Maggiore attenzione all´economia

Giulio Tremonti foto

Qualche mese fa, dopo aver preso visione del dato relativo alla crescita stimata del nostro Pil nel 2008, contenuto nel Dpef, scrivevo:° 

“Inoltre, il tasso di crescita del Pil allo 0,5%, siamo sicuri che sia una stima prudenziale (e quindi arrotondata per difetto, come in situazioni di crisi è giusto fare)?

Perché da quel saggio di crescita, dipende l´ammontare del gettito fiscale: se sbagli il primo – e in più non fai profondi tagli -, magari mancano anche le risorse per coprire i provvedimenti che hai intenzione di adottare in futuro”.

I dubbi del sottoscritto, derivavano dal fatto che il Centro Studi di Confindustria (sempre molto attendibile), stimava una crescita inferiore – del Pil – rispetto a quella prevista dal Dpef: una variazione dello 0,1% (nel 2008), contro lo 0,5% immaginato da Tremonti.

Purtroppo, ieri è arrivata la conferma che quei timori – qui espressi – avevano un fondamento: Tremonti, data la pessima congiuntura economica internazionale, ha dovuto rivedere al ribasso la stima di crescita del Pil. Adeguando il valore contenuto nel Dpef, a quello previsto da Confindustria.

Come se non bastasse, la grande stampa ieri ha avanzato l´ipotesi che Tremonti potesse anche procrastinare la data del pareggio di bilancio, dal 2011 al 2013. Fortunatamente, però, il Ministro dell´Economia – intervistato dal Tg1 – s´è affrettato a smentire tale voce: il pareggio di bilancio verrà  raggiunto nel 2011.

Tuttavia, l´errore commesso da Tremonti – aver sopravvalutato la crescita del Pil, non solo per il 2008, ma anche per il 2009 – è grave. Perché da quel dato sovrastimato (lo 0,5% iniziale), possono derivare effetti negativi per i conti pubblici: siamo sicuri che il gettito fiscale ipotizzato da Tremonti, avrà  effettivamente la consistenza prevista inizialmente, nonostante si sia rivista al ribasso la crescita del Pil? Siamo sicuri che si riuscirà  a garantire la copertura finanziaria dei provvedimenti già  varati (e di quelli futuri)?

A queste domande, è difficile rispondere. Potrebbe farlo solo il Ministro dell´Economia.

Ciò che è probabile, però, è che la manovra triennale adottata dal governo – alla luce delle nuove e peggiori previsioni sulla crescita del Pil -, potrebbe rivelarsi insufficiente, rispetto al conseguimento di due obiettivi essenziali: rilanciare la crescita economica, e garantire – entro la legislatura – l´abbattimento della pressione fiscale, sotto il 40%.

Di cose da fare, per raggiungere questi obiettivi, ce ne sarebbero tante. Ad esempio si potrebbe abolire – come si è promesso in campagna elettorale – le Province e le Comunità  montane.

Sarebbe un risparmio enorme di denaro per le casse dello stato (un risparmio oltretutto strutturale), e sarebbe un ottimo segnale lanciato all´opinione pubblica.

Tuttavia, il governo ha fatto orecchie da mercante sulla questione. Nella Bozza Calderoli sul Federalismo fiscale, infatti, le Province rimangono in piedi. Probabilmente, tutto ciò dipende dal fatto che la Lega vede come fumo negli occhi, la possibilità  che si elimino questi enti. D´altra parte, se si abolissero le Province, molti dirigenti del partito di Bossi rimarrebbero senza cadrega.

Detto questo, l´esigenza di operare tagli più consistenti – rispetto a quelli già  previsti dalla manovra finanziaria – viene manifestata anche da chi ha più titoli del sottoscritto, per farlo. Come Giorgio La Malfa, che al riguardo – e a mio parere, giustamente – ha detto:

Sono fermamente convinto che la decisione di Tremonti di realizzare il pareggio di bilancio dello Stato nel 2011 e di anticipare il prima possibile l´avvio della manovra finanziaria sia più che giusta e meriti un sostegno senza riserve“.

Ma occorrerebbe un piano che favorisse lo sviluppo e lo slancio strutturale dell´economia italiana. Il problema è che se si vuole affrontare seriamente l´annoso problema della crescita economica italiana, ferma da quindici anni, i tagli richiesti dal ministro Tremonti rappresentano solo l´inizio. Bisognerà  incidere ancora sulla spesa corrente e in maniera ancor più consistente. Quella delineata finora rappresenta soltanto la prima metà  della politica economica del Governo. L´altra metà , quella indispensabile, dovrà  essere prospettata in autunno“.

Data la politica dell´euro che condanna l´industria europea e italiana a una scarsa competitività , dati gli alti tassi di interesse che rendono difficili gli investimenti, abbiamo un solo modo di aiutare i consumi e investimenti che è quello di ridurre il peso fiscale“.

La pressione fiscale, oggi assestata al 43%, è destinata secondo i calcoli del Dpef, il documento di programmazione economica e finanziaria, a restare a quel livello almeno fino al 2013. La seconda parte della politica del governo cui accennavo prima, è dunque quella della riduzione della pressione fiscale senza però modificare l´obiettivo del pareggio di bilancio. Se si vuole uno stimolo alla crescita degli investimenti e dei consumi bisogna ipotizzare una riduzione che porti l´attuale 43% almeno al 35%“.

Obiettivo ambizioso e difficile, fa notare il giornalista. E La Malfa replica:

Può darsi. Ma è anche vero che altri Paesi europei come l´Irlanda, la Svezia e la Danimarca hanno realizzato interventi sulla spesa pubblica di questo ordine di grandezza. E le loro economie adesso procedono meglio“.

Per l´Italia si tratta di considerare i grandi settori di spesa: Sanità , pubblico impiego, previdenza, trasferimenti agli enti locali. Bisogna poi proporsi di ridurre la loro incidenza sul Pil di circa il 2% l´anno. Se questi interventi vengono studiati e predisposti per tempo, serviranno a fare funzionare di più i servizi“.

Parole sacrosante.

Ecco, se il governo, invece di sfornare ogni due per tre, solo provvedimenti che abbiano ad oggetto la questione-sicurezza (che ha anche abbastanza rotto i coglioni!), si preoccupasse di affrontare la vera emergenza nazionale che da quindici anni affligge il Paese, cioè la crisi economica: gli italiani, secondo me, sarebbero più contenti.

Invece di preoccuparci di vietare la prostituzione in strada, dovremmo adoperarci per tagliare di più la spesa, e reperire risorse per abbassare la pressione fiscale.

E tutto ciò, andrebbe fatto subito. O al più presto.

Perché se è vero che si è promesso di ridurre le tasse entro la legislatura; è altrettanto vero, però, che nella manovra triennale sono stati previsti tagli inferiori, per ammontare, a quelli prospettati da Veltroni in campagna elettorale!

Lui, promise tagli nell´ordine dei 40/45 miliardi di euro; noi, ne abbiamo fatti per 33 miliardi.

Possiamo mai tagliare meno di quanto avrebbe fatto Uolter?

Inoltre la crisi economica è ben più gravosa di quanto si potesse immaginare. E questo richiede ulteriori interventi per “sterilizzarne” gli effetti sulla nostra economia (cosa che non si sta facendo, a sufficienza).

Suvvia, si aboliscano le Province (10 miliardi di euro di risparmio) e le Comunità  montane (e si faccia qualche liberalizzazione).

Se volete, votate Ok.

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