Gli operai e i giovani con il Popolo della Libertà 

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La priorità , senza dubbio, è costituita dal voto. 

Dopo il voto, però, si avvierà  un processo costituente che – auspicabilmente entro il 2009 -, porterà  alla nascita del Popolo della Libertà , come soggetto unitario di centrodestra.

Leggere i sondaggi alla luce di quest´ultima e non meno importante scadenza, è dunque altrettanto rilevante. Perché serve a comprendere quali aspettative vengano riposte nel Popolo della Libertà , e soprattutto: da parte di quali soggetti.

Da questo punto di vista, si segnalano due dati molto interessanti.

Il primo, è rappresentato dal fatto che il Popolo della Libertà  venga scelto dalla maggioranza degli operai.

Il secondo, è che nel Pdl ripongano fiducia la maggior parte dei giovani lavoratori° (qui il grafico).

Queste due variabili, dicono una sola cosa: il Popolo della Libertà  viene “percepito” come soggetto capace di garantire la modernizzazione e la trasformazione del Paese.

Non appare, dunque, come il partito della conservazione dello status quo.

Anzi: chi afferma di essere intenzionato a votarlo, fa questa scelta (probabilmente) perché è convinto del fatto che il Popolo della Libertà  possa garantire il cambiamento e la discontinuità .

Una discontinuità , evidentemente, rispetto all´impianto di politiche economiche, fin qui prevalenti nel nostro Paese.

E tutto ciò, significa una sola cosa.

Che – come avvenne già  nel ´94 – al centrodestra (ovvero al Popolo della Libertà ), si chiede l´impegno ad adottare politiche liberiste.

Politiche che pongano al centro il mercato, e la capacità  di quest´ultimo di premiare i meriti individuali. E per questo tramite di garantire quella mobilità  sociale, che gli operai più di altri chiedono.

Queste aspettative, necessariamente devono trovare riscontro nella futura azione di governo del Pdl.

E richiedono anche una “ricalibratura” delle politiche prospettate nel programma.

Ad esempio.

La scelta di voler rendere più agevole l´intrapresa professionale ed imprenditoriale, risponde senza dubbio alla domanda di cambiamento che gli operai e i giovani lavoratori, pongono. Così come in tal senso appare egregia, l´intenzione di prevedere – per chiunque inizi a fare intrapresa -, un periodo minimo durante il quale il neo imprenditore (o il neo professionista), nulla (o quasi) debba versare all´erario. I costi sostenuti per l´avvio di un´attività , richiedono tempo per essere recuperati. Soprattutto nei primi anni: quando, cioè, il giovane imprenditore abbia poca esperienza.

Però c´è un elemento che manca nel programma del Popolo della Libertà . E che – rispetto alla possibilità  di fare intrapresa -, si pone come condicio sine qua non: vale a dire l´accesso al credito di finanziamento.

Che nel nostro Paese, è quasi completamente inibito a chi sia privo di garanzie reali o personali.

Se hai soldi, le banche ti prestano soldi.

Se ne sei privo, le banche non ti prestano un piffero.

Tutto ciò, evidentemente, crea problemi a quei giovani – operai o non -, che vorrebbero sì, “rischiare” e mettersi in proprio. Ma a cui viene negata questa possibilità , da un sistema creditizio molto poco dinamico.

Come risolvere questa “disparità ” di trattamento, che fa sì che le banche diano soldi ai ricchi e li neghino ai meno fortunati?

Magari incentivando fiscalmente le banche (o altri operatori finanziari) che si mostrino “virtuose”, in tal senso (e che quindi non si limitino a prestare soldi, a chi già  ne abbia).

La questione è chiaramente complessa. E di non facile soluzione: il danaro di cui dispongono le banche, è fornito dai risparmiatori. Prestare danaro, quindi, senza garanzia di “recupero”: è altamente rischioso.

Tremonti (cui non va la mia simpatia), tuttavia, ha un pregio: non ama il sistema bancocratico.

Potrebbe dimostrare di avere davvero qualità  da “statista” (e meglio assecondare il proposito di succedere a Berlusconi), cercando una soluzione al problema qui segnalato.

Certamente l´attenzione accordata alle modalità  mediante le quali rendere meno onerosi i mutui, alle famiglie che abbiano acquistato una casa: è cosa giusta. Senza dubbio.

Ma non esistono solo quei soggetti.

E i partiti nuovi – come ho già  detto altre volte -, nascono morti se non parlano ai giovani.

E se non sono in grado di decifrare (e soddisfare) le domande, che da essi provengono.

In ultimo.

La sfida del Popolo della Libertà  – e la sua mission come soggetto politico -, dovrà  essere incentrata sulla capacità  di dare risposte convincenti, alle richieste di modernizzazione del Paese.

Al Pdl, questo si chiede.

Dare risposte “strutturali” ai problemi.

Al Partito democratico si domanda un miglioramento – “oggi e qui” -, della propria condizione economica: magari con una politica fiscale alla Robin Hood, e col “salario minimo”.

Al Popolo della Libertà  si chiede altro: la creazione di quelle condizioni di mercato, grazie a cui un operaio possa smettere di farsi il culo in fabbrica, per avere – in un domani non troppo lontano -, la possibilità  di essere assoluto artefice del proprio destino lavorativo.

Al Pd si chiede “protezione”.

Al Pdl si chiede di creare le condizioni che premino il merito individuale.

E che consentano di superare – in modo strutturale, cioè definitivo – i limiti di censo.

Chi nasce povero, ogni traguardo deve poter raggiungere. Se dotato di talento.

Questa è la domanda di modernizzazione rivolta al Pdl.

E dovrà  costituirne l´identità : insieme liberale e cristiana.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .


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5 Responses to "Gli operai e i giovani con il Popolo della Libertà "

  • Gab says:
  • camelot says:
  • Shadang says:
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