Emma Giammattei, Pd: il partito a Napoli è pieno di capibastone

Rosa Russo Iervolino foto

Come noto, la Iervolino è riuscita a spuntarla: ha nominato nuovi assessori; ha fatto un rimpasto; e in questo modo è riuscita a scongiurare l´eventualità  di doversi dimettere da Sindaco di Napoli. Non senza, però, creare malumori.

Luigi Nicolais, infatti, ha lasciato il suo incarico di segretario provinciale del Pd: voleva una giunta comunale rinnovata per intero. Ciò che la Iervolino non gli ha concesso.

Un partito diviso, dunque, il Pd napoletano. Un partito che qualcuno definisce un comitato d´affari.

E´ il caso di Emma Giammattei: già  segretaria partenopea del Pd dal novembre 2007 al giugno 2008.

L´ha intervistata – per Libero – Gennaro Sangiuliano:

Sono stata fatta fuori dal sistema affaristico clientelare che avvertiva in me un corpo estraneo, forse anche pericoloso per i suoi interessi. Sa cosa mi dicevano? Professoressa pensi alla filosofica, la politica è na´ta, un´altra cosa, la faccia fare a noi“.

Fui eletta da un´ampissima maggioranza, sull´onda degli entusiasmi suscitati dalla nascita del Pd, sconfiggendo la candidata sostenuta da Antonio Bassolino, Angela Cortese. Appena insediata incontrai Veltroni e, poi, Goffredo Bettini. Si mostrarono entusiasti della mia elezione: mi dissero che ero uno dei simboli del rinnovamento della politica e di un nuovo inizio“.

Poi le cose mostrarono subito un altro volto” (chiede il giornalista).

A novembre fui eletta, a gennaio scoppia la tragedia dei rifiuti. Nei giorni dell´emergenza chiesi a chiare lettere le dimissioni di Bassolino. Non era questione personale, era un fatto politico. La mia posizione si dimostrò subito perdente perché a Napoli venne D´Alema ad appoggiare Bassolino. E mi trovai spiazzata“.

Mi armai di tutta la possibile buona volontà , carica di entusiasmo. Ma feci presto a capire dove ero capitata. Ero finita in un girone infernale, una deriva libanese, come la Beirut dei signori della guerra, dove i clan si combattono per la conquista delle casematte del potere“.

Un mondo rispetto al quale ero stupita, incredula, inadeguata. Finanche nel lessico trovavo difficoltà  a farmi capire, le mie parole erano diverse, i miei concetti distanti. Mi dicevano: ma come parla? Cosa dice? Presto finii per essere discriminata. Oggi rileggendo le intercettazioni tra Romeo e gli assessori comunali capisco. Uno che dice: tieni nu grande amico assessore!“.

La discriminazione in cosa si sostanziava?“.

All´inizio in un atteggiamento di sufficienza, poi in momenti grotteschi. In campagna elettorale non mi volevano e mi davano – beninteso, al segretario provinciale del Pd – indirizzi e orari sbagliati dei comizi e delle manifestazioni. Un invito a togliersi dai piedi“.

Una volta ebbi anche paura. Erano i giorni in cui avevo proposto un codice etico. Venne da me un tizio, con orologio, catena e anelli, tutti oggetti d´oro, mi disse: “Io sono un capobastone! Ma lei quanti voti ha?”. sembrava una figura teatrale ma personaggi così sono ricorrenti nella politica napoletana“.

Se volete, votate Ok.

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47 Responses to "Emma Giammattei, Pd: il partito a Napoli è pieno di capibastone"

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