Veltroni e la fuga dalla realtà 

Walter Veltroni e Robert De Niro foto

Walter Veltroni è sempre più un leader stanco, sconfitto, demotivato.° ° ° 

Ha perso mordente e appeal: sembra non sappia che pesci prendere.

In campagna elettorale – pare siano passate ere geologiche -, aveva promesso che questa volta la sinistra, se fosse stata collocata all´opposizione dagli elettori, avrebbe dato ad essa un nuovo volto; un nuovo linguaggio e nuovi metodi.

Non più opposizione pregiudiziale al governo, ma “opposizione costruttiva”.

Insomma, l´impegno era che la minoranza avrebbe privilegiato l´interesse generale, e non quello proprio.

Invece, come noto, la storia è andata diversamente.

L´opposizione guidata da Veltroni, ha iniziato a strepitare. Per molti elettori, anche di sinistra, ciò non aveva senso.

Il governo detassava premi, incentivi e straordinari; risolveva l´emergenza rifiuti campana e varava il pacchetto sicurezza; introduceva la social-card per gli anziani, aboliva l´Ici, avviava il piano-casa e congelava la rata del mutuo. Insomma: provava a fare del proprio meglio – e con pochi soldi in cassa – per risollevare il Paese. Mostrando coesione e determinazione.

E l´opposizione?

In principio pareva che Veltroni volesse dar seguito ai propositi espressi in campagna elettorale. Pareva. Ma i fatti hanno mostrato assai presto, che le intenzioni erano altre.

Stritolato, infatti, dalla “concorrenza” sguaiata, incolta, fascista ed incivile di Di Pietro (oltreché dalle trappole del democristiano D´Alema), il segretario del Pd – ad un certo punto – ha cambiato rotta, rispetto al principio. Non è più riuscito a marciare a schiena dritta, e a perseverare nel proprio progetto.

L´opposizione “matura”, “responsabile”, “civile”, ha abbandonato – d´un tratto – la scena. E al suo posto è ritornata la chiassosa e “gioiosa macchina da guerra” (sia pure in tono minore), che da 15 anni sembra essere il rifugio, la coperta di Linus cui ricorre questa sinistra – inadatta all´audacia e alla modernità  -, ogniqualvolta non voglia – o non sappia – fare i conti con la Realtà . Come un adolescente che si rifiuti di crescere, e di fronte al primo ostacolo – anche il più insignificante – non riesca a far di meglio che mandare a fanculo il mondo; invece di cercare in sé (magari), cosa sia sbagliato o inadatto.

Insomma: la sinistra è ritornata al passato. E ha scelto la fuga su Iperuranio.

Vecchi tic, vetuste abitudini: sono ritornati in auge. La menzogna, null´altro che essa, è allora apparsa l´unica “arma politica”.

Sicché hanno cominciato a far capolino, sulla bocca degli esponenti del Pd (del fascista Di Pietro, qui non ci si cura), alcuni slogan: “Il governo aumenta le tasse“, “fa tagli da macelleria sociale“, “fa crescere l´evasione fiscale“, “nessuna misura è stata adottata a favore dei meno abbienti” e via discorrendo.

Menzogne su menzogne: i tagli – sacrosanti – fatti dal governo, sono inferiori a quelli promessi da Veltroni in campagna elettorale; non c´è alcun indicatore – dovrebbe anche essere inutile dirlo – che evidenzi una crescita dell´evasione fiscale; sulla questione dell´aumento delle tasse, va detto che è vero che la pressione fiscale – e solo di uno 0,3% – sia aumentata: ma unicamente a carico dei petrolieri e dei banchieri (cui Prodi aveva ridotto l´aliquota Irap). Ed è stato fatto per racimolare 4 miliardi di euro, grazie ai quali dare – ad un milione di pensionati al minimo -, 400 euro annui (e scusateci, se ci occupiamo dei poveri!).

Agli altri milioni di italiani, invece, grazie alla riduzione dell´Ici e alla detassazione di premi, incentivi e straordinari e alle altre misure sopraesposte, non solo nessuna tassa è stata aumentata.° Ma° gli è arrivato anche° qualche soldo in più, in busta paga. Eccome.

