Avvenire e Giorgio Vittadini contro la “lista civetta” di Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara foto

Giuliano Ferrara capisce di politica, quanto Paola Binetti di fellatio.° 

Il direttore del Foglio, infatti, è un inqualificabile utopista. Uno “scollato” dalla realtà , uno che nemmeno per idea sa quali drammi veri gli italiani vivano (e quali priorità  essi abbiano).

D´altra parte: da circa 45 anni campa di politica. Con la politica.

Lui ha le spalle coperte, sempre. E il portafogli pieno.

Che gli italiani non arrivino – con lo stipendio – a fine mese: cosa cazzo volete che gliene fotta? E´ una questione troppo “pacchiana”, perché lui possa occuparsene.

Inoltre.

E´ venuto su con la spocchia e lo snobismo – mai persi – dei bolscevichi. Ha lavorato con la “tessera di partito”. Con “le” tessere di partito.

Visto che ne ha cambiate molteplici. Troppe, per poterlo giudicare una persona seria e affidabile (stesso discorso vale per Ferdinando Adornato).

Ed è sempre stato lì dove era giusto essere. Magari arrivandovi un attimo prima degli altri.

Giuliano Ferrara è una bussola vivente.

Una bussola orientata unicamente verso il politicamente corretto.

Tutta la sua vita, infatti, nient´altro è stata che una ricerca costante della dimensione politica e culturale, più à  la page.

E si sa, le mode cambiano. Così come ciò che è politicamente corretto (o conveniente, che è la stessa cosa). Changez la femme.

Ad esempio.

Pasciuto ad “antifascismo militante e acritico”, s´è svegliato un giorno e s‘è messo a frequentare “li meglio fasci”. Certo, dopo che Berlusconi glielo aveva ordinato.

Fino al giorno prima – quando dalla sua chioma lunga e scomposta, scivolava olio rancido -, Ferrara era un katanga (nei suoi discorsi).

Il giorno dopo – passando per qualche doccia, uso di shampoo e barbiere berlusconiano -, s´intratteneva con Pietrangelo Buttafuoco. Il “fascio”.

Perché una cosa gli va riconosciuta: Ferrara è sempre più realista del (suo occasionale) Re!

Quando s´innamora di un Principe – lui che crede d´essere Machiavelli, e non ha contezza, invece, d´essere un Goria visibile, nella migliore delle ipotesi -, si spinge ben oltre le “indicazioni” che gli vengono fornite.

Il Capo dice 10, lui allora afferma 100. Pensando di fare cosa gradita.

Ma sbaglia, puntualmente.

E così, visto che da qualche tempo ha trovato riparo all´ombra del “pensiero forte” – perché oramai la passione per il Principe Berlusconi, è un ricordo quasi sbiadito -, ha ritenuto opportuno di dare voce a quello stesso pensiero.

Mediante una lista civett(uol)a.

Ma – difettandogli pragmatismo, concretezza e conoscenza della realtà  -, ha fatto il passo più lungo della gamba, come suole dirsi.

E così gli sono piovute addosso critiche fortissime.

Da chi lamenta – i leader del centrodestra -, che questo non sia un momento adatto per discutere di argomenti che dividano (il rischio serio – serissimo – è che si perdano consensi. Voti!).

E da chi – vivendo all´ombra di quello stesso “pensiero forte”, in qualità  di dominus -, ha intravisto nell´operazione che Ferrara sta conducendo, la possibilità  di un danno inimmaginabile, gigantesco alla “causa cristiana”.

Così Davide Rondoni – su Avvenire – ha commentato la decisione di Ferrara:

Finisce per portare in modo sbagliato in mezzo alla competizione elettorale un tema morale“.

E il rischio – che il sottoscrivo condivide appieno -, è quello:

Di estremizzazione e di ghettizzazione di una parte del mondo cattolico su un tema così delicato“.

Ancora più “politico” – e dunque realista e intelligente -, è stato il commento all´iniziativa del direttore del Foglio, formulato dall´ex presidente della Compagnia delle Opere, Giorgio Vittadini:

Quando si sono tradotti i principi morali in battaglie frontali, fino al referendum sull´aborto, ovunque si è persa la battaglia“.

Ovvio, per chiunque capisca di politica.

Dunque non per Ferrara e per i cattolicisti che lo seguono.

D´altra parte gli utopisti producono sempre danni.

Innanzitutto alla causa per cui combattono.

Talchè Ferrara e i suoi accoliti, non immaginano nemmeno lontanamente, quale nocumento essi andranno a produrre a carico delle istanze pro life.

Infatti qualunque percentuale di voti, la lista dell´Elefantino dovesse ottenere: sarebbe comunque modesta. Comunque bassa.

Se anche dovesse raggiungere un livello di consensi impossibile, diciamo il 10%: sarebbe comunque una clamorosa sconfitta per le istanze antiabortiste!

Perché il giorno dopo, i laicisti anticlericali direbbero: “Ecco, vedete: gli antiabortisti sono solo il 10% dell´intero elettorato. Dunque, la stragrande maggioranza degli elettori/cittadini, vuole che tutto rimanga come è ora”.

Possibile che Ferrara e i fanatici cattolicisti che lo seguono – fanatici almeno quanto i laicisti anticlericali di cui sopra -, non se ne rendano conto?

L´unica cosa saggia che i pro life possano fare: è di attivarsi affinché Ferrara rinunci a presentarsi alle elezioni!

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .

° 

16 Responses to "Avvenire e Giorgio Vittadini contro la “lista civetta” di Giuliano Ferrara"

  • nicola says:
  • camelot says:
  • Rudolf says:
  • camelot says:
  • Avantè says:
  • Gab says:
  • mauro says:
  • etendard says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • Avantè says:
  • Gino Pieri says:
  • camelot says:
  • camelot says:
Leave a Comment