Il problema non è Veltroni, ma l’elettorato di sinistra

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La politica è un mercato, come qualunque altro. Un mercato in cui ci sono soggetti che formulano un’offerta, perché convinti ch’essa possa soddisfare una domanda. 

Come in qualunque altro mercato, inoltre, anche in politica non si offre ciò che si congettura nessuno mai domanderà.

Se, infatti, un politico formulasse un’offerta che a nessuno piace, che non trova un riscontro nella domanda, il politico in questione fallirebbe, non raccoglierebbe consensi.

Il fatto, quindi, che Veltroni formuli analisi grossolane e pacchiane, sostenendo che con Berlusconi al governo il nostro Paese stia scivolando gradualmente verso una forma di regime antidemocratico e illiberale, deve indurre ad una riflessione complessa.

Se, infatti, ci si limitasse a dire: “Veltroni sta raschiando il fondo del barile. E’ un disperato, non sa più cosa inventarsi per rimanere in vita politicamente”, non comprenderemmo appieno il perché della sua “mossa”. Né riusciremmo a comprendere come mai Di Pietro, ripetendo lo stesso genere di cose – “c’è un regime soft in Italia” -, da 5 mesi a questa parte veda costantemente crescere i “consensi virtuali” a lui indirizzati.

L’uno e l’altro, evidentemente, sanno che proporre un certo tipo di argomenti è proficuo in termini di consensi. L’uno e l’altro, evidentemente, sanno che un’offerta del genere va formulata, perché c’è una domanda assai vasta (una moltitudine di persone) che questo genere di “merce” chiede di consumare.

Allora, forse, il quesito che noi tutti dovremmo porci è il seguente: come mai esistono a sinistra così tante persone che vogliono Berlusconi venga rappresentato come un dittatore? Come mai esistono a sinistra così tanti soggetti cui interessa solo una campagna d’odio contro il capo del governo? Come mai a sinistra esiste un elettorato assai vasto che domanda alla propria parte politica solo di alimentare pregiudizi e una costante “guerra civile” contro quelli dell’altra parte? Come mai a sinistra l’elettorato è fatto in buona parte di persone cui l’interesse della Nazione non sta a cuore, e che hanno come unico auspicio quello di lottare contro “Il Nemico”?

Fino a quando non avremo risposto a questa domanda, o a questa pluralità  di domande, non riusciremo – probabilmente – ad inquadrare appieno ciò che in queste ore, a sinistra, si sta verificando.

Lo vogliamo dire o no che l’elettorato di sinistra formula precise richieste? Che chiede alla propria parte politica di farsi promotrice – come sempre – di una “guerra civile” contro “Il Nemico”?

Lo vogliamo dire o no che l’elettorato di sinistra ha bisogno per vivere – o per sopravvivere – di un Nemico contro cui combattere?

Lo vogliamo dire o no che l’elettorato di sinistra, nonostante le infinite – e probabilmente fasulle – “svolte” politiche, rimane intimamente comunista?

Lo vogliamo dire o no che anche i cittadini comuni sono responsabili di quello che avviene in una nazione, e non solo i politici?

Ecco, fin quando non avremo rovesciato la piramide delle causalità , forse non saremo in grado di capire appieno certe dinamiche, e di raccontarci tutta la verità.

Veltroni e Di Pietro formulano analisi da “popolino”, perché c’è un “popolino” assai vasto a sinistra che desidera ardentemente quel tipo di analisi.

Certo, queste cose i politici di destra o i giornalisti di ogni parte politica mai potranno dirle: non solo perché farlo sarebbe politicamente scorretto. Ma anche perché quel popolino consuma, domanda, compra e vota. E quindi è sacro.

Ma fin quando ci limiteremo ad accusare i leader politici e non anche i loro elettori, continueremo a guardare il dito anziché la luna.

Contenti voi!

Se volete, votate Ok.

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37 Responses to "Il problema non è Veltroni, ma l’elettorato di sinistra"

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