La destra continuerà  a vivere nel Popolo della Libertà 

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Non scenderanno lacrime, almeno non qui; all’opposto, si leveranno sorrisi di gioia: ché il percorso avviato quindici anni orsono, arriva a compimento

Non muore la destra; essa nasce a nuova vita, per continuare la propria missione: dare un futuro di prosperità  al Paese, garantendo politiche che rappresentino una sintesi di apertura alla modernità , e di rispetto per quella parte di tradizione che, essendo ancora utile, merita di essere preservata.

Tre lustri di storia di Alleanza Nazionale sono difficili da raccontare. O forse no: in fondo, se ciascuno di noi avesse il coraggio d’interrogarsi con onestà , e di scandagliare la propria coscienza per verificare quali evoluzioni politiche essa abbia maturato in questo arco temporale, forse scoprirebbe di dovere qualcosa a quel partito, e alle battaglie che esso ha condotto. E, allora, per descrivere la storia di An, forse basterebbe raccontare la storia delle idee e dei valori di ciascuno di noi, così come sono cambiati in questi quindici anni.

Oggi, parlare di Patria, usare questo termine un tempo considerato antiquato e codino, non è più tabù. Non è una parola che appartiene solo alla destra. Non più. E´ un´idea – un sentimento, un´emozione – che è divenuta patrimonio di ciascuno di noi, quale che sia la sua appartenenza politica.

Stesso discorso per il Tricolore. Un tempo, il solo ostentarlo, il solo brandirlo in una manifestazione, in un corteo, portava ad essere qualificati come nazionalisti, o peggio: guerrafondai. Oggi, quel simbolo è solo l´emblema della nostra terra, della nostra identità  di popolo, della nostra tradizione. E appartiene a tutti noi.

Il tema della legalità  e della sicurezza, soprattutto in relazione alla presenza di extracomunitari irregolari: oggi, finanche la sinistra democratica, ha capito che l´accoglienza nei confronti degli immigrati non possa ch´essere subordinata alla garanzia che quest´ultimi abbiano un lavoro, e che vengano qui non per delinquere. Oggi, finanche la sinistra democratica, ha compreso che all´origine della xenofobia e del razzismo, non v´è la paura dello “straniero”: ma il timore che questi, se privo di un lavoro regolare, non possa sottrarsi all´abbraccio mortale della criminalità  locale. Dove c´è immigrazione regolare, c´è accoglienza; dove c´è accoglienza, c´è integrazione; dove c´è integrazione, non c´è xenofobia o razzismo. Oggi, questa consapevolezza, non appartiene più solo alla destra.

La democrazia diretta.

Ancora vent’anni fa, il solo proporre l´elezione – da parte del Popolo Sovrano – del Capo dello Stato o del Presidente del Consiglio, portava ad essere qualificati come golpisti (sic). Oggi, invece, la nostra Repubblica è piena zeppa – mi sia concesso – di “elezioni dirette”. Attraverso queste, eleggiamo: Sindaci, Presidenti di Regione, di Provincia e di Municipalità . Senza considerare il fatto, poi, che – in qualche modo – designiamo il Presidente del Consiglio; e attualmente la nostra forma di governo può essere qualificata come un premierato de facto. Queste riforme facevano parte del patrimonio – esclusivo – di proposte della destra (missina prima, e “alleata nazionale” dopo). Oggi, mi pare, siano patrimonio di tutti. A tal punto, che magari qualche giovanotto potrebbe anche pensare che la democrazia diretta sia un tratto programmatico-identitario originario della sinistra. Se così fosse, sarebbe solo un successo ulteriore della destra.

La destra non è il fascismo.

Il più grande merito politico di Alleanza Nazionale è stato quello di incarnare una destra che finalmente dichiarasse la propria completa estraneità  al fascismo (e accettasse l’antifascismo come valore democratico). Una destra che chiudesse i conti col passato, e che affermasse solennemente di “abbandonare la casa del padre, sapendo di non farvi più ritorno“.

