La fine del Pd e dell’Italia bipartitica (?)

Walter Veltroni foto

Tutto crolla, tutto si sgretola, e motivi per essere allegri, non ve ne sono. Almeno io, non ne vedo. Ed anzi.Con le dimissioni di Veltroni si chiude una stagione politica, una fase assai rilevante per il nostro paese. Forse addirittura un´Era: quella in cui il bipartitismo, sembrava a portata di mano. Non più utopia, non più chimera: ma solida e vivida realtà .

Il gesto dell´ormai ex leader del Pd, invece, riporta indietro le lancette della politica. Apre scenari che definire inquietanti, è dire poco.

La caduta di Walter, infatti, trascina seco le sorti del Pd: un “amalgama mal riuscito“, non v´è dubbio; ma pur sempre il più interessante e coraggioso esperimento politico, che la sinistra italiana abbia posto in essere da sempre. Una “creatura” che meriterebbe ancora cure, attenzioni ed impegno. Ma che dopo Walter, c´è da scommettervi, sarà  abbandonata a se stessa, e lasciata morire.

Il Pd, infatti, è Veltroni, e senza Veltroni non può sopravvivere; è un´idea, una sfida, un progetto disegnati ad immagine e somiglianza di Walter (nel bene come nel male). Se viene meno lui, che meglio di chiunque altro – almeno ora -° può garantire l´equilibrio tra le diverse anime e le diverse sensibilità  presenti nel partito, la casa comune, pian pianino, andrà  in frantumi. E la politica tutta, gradualmente, ripiomberà  nelle paludi del ‘900 e della Seconda Repubblica (quando, invece, sembrava affacciarsi la Terza).

Non più il tentativo di conciliare istanze sociali – solidarietà  – e mercato; non più il tentativo di costruire “il partito di tutti i lavoratori” – operai, impiegati, professionisti ed imprenditori -, senza distinzione di censo, e soprattutto superando la logica venefica della lotta di classe; non più blairismo, ancoraggio alla realtà , e superamento di steccati ideologici e pregiudizi. In poche parole: non più una sinistra moderna, capace di affrontare le sfide dei tempi, aggiornando lessico e proposte, per portare a termine la propria missione. Ma un tragico salto all´indietro, verso un socialismo che potrà  avere anche il sapore del massimalismo (per effetto della sinergia con i partiti comunisti). Questo, il futuro del Pd dopo Walter. Questo, il progetto caldeggiato da Bersani e D´Alema. Questa, la ragione per cui ampi settori dell´ex Margherita sono pronti ad abbandonare la nave, per intraprendere nuovi percorsi politici. Questo, soprattutto, il motivo per cui il Pd verrà  fatto morire in culla.

E di ciò bisognerebbe essere contenti? Bisognerebbe rallegrarsi della fine tragica di un´esperienza politica, sapendo che la stessa potrebbe avere effetti negativi anche sul centrodestra, perché potrebbe indurre gli esponenti dello schieramento liberal-conservatore, a considerare inutile – e addirittura troppo onerosa – la nascita di un soggetto unitario, il cosiddetto Popolo della Libertà , in mancanza di un analogo progetto a sinistra?

Francamente faccio fatica a trovare motivi di giubilo, in tutto ciò.

Non solo.

Il Paese ha un bisogno immenso di riforme costituzionali, che rendano più celeri le scelte del governo (di qualunque governo), più rapido il processo legislativo. Tutto questo, può essere garantito da alcune modifiche della Carta. Modifiche che, però, richiedono una maggioranza qualificata, una maggioranza dei 2/3 dei rappresentanti in Parlamento. E soprattutto: un´idea comune e condivisa di Paese.

Il Pd veltroniano e il Pdl, questa idea comune e condivisa di Paese, bene o male, l´avevano: l´introduzione del premierato forte; una legge maggioritaria a turno unico o à  la francese; una riforma dei regolamenti parlamentari capace di garantire, in egual misura, corsie preferenziali ai progetti di legge governativi, e maggiori poteri all´opposizione, con l´istituzionalizzazione della figura del “Capo dell´opposizione”, e con il riconoscimento formale del “Governo ombra”.

Dopo Veltroni, l´idea comune e condivisa di Paese (e delle riforme istituzionali necessarie a modernizzarlo), verrà  a mancare.

