Brunetta e Rotondi: riconoscere diritti individuali ai conviventi

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Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi pare abbiano messo a punto un testo di legge per disciplinare le convivenze. Anche quelle gay. 

La proposta di legge, ovviamente, non mira ad introdurre una famiglia di Serie B, destinata a surrogare la “famiglia tradizionale”.

Nelle intenzioni dei due ministri berlusconiani, infatti, ciò che va riconosciuto ai conviventi è un insieme di diritti individuali.

E´ il cattolico Gianfranco Rotondi a descriverli:

L’assistenza in caso di malattia, la successione, i diritti relativi all’alloggio, insomma tutti i diritti che rendono il convivente prioritario rispetto ai parenti e che per ora non esistono“.

Il tutto:

Senza mettere in discussione l´assetto esistente e la sacralità  della famiglia“, e “a costo zero per lo Stato“. In quanto, aggiunge l’esponente del Pdl: “non prevederemo la reversibilità  delle pensioni“.

Inoltre, il registro delle coppie di fatto:

Non sarà tenuto dai Comuni. Studieremo un modo per garantire la sua pubblicità, ma lo differenzieremo da quello dei matrimoni“.

Ciò che pure occorre sottolineare è che nelle intenzioni dei due proponenti, tale misura dovrebbe comunque coinvolgere solo il Parlamento e non anche il governo in carica:

le unioni civili non fanno parte del programma di governo e non saranno realizzate da questo esecutivo“.

Saranno, quindi, le forze politiche presenti in Parlamento – quelle di maggioranza e di opposizione – a verificare se esistano le condizioni per approvare una disciplina legislativa, per le coppie di fatto.

E´ lo stesso Rotondi, poi, a sostenere di aver sondato anche gli umori del Clero:

Diciamo che prima di uscire allo scoperto ho verificato fino a che punto la tutela dei diritti dei conviventi non urti la sensibilità  della Chiesa“. “Escludo che il Pontefice possa esprimere obiezioni rispetto al testo che ho preparato (…) Ho avuto dei riscontri a buon livello“.

Detto ciò, faccio alcune brevi considerazioni.

Il riconoscimento di diritti individuali ai conviventi è un atto di assoluta civiltà  e giustizia. Che avrebbe semplicemente l’effetto di portare il nostro Paese al livello di altre nazioni europee: Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia (in questi paesi è presente una disciplina delle unioni civili).

Il fatto, inoltre, che i due ministri abbiano presentato una proposta di legge a “titolo personale” – e quindi senza coinvolgere il governo – è una cosa assolutamente commendevole.

Sostengo da tempo che per legiferare sulle questioni “eticamente sensibili” (anche in senso lato), occorra trovare una maggioranza trasversale in Parlamento. Senza chiamare in causa, in alcun modo, il governo (qualunque esso sia).

Laici e cattolici, infatti, sono presenti in entrambi gli schieramenti. E sugli argomenti inerenti la “biopolitica”, all´interno di ciascuno esistono differenze di valutazione anche profonde, spesse volte.

Per questo motivo, dunque, e cioè per evitare lacerazioni e fratture passibili di minare la stabilità  di una maggioranza di governo (Prodi docet), è giusto che sia l´Assemblea a farsi carico di iniziative di legge come quella in esame.

Altra considerazione, poi, riguarda la tempistica relativa alla discussione – e alla approvazione – di questa legge. Argomento molto delicato.

Ho sensazione, infatti, che la stragrande maggioranza degli italiani ne abbia le scatole piene di questioni del genere.

Ricordiamoci che nella precedente legislatura la maggioranza di centrosinistra discusse di Dico, per più di un anno; mentre il Paese aveva emergenze economiche che sembrava non interessassero affatto i partiti dell´Unione.

Questa premura incessante, continua, quotidiana nei riguardi della questione-Dico restituì l´immagine di una compagine di governo completamente indifferente ai problemi della maggioranza degli italiani. E, invece, interessata a questioni “secondarie”, di pertinenza esclusiva di una minoranza di cittadini.

La condizione economica del Paese – oggi come allora – è grave: l´inflazione è alta; i mutui strangolano molte famiglie; la benzina e i rincari dei generi di prima necessità  costituiscono un´ambascia per numerosi connazionali.

Ecco, se domani il Parlamento discutesse di unioni civili, in un paese come il nostro contrassegnato dai problemi di cui sopra: ho sensazione che potrebbero esserci sommosse.

Primum vivere!

Per questo motivo, qui, si consiglia cautela: si aspetti un po´ – magari che inizi la ripresa economica -, prima di “calendarizzare” nuovamente questo tema, nell´agenda politica. Occorre un clima generale più sereno, nel Paese.

Altra questione.

La proposta di legge in esame, come si è visto, esclude oneri finanziari aggiuntivi, per lo stato: non riconosce, infatti, la pensione di reversibilità  al convivente (del de cuius).

La cosa, presumibilmente, non farà  piacere a coloro che convivono.

Un consiglio: per ora accontentatevi di questa legge. Il massimalismo, s´è visto, lascia a mani vuote.

Ultimo argomento: i cattolici, quelli fondamentalisti.

Potrebbero storcere il naso, visto che si intende riconoscere diritti anche ai conviventi gay (e come potrebbe essere, diversamente!).

A loro rivolgo la mia preghiera: non fate crociate. Non alzate barricate.

Prevalga il rispetto e la comprensione.

P.S.: ricordo a tutti che in Francia e in Spagna, sono stati i partiti di centrodestra, i primi a legiferare in materia di diritti ai conviventi.

Update del 10 settembre.

Brunetta (ieri) e Rotondi (oggi) sono stati intervistati da Libero, e sul progetto in esame, hanno fatto ulteriori precisazioni.

Rotondi: “Noi (…) vogliamo riconoscere ai conviventi diritti basilari e certezze all’interno del diritto privato, dunque fuori dall’istituto matrimoniale. L’idea è una sorta di carta dei diritti e dei doveri dei conviventi sottoscritta dai componenti della coppia. Si tratta di trovare una strada affinché possa aver valore per lo Stato, senza dar luogo a registri particolari e cerimonie annesse“. Per riconoscere quali diritti? Rotondi: “I diritti di successione, per esempio. E poi l’assistenza e le decisioni in caso di malattia. E ancora, i diritti dei figli nati da unioni di fatto: oggi, tanto per fare un esempio, questi sono considerati eredi dei genitori naturlai, ma non dei nonni“.

Renato Brunetta: “Noi vogliamo fare esattamente il contrario di quanto intendeva fare la sinistra, riconoscendo diritti e doveri di reciprocità  dei conviventi, senza però far passare per famiglia quelle convivenze che famiglie non sono (…) senza oneri per lo Stato“. “Primo: la famiglia è solo quella prevista dalla costituzione. Secondo: la famiglia, come prevista dalla costituzione, è l’unico bene pubblico tutelabile con il welfare. Terzo: esistono anche altre forme di convivenza, diverse dalla famiglia, umanamente e socialmente meritevoli, ma che non sono né possono essere equiparate alla famiglia. E’ giusto che lo stato si interessi anche di queste forme di convivenza, ma senza fare confusione. Queste altre forme di convivenza sono certamente meritevoli, ma non sono beni pubblici“. Occorre: “Fare una ricognizione dei diritti e dei doveri di reciprocità  dei conviventi, ma senza che ciò comporti alcun onere per lo Stato“. “Le risorse pubbliche devono essere destinate unicamente alla famiglia come prevista dalla Costituzione“.

Se volete, votate Ok.

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64 Responses to "Brunetta e Rotondi: riconoscere diritti individuali ai conviventi"

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