Claudio Velardi: sono diventato comunista per ragioni serie e profonde

Claudio Velardi foto

Quando Massimo D´Alema, con un golpe di Palazzo riuscì a divenire Presidente del Consiglio, al suo fianco, in qualità  di collaboratore, volle Claudio Velardi.° ° 

Più precisamente, lo volle a capo dello staff che aveva il compito di coadiuvarlo. Staff che qualcuno ebbe a definire: “L’unica merchant bank in cui non si parla l’inglese“.

Dopo questa esperienza, e abbandonata la politica, Velardi intraprese molteplici attività  imprenditoriali: editore de Il Riformista, ad esempio, e lobbysta.

Oggi, per mera fatalità , il Nostro si trova a ricoprire l´ufficio di assessore campano al Turismo. Un incarico di cui farebbe volentieri a meno: è troppo oneroso. E per sua stessa ammissione, egli non ama lavorare troppo.

Ad ogni modo, l’ex Lothar dalemiano è sempre stato un uomo di sinistra: comunista prima, pidiessino e diessino poi.

E delle ragioni profonde che lo hanno avvicinato al comunismo, ha parlato, di recente, in un’intervista a Barbara Romano (pubblicata su Libero):

Lei come nasce politicamente?” (chiede la giornalista).

Fascista. In contrapposizione a mio padre, che era un comunista, ma molto all’acqua di rose“.

E quando venne fuori la sua anima leninista?“.

Nel 1968, al Genovesi, il liceo classico di Napoli. Arrivai come un coglione, a 14 anni. Brufoloso e pure fascista. Con le ragazze era devastante. Mi diedi malato per una settimana. Tornai convertito al comunismo“.

Cambiò anche look?“.

Progressivamente mi feci crescere i capelli e acchiappai pure qualche guagliona“.

Si rimorchiava di più da comunisti?“.

Si rimorchiava solo se eri comunista“.

Il ’68 raccontato a quelli che non l’hanno vissuto.

Se volete, votate Ok.

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