Qualche obiezione a Giavazzi

Francesco Giavazzi foto

Il governo italiano, come qualunque altro, poteva fare di più per affrontare la crisi economica. Su questo non ci piove.° ° ° 

Affermarlo è la cosa più semplice che si possa fare. Infatti riesce a chiunque: a cani e porci.

La questione, però, è che quando si obietta – legittimamente – che il cosiddetto pacchetto anti-crisi varato da Silvio IV sia insufficiente, a mio parere si finge di non capire o non sapere alcune cose.

Prima di parlare di quest´ultime, partiamo dall´editoriale di Francesco Giavazzi, apparso ieri sul Corriere della Sera (e al cui interno sono contenute alcune obiezioni alla politica economica del governo Berlusconi):

“Con il decreto del 28 novembre il governo ha messo a disposizione delle famiglie 4,7 miliardi di euro, lo 0,2% del pil. Questa cifra, seppur ben spesa perché concentrata sui più bisognosi, non basterà  per attenuare gli effetti della crisi; tanto meno riuscirà  a sostenere i consumi, e quindi gli investimenti delle imprese, che se prevedono di non vendere non investono. Fra cinque o sei mesi, quando la recessione entrerà  nella sua fase più acuta, il governo avrà  di fronte a sé due vie. Non deflettere dalla linea di rigore indicata oggi e resistere alla pressione sociale, oppure intervenire allora per sostenere il reddito dei disoccupati e i consumi delle famiglie.

La prima scelta richiederà  molto coraggio: è bene che il governo si prepari sin d’ora. La seconda è suicida: più tardi si interviene, più cadono i consumi, più crescono i disoccupati e più costano gli interventi”.

Allora, io non sono un economista, e ciononostante, però, al pari di quest´ultimi dispongo di almeno tre neuroni. I quali, dopo° aver letto le parole di Giavazzi,° mi hanno spinto a pormi una domanda: “Ma come, il dottore in ingegneria Giavazzi, rimprovera a Tremonti di esser stato troppo rigorista, e al contempo afferma che ove mai il tributarista di Sondrio, nel 2009, lo fosse di meno – allentando i cordoni della borsa – sbaglierebbe comunque?”.

Cioè Giavazzi, oggi, rimprovera a Tremonti di aver speso troppo poco (con il pacchetto anti-crisi). E allo stesso tempo, però, afferma che se domani – cioè tra qualche mese – lo stesso spendesse di più, sbaglierebbe comunque.

Come dire: io non sarò un economista (e su questo non ci piove) e, tuttavia, a Giavazzi difetta la logica (con rispetto parlando, s‘intende).

Proseguiamo ancora con l´editoriale dell´economista:

“Il ministro dell’Economia ha scelto di non cambiare la legge finanziaria — e quindi implicitamente la prima opzione — adducendo due motivi: (1) i mercati ce la farebbero pagare con un aumento del costo di finanziamento del debito; (2) d’altronde neppure la signora Angela Merkel pare disposta ad allentare la politica di bilancio tedesca. Sono argomenti sbagliati. I mercati sono giustamente preoccupati del livello del debito pubblico italiano, ma sono anche abbastanza avveduti da comprendere che ciò che conta per la sostenibilità  del nostro debito non è il deficit di un anno ma le prospettive di medio periodo”.

“Per abbassare gli spread sui nostri titoli pubblici occorre lasciar crescere il deficit del 2009 — per attenuare la recessione ed evitare che il rapporto debito-pil si impenni per effetto di un crollo del pil — ma al tempo stesso intervenire, in primis sulle pensioni, in modo da garantire la sostenibilità  nel medio periodo (…). La strategia che ha scelto, «rigore oggi e incertezza domani», a cominciare dalla possibilità  che la linea venga modificata tra sei mesi, questa sì ha l’effetto, come si sta vedendo in questi giorni, di allargare gli spread”.

Anche qui, quei fessacchiotti dei miei tre neuroni, come ho letto queste affermazioni, mi hanno suggerito una riflessione: “Giavazzi rimprovera a Tremonti di non aver varato misure finanziate accrescendo il nostro deficit, e però afferma che se questo dovesse avvenire nei prossimi mesi, Tremonti sbaglierebbe comunque”.