D’Alema (e, quindi, Bersani) vuole un´Italia pluripartitica. Per questo caldeggia l´introduzione di un sistema elettorale proporzionale, con soglia di sbarramento al 5%; inoltre, è fortemente contrario alla elezione – o designazione – popolare del Capo del Governo (il Sindaco d´Italia); vuole il Cancellierato alla tedesca, perché vuole che la coalizione di governo venga decisa dal Parlamento – cioè dai partiti – dopo le elezioni, e non dai cittadini. Insomma: ha un´idea opposta – a quella del Pdl – su come riformare l´Italia.

Dunque dopo Veltroni, il dialogo sulle riforme sarà  accantonato sine die: per divergenza assoluta di vedute.

Anche di questo, bisognerebbe gioire? Bisognerebbe rallegrarsi del fatto che questo cacchio di Paese rimarrà  eguale a se stesso, con tutte le sue inefficienze e lentezze, per l´eternità ?

A me non viene proprio da sorridere, se penso a questo scenario. Non sono nato così tanto coglione.

Certo, a questo punto, qualcuno si starà  chiedendo: “Ma caro Camelot, pensi che Veltroni non abbia fatto errori, che la sua segreteria sia stata sempre contrassegnata dalla volontà  di dialogo, e soprattutto: pensi che Veltroni abbia fatto una opposizione utile, alla sinistra e al Paese”?

Assolutamente no. Veltroni ha fatto un marea di errori, e di ogni tipo.

Ha dimostrato di non avere carattere e determinazione. Si è mostrato debole e ondivago, incline ad assecondare – troppo spesso – le mai sopite pulsioni antiberlusconiane ed antidemocratiche del proprio elettorato, con ciò smentendo le promesse che aveva fatto in campagna elettorale: “Mai più antiberlusconismo“. In 8 mesi di legislatura non ha praticamente mai fatto un´opposizione “anglosassone” e costruttiva: il governo accoglieva gli emendamenti avanzati dal Pd, e il Pd che faceva? Votava contro i propri emendamenti, pur di votare contro le proposte di legge del governo.

Inoltre, in questo scorcio di legislatura dai banchi del Partito democratico non è mai arrivata una proposta al governo, che fosse una, seria e credibile; o uno stimolo. Solo insulti, e solo continue affermazioni di “inadeguatezza“, rispetto ai problemi del Paese; accompagnati, purtroppo assai spesso, da menzogne. E questo, nonostante gli italiani mai abbiano smesso di esprimere chiari segnali di gradimento (e non solo nei sondaggi), nei confronti dell´esecutivo in carica.

Ma questa condotta, però, non può essere imputata solo alla fragilità  caratteriale di Veltroni. Sarebbe intellettualmente disonesto.

Vivere, come a lui è capitato, circondato da veri e propri nemici – all´interno del partito (D´Alema), e nella coalizione (Di Pietro) -, avrebbe portato allo sbando chiunque si fosse trovato al suo posto.

Come puoi fare un´opposizione costruttiva e credibile, quando il tuo alleato (Di Pietro) accusa Berlusconi di essere Hitler, e con ciò facendo fa apparire te una mammoletta succube del Caimano?

Come puoi fare un´opposizione seria, costruttiva e credibile, quando il tuo alleato urla e sbraita, incita all´odio, e questo facendo ottiene il plauso finanche dei tuoi elettori?

Come puoi fare un´opposizione seria, credibile e utile al Paese, quando i tuoi colleghi di partito (D´Alema, La Torre, Parisi e chi più ne ha più ne metta), da sera a mane non fanno altro che delegittimarti, parlando male di te, e provando in qualsiasi maniera a sodomizzarti e a defenestrarti?

Nemmeno Superman sarebbe sopravvissuto a tutto ciò.

Certo, Di Pietro lo ha scelto Veltroni, come alleato. E questo è stato il suo più grande errore. Che ha pagato per intero.

Ma D´Alema, Parisi, La Torre, Bindy, Marini, Rutelli e compagnia cantando, chi cacchio li ha scelti?

Con le dimissioni di Veltroni, in conclusione, si chiude un capitolo della storia politica italiana.

Il centrosinistra tornerà  ad imbarcare cani e porci, dai comunisti ai Verdi, riproponendo agli italiani il solito inaffidabile caravanserraglio.

E al centrodestra, per continuare a vincere, basterà  assai poco: gli sarà  sufficiente mostrarsi moderatamente riformatore, moderatamente disponibile a ridurre la pressione fiscale, moderatamente incline alla modernizzazione del Paese.

E di ciò bisognerebbe gioire?

Se volete, votate Ok.

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36 Responses to "La fine del Pd e dell’Italia bipartitica (?)"

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