E ciò è stato un merito, non solo perché – ovviamente – era necessario e giusto prendere le distanze, una volta e per sempre, da quella dittatura (il fascismo-regime): ma anche perché il patrimonio di proposte politiche – soprattutto quelle economiche (il fascismo-dottrina) – di cui si faceva portavoce il Movimento Sociale Italiano (e che dal fascismo derivavano), nulla aveva a che fare con la destra, propriamente detta, integrando un insieme di politiche di sinistra.

D’altra parte, Mussolini nacque e morì socialista. E, come ha raccontato qualche tempo fa Francesco Cossiga – rivelando una confessione che gli fece Giorgio Almirante -, prima di morire, al futuro segretario del Msi, il Duce disse: “Mi raccomando, quando sarà  finito tutto, cercate di creare un vostro partito. Rivolgetevi a Nenni per avere aiuto. E se non riuscite a creare un partito, allora votate Partito Socialista”.

Almirante, dal canto suo, partecipò alla fondazione del Msi creando una corrente che si chiamava “Sinistra Nazionale”. E, anche quando ne divenne Segretario, ed ebbe l´intuizione di “trasformalo” in un partito di destra, non riuscì mai a distaccarsi dalla “dottrina economica”, almeno in parte di sinistra, ereditata dal fascismo. Non a caso Umberto Croppi, ex missino di sinistra ed attuale assessore alla cultura del Comune di Roma, qualche anno fa, in un´intervista rilasciata a Claudio Sabelli Fioretti, dichiarava:

Per me, ma anche per tanti altri, il Msi è stata un´esperienza di sinistra“.

L’elettorato era di destra ma quasi nessuno di noi si considerava di destra“.

L´Msi nacque proprio perché la Dc temeva una frana a sinistra dei giovani di Salò. Alcuni, come Stanis Ruinas, che aveva fondato la rivista Pensiero nazionale, erano addirittura finanziati dal Pci di Togliatti. La Dc, per porre rimedio, concordò con i vertici in latitanza della Repubblica di Salò la nascita di un partito che li raccogliesse“.

Beppe Niccolai (…) era proprio comunista. Un comunista che aveva aderito al fascismo. Il suo archivio era per metà  annate di pubblicazioni di sovietologia. Al congresso del Msi del 1984 iniziò citando Lenin e finì citando Mao. Fu espulso dal Msi perché in una direzione nazionale aveva fatto approvare un ordine del giorno di condanna dei potentati economici approvato dal comitato centrale del Pci la settimana prima. Alla scuola di formazione del Msi studiavamo il modello dell´impresa proprietaria, l´abolizione della proprietà  dell´azienda, gli operai che diventano padroni. Quelli come me, e ce n´erano tanti, Almirante li chiamava “castristi”: per le barbe e i capelli lunghi ma soprattutto per quello che dicevano“.

Ancora.

Pino Rauti, qualche anno dopo aver deciso di non aderire ad Alleanza Nazionale, rivendicava ancora° con orgoglio, il suo passato di missino di sinistra:

Già  nel ’68 agitavo le tesi di Evola, il primo dei contestatori della società  capitalista; e con me erano i giovani migliori, da Marco Tarchi a Gianni Alemanno“.

Arrivando a ricordare anche il suo vecchio progetto, che era quello di schierare a sinistra – con le forze di sinistra – il Movimento Sociale Italiano:

Dopo il crollo del comunismo bisognava andare a sinistra. Fini andò a Fiuggi, e poi a Washington e a Gerursalemme“.

Si tratta di cose che chiunque abbia militato nel Movimento Sociale Italiano, ben conosce. Si tratta di cose ricordate anche – e giusto qualche giorno fa – da Giulio Caradonna. Che, intervistato dal Corriere della Sera, non ha risparmiato critiche neppure ad Alemanno (ex missino di sinistra, anch‘egli):

Me lo ricordo ragazzo: grande coraggio fisico, poca intelligenza politica. Lo rivedo con la kefiah in testa, guidare i nostri giovani sinistrorsi e filoarabi (…). Rautiano di ferro, ne sposò la figlia ma lo mollò per Fini. Ora mi dicono si sia ravveduto“.

E stoccate ne ha lanciate anche a Storace:

Bravo ragazzo. Sinistrorso pure lui“.

