Anche io ho un tatuaggio raffigurante il Che!

Che Guevara foto

Fa niente che il fatto sia questo.° ° 

Perché indubbiamente ha ragione il Professor Luciano Canfora:

Che Guevara non è un´icona di sinistra. La sua immagine ha travalicato la consapevolezza ideologica per entrare nel mito generico, non sempre poi amatissimo dalla sinistra. Basti pensare che a definirlo uno “stratega da farmacia” fu il comunista Giorgio Amendola“.

Chiunque usa spranghe per farsi giustizia è politicamente un violento e il suo cuore batte sicuramente a destra nonostante dichiari il contrario“.

Nella destra estrema (…) non a caso, ad esempio, occhieggiano con molta simpatia ai palestinesi e approfittano del momento attuale in funzione antiebraica“.

Il Che è un gadget (…). L´eroe solitario e perdente, diventato un richiamo a carattere etico, al quale qualche frangia di destra può anche guardare con simpatia“.

Ha assolutamente ragione, Canfora.

E´ assolutamente vero: noi di destra – che siamo tutti nazisti, sporchi, cattivi e sempre criminali -, abbiamo una passione enorme per tutti i macellai. Anche per Che Guevara.

E ha ragione anche quando dice che molti di noi sono filo palestinesi perché antisemiti!

Attenzione, però, non fatevi trarre in inganno.

Cioè, solo quelli di destra che sono filopalestinesi in funzione anti-israeliana, sono antisemiti (non è il mio caso, perchè io sono filoisraeliano e sionista). Perché invece – ma questo nemmeno dovrei spiegarvelo -, lo stesso sentimento filopalestinese in funzione anti-israeliana, se si manifesta a sinistra: è sintomo di democraticità ! Ovvio! Non era nemmeno necessario che lo spiegassi, ma siccome questo blog è letto anche da persone di destra – dunque stupide, ignoranti, rozze e violente -, questa precisazione era necessaria per queste persone. Mica per quelle di sinistra che hanno un cervello che va da qui fino allo Stretto di Gibilterra!

Ora, però, consentitemi un uso “improprio” del mio blog. Devo farvi una confessione. Ebbene sì!

Un po´ m´imbarazza. Ma proverò a superare i timori e ad aprirvi il mio cuore.

Vedete, siccome io sono di destra – e dunque violento e rozzo, per definizione -, provo enorme ammirazione per quel macellaio di Che Guevara (non a caso sono andato a Cuba, proprio per respirare l´aria della terra per cui lui lottò).

Ora, siccome a casa mia i tatuaggi non sono ammessi, e siccome io come ogni destro violento e rozzo che si rispetti, volevo necessariamente tatuarmi Ernesto: ho trovato un escamotage.

L´imbarazzo ora cresce, ma ho deciso di fare outing. E allora che outing sia, fino alle estreme conseguenze!

Vedete, Madre Natura, con me è stata molto generosa. Assai.

Diciamo che mi ha dotato di un armamentario voluttuario, considerevole: e per consistenza e per superficie.

Dunque, siccome il mio papà  mi avrebbe cacciato di casa se mi fossi tatuato una qualsiasi cosa – figurarsi il Che – in una parte visibile del corpo; sapete cosa ho fatto?

Me lo sono tatuato lì! Anche perché lo spazio, me lo consentiva.

Eh, già !

E non vi dico.

E´ un capolavoro! Quasi quasi mi vien voglia di farvelo vedere.

Non solo.

Non potete immaginare il successo che il tatuaggio ha con le donne. Tutte: di destra e di sinistra.

Proprio così. Perché le reazioni delle fanciulle – quando vedono il “Che” -, certo variano con l´orientamento e le posizioni politiche delle stesse: ma sono parimenti positive.

Mi spiego.

Quando sei lì, e dopo un po´ di strusciamenti e di palpeggiamenti preliminari arrivi poi al dunque: per tutte le fanciulle, è una piacevole scoperta, vedere il “Che”!

Sicché, quando ad esempio una di destra lo osserva, ti dice: “Ma Camelot, sei impazzito? Ti sei tatuato quel comunista del Che?”.

La pulzella di destra, essendo come tutte le persone di destra un po´ dura di comprendonio e incolta, mica ha letto Luciano Canfora? Dunque non sa che il Che, in quanto macellaio, non può che piacere a noi di destra (mentre a sinistra fa schifo!).

Ma. Perché un ma, c´è.

Appena lo “vede”, presa dall´irritazione politica e dall´odio, dice: “Sai che c´è di nuovo? Adesso lo facciamo scomparire, ‘sto comunista di merda del Che!”.

E zacchete: ti si fionda su, e nel suo corpo fa scomparire il “Che”. Per tanto e tanto tempo. Fino allo sfinimento! Fino a quando il “Che” perde i suoi connotati, e al massimo sembra un puntino. D´altra parte è elastico, come tutto il resto!

Ora, come avrete capito, avere tatuato il Che: è utile quando si abbia un incontro ravvicinato del terzo tipo, con una donna di destra.

Ancora meglio, poi, quando ti capiti di discutere di “massimi sistemi” con una fanciulla di sinistra.

La quale, dopo un´interminabile conversazione in cui avrà  provato a persuaderti circa la pericolosità  dello stato imperialista, e l´ignominia rappresentata dagli abusi capitalistici perpetrati ai danni dei paesi meno sviluppati, stai pur certo: vorrà  una cosa sola.

Sicché, dopo averti detto: “Fascio di merda, ma vogliamo fare roba o come tutti i fasci di merda, non ti si drizza?”, andrà  lì, e con fare molto dégagé, verificherà  – de visu – come tu stia messo.

Non vi dico!

Quando la pulzella di sinistra si trova di fronte il “Che”: il suo volto da tardo femminista-anticapitalista-perennemente-incazzata, s´illumina d´un sorriso dolce e puerile.

E´ l”´immagine”, che la rende felice. In fondo per lei è familiare. Essendo di sinistra: lo vede ogni giorno, il “Che”! E ciò nondimeno, desidera comunque “rimirarlo”: perché mai quella immagine la sazia.

E dalla sua bocca, allora, si leva una richiesta politica assai nobile: “Camelot, ti prego: mi fai dare un bacino al Che?”.

E tu che fai, puoi mai dirle di no?

Ma scherziamo!

E quindi – con sommo piacere – le dici: “Prego, baciami il Che”!

Credetemi – cari amici di destra – date anche voi ascolto all´illustre filologo comunista Luciano Canfora.

E come me: tatuatevi il Che!

Ne vale la pena.

O il pene.

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