D´Alema pronto alla guerra contro il bipartitismo

Massimo D'Alema foto

La situazione in casa Pd, precipita rovinosamente.° 

Con il passare dei giorni, infatti, le frizioni interne al partito si acuiscono sempre più.

Prefigurando una resa dei conti. Definitiva.

Resa dei conti, però, che appare destinata ad avere ripercussioni non solo sul centrosinistra; ma anche sull´assetto bipartitico e addirittura su quello bipolare, che sperimentiamo da qualche tempo.

E quest´ultimo effetto (la fine del bipolarismo), è quello che desta maggior allarme. Perché rischia di riportare il Paese ad un livello di ingovernabilità  molto accentuato; e minaccia di compromettere il sinallagma virtuoso che si è creato tra elettori ed eletti.

Rischia, cioè, di mandare a puttane quelle piccole conquiste democratiche, che la cosiddetta Seconda Repubblica ha garantito.

Una su tutte: il dovere per i partiti, di garantire il rispetto dei programmi con cui si presentano agli elettori (ciò che impropriamente, sopra ho definito “sinallagma”).

In verità : questo è un impegno che è stato quasi sempre disatteso dal centrosinistra (che anche per questo motivo ha perso le ultime elezioni); e che il centrodestra è riuscito fino ad ora ad onorare solo in parte.

Tuttavia, il fatto che le due coalizioni, almeno in parte abbiano iniziato a rispettare la “volontà  popolare” – chi ricorda la Prima Repubblica, sa che questo allora non avveniva -, non può che indurre a sperare che venga accantonato ogni proposito di Restaurazione; e che ogni intento di ricondurre il sistema politico, entro i confini della Prima Repubblica: venga rigettato, e trovi ostacoli.

E qui arriviamo all´oggetto del post. Cioè al progetto di Massimo D´Alema.

Che – come sa chiunque segua la politica con attenzione -, è sempre lo stesso, da anni.

Vale a dire: creare un nuovo centrosinistra – sul modello di quello “storico -, provando ad allearsi con i comunisti “che sappiano stare al governo” (Bertinotti, Vendola e Belillo); ricusando i comunisti che “non sappiano stare al governo” (Paolo Ferrero, Marco Rizzo); e provando a sostituire il peso elettorale di quest´ultimi, con un partito di centro. Magari con l´Udc di Pier Ferdinando Casini.

Inoltre.

A D´Alema non fotte un cacchio del Partito democratico. Lo vuole affossare. Ritiene che non sarà  mai capace di prendere voti al centro. E per questo motivo – a suo avviso – meglio sarebbe ritornare indietro: Ds da una parte, Margherita dall´altra.

Tutti più liberi, tutti più capaci di prendere voti nella propria area di riferimento.

Ma il progetto dalemiano – ovviamente questo sfugge a chi abbia poca dimestichezza con la politica -, richiede un ritorno al passato. Alla Prima Repubblica.

E al pilastro su cui la stessa si fondava: il sistema elettorale proporzionale tedesco.

Quello in parte in vigore da noi, fino al 1991/1992.

Che funziona – in breve – in questo modo: ogni partito si presenta agli elettori senza un´alleanza; l´elettore vota un partito senza sapere esso con chi si alleerà ; il programma di ogni partito, non ha alcuna efficacia vincolante per lo stesso; la maggioranza di governo – e quindi l´opposizione – non viene scelta dagli elettori, ma dai singoli partiti che si mettono d´accordo in Parlamento (per tutelare i loro interessi); il programma di governo non viene scelto dagli elettori, ma dai partiti che si uniscono per formare una maggioranza.

In ultimo: il sistema elettorale tedesco, al massimo può contemplare una piccola soglia di sbarramento (ma la stessa potrebbe anche mancare).

Il che significa che in Parlamento, grazie al sistema elettorale che sogna D´Alema (ma anche Bertinotti e Casini): tornerebbero diecine di partiti.

Chiaro?

Mi auguro di sì.

E allora vediamo quali sono le prossime mosse di Baffino.

Raccontate, però, da una giornalista (così, per evitare equivoci, si capisce che la mia avversione a D´Alema è solo politica; perché D´Alema e le posizioni che esprime, i progetti politici che ha: sono un cancro per la democrazia bipolare e bipartitica).

Ecco cosa racconta Paola Sacchi su Panorama (che riferisce le stesse identiche cose, che qualunque altro notista politico – ogni giorno – racconta su qualunque altra testata giornalistica: di sinistra, di centro o di destra. Senza mai essere smentito!):

“Rilancio del sistema tedesco per la legge elettorale nazionale e niente abolizione delle preferenze per l´Europarlamento: Massimo D´Alema si prepara a sparigliare i giochi nel Pd di Walter Veltroni. Obiettivo, contrastare il modello bipartitico caro al segretario (il sistema tedesco favorisce le terze forze) e lanciare una sponda all´Udc (…), ai centristi del Pd in fibrillazione e alla Sinistra radicale. La grande rentrée politica dell´ex ministro degli Esteri è prevista il 17 giugno, al seminario sulle riforme organizzato da Italianieuropei”.

