Signori si nasce e cretini si muore: il caso del Ministro Zaia

Mondo alla rovescia foto

Ma vedi un po´ se uno negli ultimi giorni di ferie, invece di pensare a cose serissime – tipo: prendere il sole e risarcire con performance sessuali, le massaggiatrici cinesi colpite dal divieto illiberale introdotto da un sottosegretario berlusconiano -, debba occuparsi di cose insulse e frivole, come la politica. Non è possibile!

Ma veniamo al dunque.

Ieri l´altro, il Ministro dell´Agricoltura Luca Zaia, se n´è uscito con una dichiarazione da bolscevico.

Una roba che se fosse stata pronunciata – che ne so – da Ferrero, Diliberto o Franco Giordano: non avrebbe causato particolari problemi. Si narra, infatti, che i comunisti propongano cose comuniste. Si narra.

Cosa ha suggerito il leghista in questione?

Presto detto:

Bisognerebbe finalmente pensare a un prezzo politico per i beni di prima necessità . Finalmente fare in modo che pane, pasta e verdure siano accessibili a tutti i cittadini. Personalmente penso a un paniere in cui dovrebbero esserci prezzi di riferimento solo per determinati prodotti. Un numero limitato. Sono convinto che si debbano indicare caratteristiche e prezzo del pane comune e dello spaghetto standard prodotto in Italia“.

Ecco, prima di incacchiarmi di brutto e di definire queste affermazioni come proprie di una testa di cazzo, parecchio incolta, vi riporto il commento del professore Carlo Stagnaro (dell´Istituto Bruno Leoni), apparso ieri su Libero (al pari delle dichiarazioni di Zaia):

Gli economisti sovietici solevano dire che, se il mondo fosse diventato comunista, avrebbero dovuto lasciare in vita almeno un paese capitalista, in modo da avere un´idea di quali fossero i prezzi reali dei beni, e copiarli. Fortunatamente, i funzionari del ministero dell´Agricoltura, come i burocrati russi, avranno solo l´imbarazzo della scelta tra le nazioni industrializzate, se andrà  in porto il progetto di Luca Zaia su pane e pasta“.

Se si tratta solo di una boutade propagandistica, i prezzi amministrati di Zaia finiranno come tutte le carabattole agostane, in soffitta. Se però il ministro fa sul serio, l´imposizione di prezzi amministrati sotto i livelli di mercato conduce, ovunque e comunque, alla scarsità . Nell´Unione sovietica così come negli Usa di Jimmy Carter (che ce l´aveva con la benzina) il controllo dei prezzi genera code“.

Nell´Italia del 2008, è improbabile: vista la varietà  dei beni in questione (Zaia parla del pane comune e dello spaghetto standard ) vedremo soltanto il graduale ridimensionamento dello spazio attribuito sui banconi ad alcuni prodotti. Se Zaia fisserà  il prezzo dei fusilli, i pastai ne ridurranno l´offerta per orientarsi sulle pennette; se Zaia deciderà  quanti euro vale un chilo di michette, i panettieri ci propineranno dei filoni“.

Il professor Stagnaro, essendo un liberale classico che non parteggia né per l´uno né per l´altro schieramento politico, ovviamente s´è limitato a dire, succintamente, quali effetti sortirebbe il proposito di Zaia.

Viceversa, siccome il sottoscritto (evidentemente) fa il tifo per il centrodestra, non può limitarsi ad un commento felpato ed equilibrato come quello succitato. Non può, perché a signori come il Ministro Zaia, ha dato il proprio voto.

E quando un liberale di destra, sente un ministro che dovrebbe rappresentarlo, suggerire l´introduzione di “prezzi amministrati” (come esistevano nell´ex Unione sovietica): è ovvio che inizi a sacramentare in venti lingue. E´ ovvio che lo faccia, perché proposte del genere, in nessuna parte del mondo evoluto (ad eccezione della Francia, che è un paese del Terzo Mondo) vengono avanzate da forze politiche di centrodestra!

All´opposto: l´introduzione di “prezzi politici” è sempre stato un cavallo di battaglia delle forze comuniste. E ovunque nel mondo, lì dove lo si è sperimentato, il sistema in questione ha prodotto carestie e povertà .

Premesso ciò, dunque, appare inverosimile – giusto per usare un eufemismo – che un Ministro di un governo di centrodestra della settima potenza industriale al mondo, prospetti ipotesi che già  vent´anni fa mostravano la propria fallacia.

Inoltre viene da chiedersi donde origini quest´uomo; in quale dimensione spazio-tempo egli viva; chi abbia suggerito il suo nome per un incarico di governo; infine se si renda conto di essere membro di una coalizione di centrodestra, e non già  di una compagine di social-comunisti inneggianti a Mao, piuttosto che a Lenin.

