Sanità siciliana, approvata la riforma: al via la parità tra pubblico e privato

Dunque, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato una riforma della Sanità che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare una piccola rivoluzione; finalizzata, secondo il Presidente Lombardo, a garantire:

Più salute e meno burocrazia, costi minori e migliori servizi”.

Uno degli obiettivi prioritari della misura approvata dal “Parlamento” siciliano, è quello di razionalizzare la spesa nel comparto in oggetto, anche attraverso un accorpamento delle aziende sanitarie locali.

In particolare, dal primo settembre 2009 (data di entrata in vigore della riforma) le suddette aziende passeranno dal numero di 29 a 17. In luogo delle Ausl, ogni provincia disporrà di una propria Asp (azienda sanitaria provinciale), e ciascuna di esse, poi, si articolerà in distretti ospedalieri (20 in totale) costituiti dall’unione di ospedali medi e piccoli.

Ogni distretto ospedaliero, inoltre, ricadrà sotto la guida di un coordinatore sanitario e di un coordinatore amministrativo nominati dal competente direttore generale.

Va aggiunto, ancora, che il sistema sanitario attualmente in vigore in Sicilia, prevede vi siano 29 direttori generali ed un egual numero di direttori sanitari ed amministrativi (per un totale di 87). Cui vanno sommati 73 direttori di presidio. Dal primo settembre, invece, il totale di tutti i direttori passerà da 160 a 122.

Tempi bui, inoltre, per quei manager che dovessero amministrare in modo sciatto o poco oculato, le strutture sanitarie al cui vertice sono stati collocati. Per effetto della riforma, infatti:

“I direttori generali decadranno automaticamente in caso di mancato raggiungimento dell’equilibrio di bilancio o degli obiettivi prefissati. La valutazione sarà a carico di un soggetto esterno (l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali o di un’altra struttura ad evidenza pubblica scelta dall’assessore)”.

Un altro aspetto fondamentale del provvedimento varato dall’Ars, infine, riguarda la parificazione tra sanità pubblica e privata. Saranno i cittadini, dunque, a decidere dove curarsi.

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