Ancora.

D´Alema fa il tifo – come sopra detto – per i “comunisti che sappiano stare al governo”. E per questo motivo, in vista del congresso di Rifondazione comunista, si è dichiarato a favore dell´incoronazione di Nichi Vendola. Perché lui sogna il ritorno al governo dei comunisti, quelli che abbiano “buone maniere”; e che non siano troppo scassa cazzi (mentre Veltroni e penso anche Rutelli, non vogliono fare più alleanze con i comunisti).

E siccome Baffino vuole stringere di nuovo accordi con i comunisti – cosa che in nessun Paese civile avviene, ad opera delle forze di sinistra socialdemocratica (o social-liberale), si pensi alla Germania -, ha mandato i suoi luogotenenti in “pellegrinaggio” dalle parti di Rifondazione comunista (dove, in questi giorni, si analizzano le cause della sconfitta elettorale).

Ecco cos´ha dichiarato il “dalemiano di ferro” Nicola la Torre, all´indirizzo del comunista Nichi Vendola:

Saluto il mio capo corrente…“.

Ancora.

Sulla questione delle alleanze con i comunisti, sempre il dalemiano La Torre:

La separazione tra Pd e sinistra è stata un´esigenza tattica inevitabile, sarebbe un errore considerarla scelta strategica. Misuriamo adesso i margini per il rilancio della alleanze. Guardiamo con attenzione al congresso di Rifondazione“.

Ricapitolando.

D´Alema vuole la morte del bipartitismo e del bipolarismo (mai più Pd e Popolo della Libertà ; mai più centrodestra e centrosinistra, almeno come li abbiamo conosciuti in questi 15 anni).

D´Alema vuole il ritorno alla Prima Repubblica e ai rituali partitocratici della stessa.

D´Alema vuole di nuovo governare con i comunisti, favorendo l´ingresso in Parlamento – grazie alla legge elettorale tedesca che sponsorizza -, di diecine di partiti.

Faccio fatica a trovare anche una sola ragione, per cui una persona dotata di amor patrio: possa fare il tifo per tale figuro!

A parte i democristiani – che vogliono tornare a fare l´ago della bilancia -, e a parte i comunisti – che vogliono ritornare in Parlamento e al governo -, come altri possano desiderare di tornare indietro, non lo capisco.

Come si possa non capire che l´Italia ha bisogno di una destra e di una sinistra, che siano° il più possibile° liberali: mi sfugge.

Come non si capisca che la restaurazione dalemiana rimetterebbe indietro le lancette della politica italiana – anche sul piano dei contenuti economico/programmatici con cui i partiti si presentano agli elettori -, non lo afferro.

In questo post – in modo tuttavia parziale – si è provato ad analizzare in breve, le ragioni – dovute all´assetto partitico italiano – che erano (e in parte: ancora sono) alla base dell´arretratezza economica e sociale italiana.

L´idea – folle, criminale, masochistica – di voler tornare indietro: è pazzia pura!

Peggio: descrive un odio per la Nazione, che francamente non trova ragioni plausibili di giustificazione.

Oppure: è indice di un´assenza totale di comprensione dei problemi economici dell´Italia; del fatto che non si capisca come le politiche economiche “utili” per la stessa, siano “obbligate”; e possano essere garantite solo dal Pdl e dal Pd: cioè da coalizioni che abbiano posizioni – purtroppo solo latentemente – liberali.

Come ho altrove detto: essere contro il Pdl e il Pd, significa essere contro la Patria.

Ed essere contro la Patria, lo ribadisco a quelli che ragionano solo facendo riferimento a motivazioni utilitaristiche: significa essere contro le ragioni del proprio portafogli e contro il futuro dei propri figli.

Sveglia: fermiamo la restaurazione dalemiana (la fermino soprattutto i giovani del Pd).

In ultimo (lo dico agli sprovveduti): se non si dà  vita al Popolo della Libertà  – come soggetto partitico unitario, e non come semplice cartello elettorale -, il centrodestra non sopravviverà  a Berlusconi (al dopo-Berlusconi).

Verrà  sfarinandosi, sotto i colpi di interessi egoistici e confliggenti.

E i destini del Pdl, sono necessariamente legati a quelli del Pd: se naufraga il progetto di quest´ultimo, l´altro mai vedrà  la luce.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .

5 Responses to "D´Alema pronto alla guerra contro il bipartitismo"

  • Gab says:
  • minnanon says:
  • camelot says:
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