L´imbarazzo – meglio si dovrebbe dire: la vergogna – che nel sottoscritto tali affermazioni hanno prodotto, difficilmente può essere espresso in un post (per di più di fine agosto).

Ciò che più di tutto mi lascia basito, però, è la constatazione di quanto il centrodestra sia privo di solide radici politico-culturali.

Cos´è il centrodestra?

Ecco, questa è una domanda cui si dovrebbe rispondere con estrema faciltà : è una coalizione liberal-conservatrice. Né più né meno. Precisamente ciò che in qualunque parte del mondo evoluto, le forze di centrodestra rappresentano: dalla Spagna all´Irlanda, dall´Inghilterra agli Stati Uniti.

Ma affermare che il centrodestra nostrano sia una coalizione liberal-conservatrice, è possibile?

Assolutamente no!

Consentitemi, ora, una breve digressione.

Vedete, il sottoscritto – che bazzica la blogosfera da 3 anni (il 14 settembre prossimo) – ha avuto (e seguita ad avere) l´onore e il piacere di partecipare, quasi dalla sua fondazione, a quello straordinario esperimento di convivenza politica rappresentato da Tocqueville.

Nata dalla felice intuizione di una ristretta cerchia di blogger più o meno riconducibili all´area di centrodestra, la “città  dei liberi” ha consentito ai simpatizzanti dell´ex Casa delle Liberà  – blogger di Forza Italia, di An, della Lega e dei Riformatori Liberali – di verificare quali e quanti punti di contatto esistessero tra noi; e quali e quanti elementi di divergenza, invece, ci separassero.

In tre anni e più di “vita virtuale” trascorsi “fianco a fianco”, molti di noi hanno appurato con estremo agio, come l´ipotesi di una confluenza all´interno di un soggetto politico unitario, fosse una strada assolutamente percorribile.

Quotidianamente abbiamo imparato a conoscerci; spesse volte ci siamo sorpresi nel constatare quanto fossero simili – e in buona parte compatibili – le nostre posizioni politiche, pur avendo appartenenze partitiche diverse; abbiamo superato diffidenze reciproche e bandito pregiudizi.

Insomma: abbiamo capito che ciò che ci univa, era molto di più di ciò che ci separava.

Ma questa constatazione, giova dirlo, è stata possibile perché abbiamo appreso di avere comuni radici culturali (che sono la cosa più importante).

Abbiamo capito che mentre la classe politica che ci rappresentava, stentava a definire una piattaforma politico-programmatico-culturale “fusionista”, noi in questa impresa, invece, eravamo perfettamente riusciti.

Anzi: per noi questo cammino era stato una “passeggiata di salute” (o quasi). E tutto ciò: perché comune era l´idea di trasformare il centrodestra italico in una coalizione liberal-conservatrice, di stampo occidentale.

Questo era il sogno che nutrivamo all´inizio dell´avventura, rappresentata da Tocqueville. Un sogno che, strada facendo, è divenuto viepiù una realtà : con l´annuncio della nascita del Popolo della Libertà .

Ciò che occorre ribadire, tuttavia, è che uno degli elementi che più di tutti ci ha accomunato, fin dal principio, è stato la consapevolezza che nel nostro Paese mancassero politiche economiche propriamente di centrodestra. Vale a dire: politiche liberali, politiche di mercato.

Attorno a questo, come ovviamente ad altri fattori, abbiamo costruito un´identità  politico-culturale solida.

Certo, anche al nostro interno esistono pulsioni stataliste: lo abbiamo appurato, alcune volte. Ma tali posizioni sono sempre state largamente minoritarie.

Insomma, e per concludere questa digressione, a noi blogger di Tocqueville (come pure, auspico, a quelli di “per il Popolo delle Libertà “), mai sarebbe venuto in mente di suggerire, per combattere il carovita, l´introduzione di “prezzi politici” o amministrati.

Non sarebbe mai venuto in mente, a noi, perché non solo siamo autenticamente di centrodestra; ma perché sappiamo cosa voglia dire, essere di centrodestra.

Sappiamo di quali contenuti programmatici vada riempita questa parola. E sappiamo tutto ciò, non perché si sia dei geni o dei professoroni universitari (alcuni di noi, forse lo sono): ma perché amiamo la politica. Perché per alcuni di noi è ben più di una semplice passione. E tutto ciò ci spinge a studiare, ad analizzare, a valutare ciò che accade in altri paesi, in altre nazioni. Perché ciò che ci anima è la individuazione delle soluzioni più efficienti ai vari problemi.

