Il dilemma del prigioniero

Ghigliottina foto

Partiamo da una lucida analisi di Filippo Facci:° 

“Perché un altro punto, e ve lo dice uno che i verbali giudiziari li ha letti e masticati per vent´anni, è che Travaglio non è uno appunto che ha «opinioni diverse», Travaglio è un cialtrone. Marco Travaglio è un grandissimo cialtrone inviso a qualsiasi persona intellettualmente onesta e minimamente informata. è la faziosità  pura, la riproposizione dei passaggi di alcune sentenze al posto di altri, di certi verbali al posto di altri, di certi avversari al posto di altri. è l´enfasi delle sentenze di condanna e in caso di assoluzione è la sottolineatura delle parti che la condanna auspicavano. è l´invenzione di status giuridici inesistenti (prescritto al posto di non colpevole, soprattutto) o è la citazione dell´articolo articolo 530 come «insufficienza di prove» anziché «assoluzione perché il fatto non sussiste». è dire «in nessun paese del mondo avviene che» anche se non è vero, sapendo che nessuno o quasi andrà  a controllare: vedasi il caso delle intercettazioni telefoniche, o del celebre conflitto di interessi, che negli Usa sarebbe tranquillamente tollerato come ha ripetuto Al Gore di recente. Più in generale, Marco Travaglio è un fracco di balle di cui nessuno si accorge perché lui è così «documentato» che nessuno si prende la briga di controllare, tantomeno conduttori e direttori e capiredattori. Per anni Travaglio ha attribuito a Paolo Borsellino la citazione di una telefonata tra Mangano e Dell´Utri dove si parlava di droga: appreso che questa telefonata non è mai esistita, lui ha continuato a citarla. Travaglio ha scritto balle contro Mediaset e Fedele Confalonieri: condannato, ma non lo sa nessuno. Ha scritto balle contro Cesare Previti: condannato, ma non lo sa nessuno. E pochi sanno degli errori materiali (chiedete a Giuseppe Ayala) e pochi sanno dei casi di omonimia di cui ha dovuto scusarsi (chiedete a Pier Ferdinando Casini, Giuseppe Fallica e Antonio Socci) e pochi sanno soprattutto delle tantissime sciocchezze e omissioni che nessuno sta neppure a smentire”.

“Travaglio oltretutto alza gli ascolti perché attira sia i descolarizzati & frustrati che lo amano (target Di Pietro) sia quelli che lo detestano e allora lo guardano come si guarda, dicendo «che schifo»”.

Bon, se non si fosse capito: qui si sta parlando dello squadrista Travaglio, e della sua ultima scoppiettante performance, andata in onda – soprattutto per pubblicizzare il suo nuovo libro -, alla trasmissione “Che tempo che fa”. Trasmissione, giova ricordare, pagata con i soldi del contribuente.

Premessa.

Sappiamo che Travaglio ha raccontato la storiella della frequentazioni di Renato Schifani: frequentazioni – è bene ricordarlo – che risalgono a circa 20 anni fa.

Quando l´attuale Presidente del Senato, ebbe rapporti con persone che 18 anni dopo – dicasi 18 anni dopo -, sarebbero state giudicate mafiose (e la cui mafiosità , all´epoca della frequentazione di Schifani, nessuno conosceva o forse nemmeno s´era appalesata).

Ricordo a tutti che Schifani è siciliano. Aggiungo, poi, un piccolo racconto da napoletano (da terroncello).

Dunque, un mio ex compagno di classe – avvocato e inoltre figlio e nipote di notai -, ha sposato la figlia di un imprenditore in odore di camorra. O meglio: gira voce – è più corretto dire – che il suocero di questo mio ex compagno di classe sia un camorrista. Ripeto: diciter. E questo “pettegolezzo” – mi è stato riferito, perché io la persona in questione non la frequento -, viene riportato finanche da questo mio ex compagno di classe, che sembra non vergognarsi della cattiva diceria.

Morale della favola: Camelot ha conosciuto – quando frequentava il liceo classico Umberto I di Napoli (lo stesso frequentato, quando era ragazzino, da Giorgio Napolitano) -, un giovanotto che 20 anni dopo avrebbe sposato la figlia di un imprenditore, in odore di Camorra.

Se domani questo ex compagno di classe di Camelot dovesse essere coinvolto in qualche vicenda giudiziaria, e condannato magari per colleganze con la Camorra: anche il caro Camelot evidentemente – a voler seguire la logica di Travaglio – dovrebbe essere apostrofato come amico di camorristi!

Anche per motivi quali questo, il sottoscritto – ad esempio – non va a matrimoni di persone diverse dai propri familiari: hai visto mai che ti capiti di essere fotografato accanto ad uno di cui non sai un piffero, e magari si scopre che è un camorrista?

Queste cose, chi non sia meridionale, non le può capire.

Non solo.

