambi liberali e liberisti.

Che si avvicendino alla guida del Paese, certo: ma condividendo valori.

E – almeno in parte – anche le politiche economiche.

La Spagna come l´Inghilterra sono due fari, in tal senso: lì, destra e sinistra si fanno “concorrenza” – per il bene dei loro popoli -, senza però stravolgere le politiche adottate dall´altro schieramento. La volta prima.

E nell´uno come nell´altro caso, macinano ottimi risultati.

Mentre noi, in questa triste Nazione, siamo quotidianamente costretti a fare i conti con la disoccupazione, con le famiglie che non arrivano alla quarta settimana, e con una crescita economica da paese del Terzo Mondo.

Leggi altre news su per il Partito della Libertà .

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8 Responses to "Partito democratico: identità  incerta e deludente"

  • Gab says:
  • camelot says:
  • Politicrack says:
  • camelot says:
  • Gab says:
  • camelot says:
  • Marnie4 says:
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