Incomincio a nutrire il sospetto che qualunque cosa faccia questo governo, per Giavazzi sia comunque e sempre sbagliata.

Veniamo, però, a parlare delle cose che l´economista succitato finge di non sapere, e che hanno spinto Tremonti ad esser più “rigorista” oggi.

Innanzitutto, il 20 gennaio – alla Casa Bianca – si insedierà  l´Uomo Nuovo.

Il quale – è cosa già  nota – varerà  molte misure a sostegno dell´economia statunitense. Alcune di queste misure, però, avranno l´effetto di distorcere il mercato. Ad esempio ciò accadrà  quasi sicuramente, con il sostegno ai produttori d´auto.

Quest´ultima misura – che già  oggi mette in fibrillazione i capi di governo di mezza Europa -, richiederà  delle “contromisure” nei paesi del Vecchio Continente.

Perché è ovvio che se Obama aiuta i produttori d´auto americani, i francesi, gli spagnoli e i tedeschi non è che possano rimanere con le mani in mano, accettando che i propri produttori d’autoveicoli, finiscano per essere schiacciati dalla concorrenza “drogata” – dagli aiuti di stato – degli americani.

Dunque – e in parte già  sta verificandosi – sicuramente i francesi, gli spagnoli e i tedeschi, adotteranno misure a sostegno dei produttori d´auto: per evitare che quest´ultimi perdano quote di mercato, riducano la produzione, e licenzino centinaia di migliaia di lavoratori.

E noi italiani che dovremmo fare, in quella situazione? Stare a guardare lo spettacolo?

Ovviamente no! E Giavazzi questo lo sa (per questo il suo editoriale gronda malafede).

Tremonti non ha speso troppo, in questo istante, perché sa che quasi sicuramente – al massimo – entro i primi di febbraio, dovranno essere varate delle misure per aiutare i nostri produttori d´auto (la cosa mi fa schifo, sia chiaro!). Se in tutta Europa, infatti, i governi adotteranno provvedimenti per puntellare il settore automobilistico – come risposta alle politiche di Obama -, non è che noi italiani si possa non fare altrettanto. Altrimenti la disoccupazione aumenterebbe ancora di più!

Quindi il titolare dell´Economia – che non è un fesso, come Giavazzi vorrebbe farlo apparire -, ha risparmiato oggi, perché sa che domani sarà  costretto – ripeto: costretto – a spendere di più (piaccia o meno), per evitare il tracollo del nostro settore automobilistico.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe allora porre una domanda: “Ma caro Camelot, se è certo che dovremo sostenere la Fiat domani, perché non abbiamo anticipato questi aiuti”?

Per un motivo: perché in questo istante, in tutto il mondo, i governi applicano° la “teoria dei giochi“.

Spiego° terra terra: ciascun governo adotta misure per sostenere la propria economia, sperando che queste misure non aiutino anche le economie di altri. E allo stesso tempo: ciascun governo spera che i provvedimenti adottati da altri, aiutino anche la propria economia.

Tutto ciò fa sì che un governo non anticipi misure (nei limiti del possibile), in attesa delle “mosse” degli altri. Anche perché teme° di sprecare risorse (mai come in questo momento: scarsissime).

Un esempio di tutto ciò è dato dalla brava Frau Merkel (‘sta stronza!), che ha adottato misure anti-crisi finalizzate soltanto ad aiutare le imprese del suo paese (con ciò sbagliando di grosso, e se ne accorgerà  tra qualche mese), ad essere più competitive sui mercati esteri. Cioè ha varato misure solo per accrescere le esportazioni. Invece se n´è fottuta della domanda interna. Perché?

Perché se avesse varato misure a sostegno della stessa, ne avrebbero beneficiato – per esempio – anche le nostre esportazioni (visto che la Germania domanda nostri prodotti). E tutto ciò non poteva avvenire, per le ragioni che rozzamente si è riportato sopra: nessun governo nazionale, vuole aiutare le economie di altri paesi.

Questa crisi, infatti, viene vissuta dai vari governi, anche come un´opportunità  per rubare quote di mercato ad altri.

Ancora° su Giavazzi.