E allora di fronte ai fatti, questi, com´è possibile la scelta di una fuga dalla realtà ? Com´è possibile pensare che – oltre a qualche microcefalo con seri problemi psichiatrici – milioni di italiani, quelli che hanno votato per il Pd, credano alla sequela esponenziale di frottole raccontate dai Bersani, dai Letta, e dai Veltroni di turno?

Ed è tutto qui, il succo del mio modesto ragionamento.

Ci si trovasse in presenza di un governo che non decide, che non adotta provvedimenti, che nulla fa: avrebbe un senso lo strepitare piddino.

Ma di fronte a questo governo che, in tre mesi non ha perso un attimo; che senza sosta ha deliberato, varato misure, avviato progetti, provato a rimettere in carreggiata questo malandato Paese; beh, di fronte a tutto questo – e soprattutto considerato il fatto che a più riprese, gli italiani abbiano espresso il proprio consenso a favore dell´operato del governo -, come si fa a ricorrere al vecchio arnese della menzogna?

C´è solo questa alternativa, quella di sperare che la maggioranza dei nostri connazionali abbocchi all´amo, e abbandoni Silvio giudicandolo un pessimo governante?

A quanto pare no.

Il problema, però, è che Veltroni – per uscire dal cono d´ombra -, oggi se n´è uscito con una proposta che, a mio modesto parere, rappresenta un´altra fuga dalla realtà .

Cosa ha fatto, oggi, il segretario del Pd?

Ha scritto una lettera a Gianfranco Fini. Con la quale ha chiesto al Presidente della Camera, un impegno affinché il Parlamento attribuisca il diritto di voto – per le elezioni amministrative – agli extracomunitari.

Ora, sulla proposta in esame si potrebbe anche discutere. Ma la questione non è questa.

La questione è che la sinistra ha perso le elezioni – come numerosi lettori dell´Unità  e di Repubblica, in svariate lettere hanno denunciato -, perché negli ultimi due anni di governo, non ha fatto altro – riporto testualmente – che “occuparsi di froci e negri“!

Il che, intendiamoci, non è affatto sbagliato. Anzi: è cosa commendevole (soprattutto dal punto di vista di chi sia di sinistra).

Ma non può essere fatta solo di queste priorità , l´identità  programmatica di una forza riformista (soprattutto se ambisca a governare il Paese). Perché i problemi della maggioranza dei nostri connazionali – che non è costituita da coppie gay o da extracomunitari -, sono altri.

E allora non sarebbe il caso che Veltroni riprendesse davvero le redini del Pd, stimolando costruttivamente il governo, con qualche proposta di legge?

Non sarebbe il caso che Veltroni, ad esempio, ci raccontasse cosa a suo avviso andrebbe fatto, per combattere il carovita, il rincaro del petrolio e dei generi alimentari?

Non sarebbe il caso che Veltroni – riprendendo qualche sporadica felice trovata di Bersani -, visto che nel nostro Paese c´è poca concorrenza (e la pagano i consumatori meno abbienti), suggerisse al Parlamento e al governo la necessità  di adottare qualche liberalizzazione?

Ancora.

Non sarebbe il caso che Veltroni – di fronte al proposito berlusconiano di introdurre il quoziente familiare -, dicesse cosa al riguardo intenda fare il suo partito?

Ecco, perdonatemi la concretezza, ma a me sembra questo, il° limite principale della sinistra italiana: fugge dai problemi della gente, i problemi di ogni giorno, quelli più difficili da risolvere.

E si rifugia nelle utopie “buoniste”: quelle che hanno come obiettivo, il creare una società  più giusta; quella in cui sia ovvio e normale, che ancor prima di occuparsi della maggioranza dei nostri connazionali, ci si occupi e ci si interessi di una minoranza.

Ecco, una sinistra così, può ancora conservare fascino.

Ma solo presso un elettorato di plurimilionari.

Se volete, votate Ok.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .

37 Responses to "Veltroni e la fuga dalla realtà "

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