Quoziente familiare: una simulazione

Famiglia foto

Dunque, del quoziente di reddito familiare, qui si è parlato in più di una circostanza.° 

Come noto, esso è uno strumento mediante il quale, per calcolare il livello di tasse che un contribuente deve corrispondere, si tiene conto della numerosità  del suo nucleo familiare.

E´ questione tecnica, dunque un po´ noiosa. Spero di essere in grado di spiegarla.

In particolare modo, con la misura in esame, si sommano tutti i redditi del nucleo familiare; indi li si divide per un quoziente che è ottenuto dalla sommatoria di un “coefficiente ponderale” – che varia a seconda della numerosità  della famiglia (più alto è il numero di figli, più il coefficiente ha un valore elevato) -, che si applica a ciascun membro del nucleo stesso.

Ad esempio: si può stabilire che in una famiglia con quattro figli a carico, il “coefficiente ponderale” – per ciascuno di essi – sia pari a 4. Dunque per calcolare quante tasse tale nucleo debba versare allo stato, si sommano tutti i redditi “prodotti al suo interno”, e li si divide per il quoziente dato dalla somma del coefficiente (4, nel caso in esame) moltiplicato per il numero dei figli. Sul reddito così ottenuto, si pagano le tasse (il meccanismo è un po´ più complicato, ma voi accontentatevi di questa spiegazione).

Ora, questo strumento (il quoziente familiare) – come mi auguro risulti chiaro – riduce l´effetto progressivo del nostro sistema impositivo. Visto che fa in modo che al crescere della numerosità  del nucleo familiare, si riduca il reddito su cui viene ad applicarsi l´imposta. Ma se si riduce il reddito da tassare, per questo tramite il nucleo familiare – che lo produce – finisce per ricadere in uno scaglione inferiore, e per essere soggetto ad una aliquota più bassa.

Che significa tutto ciò, in un sistema progressivo come il nostro, che prevede aliquote assai elevate per i redditi alti?

Che, come più volte si è qui ripetuto, lo strumento “quoziente familiare” potrebbe produrre vantaggi, se fosse applicato – e in assenza di particolari accorgimenti – a favore soprattutto dei redditi alti e medio-alti, piuttosto che dei redditi bassi.

Illuminante in tal senso, è una simulazione/indagine realizzata dall´Eurispes.

Che ha letteralmente prelevato il quoziente familiare, così com´è attuato in Francia, e lo ha applicato al nostro paese.

Vediamo alcuni dettagli dell´analisi, partendo dai coefficienti ponderali così come sono previsti in Francia.

Si prenda un single (divorziato o vedovo) senza figli a carico: il suo coefficiente è pari a 1. Se lo stesso, però, ha un´invalidità  o un figlio a carico, il coefficiente passa a 1,5.

Si valuti, poi, una famiglia con 4 figli a carico: il coefficiente, in questo caso, è pari a 4. Nel caso, invece, di nucleo familiare con due figli, il fattore di ponderazione passa a 3.

Bene, applicando tutto ciò all´Italia – e tenendo conto delle nostre aliquote Irpef, e delle detrazioni da lavoro dipendente in vigore – si ottengono i seguenti risultati.

Per le famiglie monoparentali rimarrebbe tutto invariato: con o senza quoziente familiare, non vi sarebbe alcuna differenza.

Nel caso, invece, di single con uno o più figli a carico, e con reddito superiore a 30.000 euro, si otterrebbe un risparmio di 380 euro.

Nell´ipotesi, poi, di un nucleo familiare con due figli a carico, e con un reddito lordo di 60.000 euro, il vantaggio derivante dall´applicazione del quoziente familiare sarebbe pari a 750 euro.

Mentre nel caso di famiglie con redditi superiori a 80.000 euro – si legge nell´indagine – il quoziente familiare:

Da meritevole (…) diverrebbe ingiusto“. Per il semplice fatto ch´esso produrrebbe vantaggi – in termini di risparmio – soprattutto per i ricchi.

Per questo motivo, il ministro Sacconi – che ha iniziato a studiare un possibile modello di quoziente familiare, adatto al nostro paese -, ha preso in considerazione alcuni correttivi (rispetto al modello francese).

Innanzitutto, per i nuclei familiari con redditi inferiori ai 30.000 euro, sarebbe prevista una clausola di salvaguardia: nel senso che spetterebbe a ciascuna famiglia, decidere se avvalersi (o meno) del quoziente familiare, o se invece soggiacere al sistema impositivo attualmente in vigore. Inoltre, il quoziente familiare verrebbe applicato a redditi fino a 80.000 euro.

Tutto ciò costerebbe circa 3 miliardi di euro allo stato.

P.S.: le informazioni contenute in questo post, sono state tratte da un articolo di Tobia De Stefano, apparso oggi – a pagina 8 – su LiberoMercato.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .

16 Responses to "Quoziente familiare: una simulazione"

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