Quest´ultimo dovrebbe sapere due cose: innanzitutto, nel 2009 si proverà  a creare nel nostro paese, qualcosa che assomigli ad un serio sistema di welfare to work.

Cioè: si dovrebbe mettere mano alla riforma degli ammortizzatori sociali (per completare le riforme del mercato del lavoro, targate: Treu e Marco Biagi). Lo ha dichiarato Tremonti.

Ora, la riforma in questione – che serve ad aiutare coloro che perdano il posto di lavoro -, costa parecchi danari.

Per questo motivo anche, Tremonti non ha speso ora, tutti i soldi che sono nel salvadanio. Giavazzi dovrebbe saperlo.

Infatti, siccome nel 2009 si dovrebbe raggiungere un picco di disoccupazione assai alto nel nostro paese, è probabile che Tremonti abbia pensato che se proprio si devono “sforare” i parametri di Maastricht (il rapporto deficit/Pil), forse è meglio farlo nel nuovo anno, e finanziando meccanismi di sostegno ai disoccupati, piuttosto che misure di sostegno alla domanda.

Anche perché, fin quando si aiutano economicamente le persone con redditi bassi (come il pacchetto anti-crisi fa, mi riferisco alle misure per le “persone fisiche”), è certo che questi aiuti si traducano in maggiori consumi: quindi, almeno in parte, è certo si autofinanzino (tornando nelle casse dello stato, sotto forma di gettito fiscale). A metro e misura in cui, però, si amplia il bacino di fruitori di misure come il bonus per le famiglie, ricomprendendo anche i percettori di redditi medi (o addirittura medio-alti), è probabile che una parte di questi aiuti economici, non si traduca in consumi, ma in risparmio. E in questo istante, Tremonti, ha ritenuto tutto ciò non utile, perché non sostenibile per le casse dello stato.

Ancora.

Giavazzi, poi, dovrebbe approfondire e studiare meglio il contenuto del decreto legge 185 (alias: pacchetto anti-crisi).

Se lo facesse, scoprirebbe che esso contiene misure – di cui io non parlerò nemmeno sotto tortura -, che porteranno, nel 2009, risorse aggiuntive nelle casse dello stato (Oscar Giannino stima dai 4 ai 9 miliardi di euro in più, ma io non mi fido delle sue stime).

Quindi, nel 2009 – e non oggi – disporremo di quattrini in più. Che potranno essere usati con varie finalità : sostenere le famiglie con redditi bassi, finanziare gli ammortizzatori sociali.

Inoltre, a partire dal 2009, incominceranno a farsi sentire gli effetti benefici dei tagli virtuosi varati con la manovra triennale.

Ora, se i vari Giavazzi volessero davvero essere utili alla Nazione, dovrebbero fare alcune cose assai semplici.

Innanzitutto, indicare dove sia possibile tagliare la spesa (è inutile che Giavazzi parli dell´innalzamento dell´età  pensionabile: lo sappiamo già  che si dovrà  mettere nuovamente mano ad essa, perché la “controriforma” varata da Prodi è insostenibile, e costa 10 miliardi di euro che vengono sottratti agli ammortizzatori sociali). Dove si può tagliare, professor Giavazzi? Dove esistono sprechi?

Ce li indichi. Contestare misure di politica economica è facile, può farlo chiunque.

Solo le persone serie, invece, possono indicare dove tagliare: capitoli di spesa precisi.

Inoltre, il professor Giavazzi dovrebbe magari impegnarsi a suggerire – come fece anni orsono, con quella che venne denominata “Agenda Giavazzi” -, qualche altra liberalizzazione o misura a costo zero.

In questo istante, come si dice dalle mie parti, tutto fa brodo, tutto serve. Anche quelle misure che, economisti sussiegosi, non prendono nemmeno in considerazione perché, convinti che la nostra economia sia come quella statunitense – poveri pirlacchioni! E´ proprio vero: chi sa, fa (l´imprenditore), chi non sa, insegna (e fa l´economista) -, si preoccupano solo dei “massimi sistemi”, e non anche dei minimi.

A quando, professor Giavazzi, una nuova Agenda che proponga riforme a costo zero, e che diversamente dai suoi editoriali, serva a qualcosa?

Se volete, votate Ok.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .

16 Responses to "Qualche obiezione a Giavazzi"

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