Insomma: aver rotto con il fascismo e aver mandato in soffitta il Movimento Sociale Italiano, ha consentito all´Italia di avere una vera e propria destra. Cosa che, prima della nascita di Alleanza Nazionale, nell´epoca post-bellica non era stata possibile.

Con Alleanza Nazionale – e grazie a Berlusconi – è stato possibile creare il bipolarismo, in Italia: la più grande conquista politica degli ultimi 20 anni (assieme all´elezione diretta di Sindaci, e Presidenti di Regione e Provincia).

Troppo spesso, io credo, si dimentica cos´era, il nostro paese, prima della Seconda Repubblica. Si dimentica che l´Italia aveva un sistema politico bloccato, blindato. In cui i governi, quasi sempre di centrosinistra, non erano scelti dai cittadini, mediante il voto: ma dai partiti, mediante accordi spartitori in Parlamento.

Oggi i partiti si presentano agli elettori con dei programmi, tra loro concorrenziali. I cittadini votano e scelgono. E la volta dopo, se non sono soddisfatti di come ha governato una coalizione, votano per l’altra.

Questa cosa qui, che soprattutto i più giovani considerano come scontata e ovvia, prima della nascita della Seconda Repubblica non era possibile.

E non sarebbe stata possibile, nemmeno oggi, se Alleanza Nazionale non fosse nata.

Forza Italia e Berlusconi, dopo Tangentopoli, sono riusciti a presentarsi agli italiani come il “nuovo”, e a catalizzare enormi consensi, proprio perché erano alleati con una forza politica – la nascente An – che, con il vecchio sistema politico e corrotto (quello della Prima Repubblica), nulla aveva mai avuto a che spartire.

Alleanza Nazionale, almeno da questo punto di vista, diede enormi garanzie – fin da subito – agli italiani. Che, delusi dalle ruberie dei partiti della Prima Repubblica, reclamavano un´inversione di rotta radicale. Inversione di rotta che gli eredi del partito anti-sistema che era il Msi, potevano garantire. Come nessun altro!

Ma la stagione del bipolarismo, in Italia, non si sarebbe consolidata nel tempo se la destra non avesse deciso di uscire dal ghetto in cui, almeno in parte, si era auto confinata.

Da qui la decisione di crescere, di diventare adulta, di confrontarsi con la realtà ; la decisione di diventare una destra liberal-conservatrice, come ne esistono in tutta Europa, e di affrontare la sfida più ardua: quella di governare la Nazione; la decisione di bruciare i ponti, di ripensarsi, di ammettere i propri errori e i propri colpevoli silenzi, su alcune pagine buie della storia patria.

Da qui, anche la scelta di qualche “fuga in avanti”. Come quella che fece Fini, alle Europee del ’99, con la lista dell´Elefantino: il primo vero tentativo di proporre in Italia, l´equivalente del Partito Repubblicano americano (ciò che il Popolo della Libertà , si spera, proverà  ad essere). Un esperimento fallito, però, perché pensato in funzione anti-berlusconiana; e perché il Paese, forse, non era ancora pronto.

Ma Alleanza Nazionale è stata tante altre cose, ancora (e tutte non le si può elencare). E´ stata la garanzia di un partito fermo nelle decisioni, capace di farsi carico di scelte di modernizzazione necessarie, ma anche impopolari, almeno presso una parte dell´elettorato (penso alla legge Biagi, o alla riforma delle pensioni); e allo stesso tempo non ha mai smesso di apparire ed essere, agli occhi dell´opinione pubblica e magari anche dell´opposizione, come una forza politica capace di esprimere posizioni equilibrate, e moderate, quando era necessario. La forza delle idee, in fondo, non si misura dall’intensità  del tono di voce che si usa per esporle. Anzi, spesse volte se si alza troppo la voce, è perché si ha nulla da dire o proporre.

Tra qualche ora su Alleanza Nazionale calerà  il sipario. E la destra italiana farà  un altro passo in avanti, verso il Partito degli Italiani: il Popolo della Libertà .

Per quel che mi riguarda, il futuro non mi è mai parso così bello.

E così di destra.

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