E questo ci ha sempre spinti a giudicare l´assenza di politiche economiche liberiste, come fattore primo di arretratezza del nostro Paese. Per noi, il fatto che l´Italia cresca sempre meno di qualunque altra nazione, è indubitabilmente legato alla circostanza che da noi, l´economia, sia fin troppo statalista, dirigista, e intimamente socialista!

Non abbiamo dogmi o paraocchi. E se constatiamo che nelle nazioni in cui l´economia cresce di più (così come il reddito pro-capite e l´occupazione), siano presenti – più che in Italia – politiche orientate al mercato, ci limitiamo a suggerire ai nostri politici, l´adozione di quelle stesse politiche. Dati i risultati positivi che producono!

A maggior ragione avanziamo questi suggerimenti, quando constatiamo che in qualunque paese evoluto al mondo (ad eccezione della Francia, che come già  ho detto è un paese del Terzo Mondo), le forze di centrodestra propongano politiche liberiste.

Tutto ciò per dire che uno degli elementi qualificanti in positivo, la blogosfera di centrodestra (o buona parte d´essa): è rappresentato da una solida identità  politico-culturale. Precisamente ciò che, a quanto pare, manca, invece, nel centrodestra “vero”. Quello che governa il Paese, e che ha la maggioranza dei seggi in Parlamento.

La questione, allora, è la seguente.

Com´è possibile che nessun politico di centrodestra, avanzi come proposta per sconfiggere il carovita, quella di introdurre nella nostra economia, dosi massicce di liberalizzazioni (visto che in tutto il mondo, le stesse fanno flettere i prezzi)? Com´è possibile che nessun esponente del governo in carica, parli della necessità  di rafforzare la concorrenza, lì dove la scarsa presenza della stessa, è il fattore principale dei prezzi alle stelle (come capirebbe anche un bambino di due anni)?

Com´è possibile che ciò non avvenga, visto che in tutto il mondo, l´identità  politico-programmatico-culturale delle forze di centrodestra, contempla sempre – dicasi sempre – alcune parole chiave, nelle scelte di politica economica: meno stato, più mercato, più concorrenza?

Com´è possibile – direi giustificabile, se non addirittura tollerabile – che un ministro di un governo di centrodestra, proponga non solo una cosa da testa di cazzo; ma una cosa da testa di cazzo che, nel mondo intero, verrebbe suggerita solo da un comunista?

Com´è possibile che nel centrodestra italico esista tale analfabetismo politico, da spingere un ministro a formulare ipotesi così vergognose che, ripeto, sarebbe legittimo attendersi solo da persone poco scolarizzate e “scollate” dalla realtà , dunque comuniste, come Diliberto, Ferrero o Franco Giordano?

Guardate che l´identità  culturale, non è questione secondaria: è l´Alfa attorno a cui si costruisce un progetto di Paese, che si presenta alla Nazione quando si chiede un voto.

Il centrodestra, questo è il dramma, un´identità  precisa e univoca, non l´ha (inutile nascondercelo)! Per questo, ogni tanto, si ascoltano proposte oscene come quella di Zaia (o quelle di Tremonti).

Convivono nelle nostra fila, ancora oggi, persone – e posizioni politico-programmatiche – che con il centrodestra, c´entrano come i cavoli a merenda. Cioè: niente!

Sono presenti tra noi, persone – e posizioni politico-programmatiche – che sarebbe logico, direi scontato, aspettarsi nel centrosinistra.

E tutto ciò, purtroppo, riguarda non solo il centrodestra, in generale: ma anche il costituendo Popolo della Libertà  (in particolare).

Un progetto resiste e sopravvive nel tempo, rimanendo competitivo e conservando fascino e utilità , solo se è un progetto coerente e dalle radici (culturali) solide.

Viceversa, un´opzione politica che venga caratterizzandosi per il fatto di accogliere al proprio interno – è proprio il caso di dirlo – tutto e il suo esatto contrario, in termini programmatici: è destinata ad un tragico fallimento!

Con parole ancora più semplici: un centrodestra che si presenti al Paese come un centrosinistra appena più moderato di quello incarnato dall´Unione di Prodi, può vincere una volta. Forse due o anche tre.

Ma verrà  scelto solo per disperazione. Non certo perché sia davvero utile alla Nazione.

E questa constatazione fa accapponare la pelle.

P.S.: come avrete notato, il blog ha di nuovo un problema con i commenti (che non appaiono). In settimana chiamerò chi me l´ha venduto, per risolvere la cosa. Abbiate un po´ di pazienza, e scusatemi per questo inconveniente (e scusatemi anche, per l´eventuale scarsa lucidità  del post: ho ancora il cervello in ferie).

Se volete, votate Ok.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .



21 Responses to "Signori si nasce e cretini si muore: il caso del Ministro Zaia"

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