Il liceo che ho citato – non è vanità , è una spiegazione utile a comprendere cosa sia la Terronia, e quanto diffusa e pervasiva sia la criminalità  organizzata, in ogni strato sociale -, è il più “fighetto” di Napoli. Il target è quello “zona Parioli”. Il mio ex compagno di classe è un avvocato (come già  ho detto). E per di più figlio e nipote di notai. Entendeis? Che poi sia un coglione – per il fatto di aver sposato consapevolmente la figlia di un camorrista – è un´altra storia (magari sarà  innamorato, non lo so!).

Detto questo, proseguiamo.

Il fatto divertente, negli attacchi dello squadrista Travaglio – come ha perfettamente detto Facci – è che oramai qualunque cosa egli dica, viene presa per oro colato.

Cioè.

Lui fa un copia/incolla delle sentenze: riporta le cose che gli fa più comodo dire; omette di riportare quelle che a suo avviso potrebbero nuocere ai propri amici; e alla fine dopo questo copia/incolla con aggiunta di “tagli sartoriali” di ottima fattura, riporta nei libelli – o nelle sue apparizioni televisive – questi distillati di “pura manipolazione”.

Perché se io cito solo il paragrafo A di una sentenza, taglio il paragrafo B; poi magari del paragrafo C riporto solo pochi stralci: è ovvio che io faccia una sapiente manipolazione.

Sapiente, forse è troppo: diciamo una banale manipolazione. Ordinaria amministrazione. Talmente ordinaria, che finanche il più fesso dei blogger italiani sarebbe in grado di farla.

Non solo.

L´altra storia divertente – anche questo ha sottolineato egregiamente Facci – è che le sentenze di cui parla Travaglio, voi ed io mica le abbiamo lette! Né il caro Travaglio ce le mostra!

Talché a me viene da ridere quando qualcuno afferma, difendendolo a priori:” Ma caro Camelot, quello – Travaglio – cita le sentenze!”.

Davvero? E perché: tu le hai lette? Intendo: quelle originali prese in Procura? Sei andato in ogni Procura di Italia?

Se a questo si aggiunge che quando Travaglio fa il suo show, manca sempre la persona che lui – in quell´istante – sta attaccando: il quadro è completo, definito. E una volta e per tutte.

Chiaramente: non pretendo che le cose ovvie che qui ho riportato, possano essere capite da quelli con tre neuroni.

Purtroppo l´Italia è un Paese altamente “descolarizzato” (target Di Pietro/Beppe Grillo). Tutti parlano, spesso – o sempre – di cose che non conoscono.

Pochi leggono: i giornali. Nessuno legge i libri.

E infatti l´odio contro Berlusconi è fortissimo (tiè!).

Fatta questa tediosa premessa, arrivo al punto che dà  il titolo a questo post: “Il dilemma del prigioniero“.

Che è il seguente.

Se sulla televisione – pagata con i soldi di tutti gli italiani, che in maggioranza sono di centrodestra – vanno in onda Santoro, Travaglio, Crozza, Dandini & C.: Berlusconi e il suo seguito per cinque anni saranno presi a sprangate.

Berlusconi fa un peto? E´ un mafioso!

Fini si scaccola? E´ un fascista!

Se, viceversa, sulla televisione pubblica – pagata con i soldi di tutti gli italiani, che in maggioranza sono di centrodestra – si impedisce ai signori di cui sopra, di proferir verbo e di coglionare i “descolarizzati”: si griderà  al complotto e alla censura.

Morale della favola: ti giri da un lato, e lo prendi in culo; ti giri dall´altro, e vieni inculato lo stesso. Tipico caso di dilemma del prigioniero?

Può essere. Anche perché è stato studiato a tavolino. Soltanto i “descolarizzati” che seguono gli squadristi di cui sopra, possono non capirlo.

E´ una roba da pivelli, banale tecnica di marketing politico – scuola Frattocchie – per provare, fin da subito, a far perdere consensi al Berlusca.

Però (eh già , c´è un però).

Questa volta – e credo di non sbagliare – la cosa si ritorcerà  contro la parte politica per cui i Santoro e i Travaglio fanno il tifo.

Dunque: lasciamoli andare in onda. Nessun “editto bulgaro”.

Dico di più: diamo la Presidenza Rai ad un “sinistro”. Petruccioli o Gentiloni potrebbero andare.

Che se la sbrighino loro, questa roba da “descolarizzati”.

Noi dobbiamo risolvere i problemi della povera gente.

Quella che ci ha votato!

P.S.: Travaglio – a dimostrazione della sua onestà  e imparzialità  -, non ha mai raccontato che il suo datore di lavoro, sia finito al gabbio per una storia di false fatturazioni (1 miliardo di euro, 2 mila miliardi di vecchie lire). Essendo accusato – tra l´altro – di aver dato vita alla più grande truffa per mancato pagamento di Iva, della storia repubblicana. Ah, dimenticavo: il suo datore di lavoro° era (non so se lo sia ancora) uno degli editori dell´Unità ! Entendeis? No? Cazzi vostri! 😉

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132 Responses to "Il dilemma del prigioniero"

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