Rischio scissione nel Pd: i cattolici pronti a traslocare nell’Udc

Sembravano illazioni, quelle che accreditavano – fino a qualche tempo fa – come possibile una scissione in casa Pd. Ora, invece, appaiono come qualcosa di ben più concreto. Quasi una certezza.

A far precipitare le cose, e a mettere in agitazione i cattolici piddini, sono stati essenzialmente due fattori: la decisione di Franceschini di far adottare al partito una “posizione unica”, in tema di testamento biologico (cosa che ha di molto irritato persone come la Binetti, ma non solo); e dall’altra il “varo”, da parte di Pier Ferdinando Casini, del cosiddetto Partito della Nazione: il progetto neocentrista, che ai credenti del Pd offrirebbe un approdo sicuro, dove poter esprimere e vivere la propria identità cristiana, senza sentirsi ospiti – mal accetti – in casa d’altri (cosa che, negli ultimi tempi, a loro giudizio è avvenuta troppo spesso).

Non si tratta più d’illazioni, si diceva. E ciò perché alcuni esponenti del partito hanno iniziato a pronunciare parole chiare, circa l’ipotesi di una loro confluenza all’interno del partito di Casini.

La prima è stata la senatrice teodem, Paola Binetti:

Se l’input è semplicemente “venite con noi”, non è sufficiente. Se si dovesse dire sediamoci intorno a un tavolo e creiamo un soggetto nuovo, beh, come dicono a Roma: se po ‘ffa”.

Anche perché, ha aggiunto la numeraria dell’Opus Dei, diversi bocconi amari hanno dovuto deglutire, ultimamente, i cattolici del Pd:

Primo fra tutti, sul testamento biologico, la trasformazione della posizione prevalente in posizione unica. E poi la partecipazione di Franceschini alla manifestazione della Cgil, che non è stata il massimo”.

Poi è stata la volta di Enrico Letta:

Questo bipolarismo è finito. L’elettorato non è bipolare, ma tripolare: diviso non tra destra e sinistra ma tra progressisti, moderati e populisti”.

Si tratta di unire progressisti e moderati, in un patto che non potrà includere né la Lega da una parte, né Di Pietro e i comunisti dall’altra. Dobbiamo costruire un nuovo Centro-sinistra: con la C di Centro maiuscola. Con un terzo dei voti non si vince: è evidente che dobbiamo rispacchettare tutto”.

Il Pd, così com’è, è condannato alla sconfitta: non a caso, come ha fatto notare per primo Marc Lazar, il suo insediamento elettorale coincide in modo impressionante con quello del Pci di trent’anni fa. Si tratta di andare oltre questo Pd, e anche oltre l’alleanza con Casini. Uscire dalla riserva indiana dei perdenti, e cambiare il sistema”.

Poi è stato il turno di Enzo Carra, altro teodem del Pd:

Già adesso il Pd può fare a meno di me e di altri come me. Se poi un giorno sarà guidato da qualcuno che viene dalla tradizione marxista (leggi: Bersani, ndr), l’idea dell’amalgama tra laici e cattolici finisce. Si vedrà tra giugno e ottobre…”.

Ancora la Binetti:

Le dimissioni di Veltroni erano l’inizio del progetto di spostamento a sinistra del partito. Adesso sono stati candidati Cofferati e Bettini. E i nostri candidati per l’Europa quando arrivano? Franceschini è diventato segretario con un preciso mandato: garantire il pensiero Ds”.

Io vorrei al contrario, che Pd e Udc si attrezzassero per una collaborazione efficace e di governo”.

Sempre la Binetti:

Questo partito nella sua fondazione ha fatto delle promesse: dare vita a una forza politica capace di fare la sintesi tra la migliore tradizione del cattolicesimo orientato in senso sociale – la storia della Democrazia Cristiana che aveva la sua anima più vibrante verso le riforme sociali – e la cultura del Partito Comunista prima e poi Pds e Ds. Una sfida ardua ma molto alta. Mentre su alcuni temi sociali è facile ma anche creativo e costruttivo creare delle sintesi, come il no alle ronde e il sì all’integrazione degli immigrati; viceversa, su altre questioni, ancora oggi una parte di quella sensibilità che si riconosce nella cultura con radici cristiane viene mantenuta sottotono”.

Non ho condiviso lo sforzo che si è chiesto a tutti i cattolici di omologarsi a una sola scelta sul testamento biologico, che ha trasformato una posizione prevalente in una posizione unica. Una trentina di persone al Senato hanno mostrato attenzione ai temi della vita, poi tutti hanno votato contro tranne due. Questo pressing non mi è piaciuto. E non sono stata affatto entusiasta, per non dire critica, per la partecipazione di Franceschini alla manifestazione della Cgil, dove quella piazza vista in televisione era rossa (anche se il segretario ha parlato di unità del sindacato). Molte perplessità anche sull’approdo europeo; è vero che si dice che non andremo nell’Internazionale Socialista, ma è ancora tutto fumoso. Insomma, ci sono molti elementi che dimostrano che quando ci si avvicina a questioni che hanno stigma ben precise, in cui si valuta che posto occupa la specifica tradizione culturale che ha radici cristiane, diventa prevalente a volte in modo schiacciante la cultura dei Ds. Questo mi preoccupa di fronte a un partito nuovo chiamato a fare sintesi e non vorrei che in realtà fosse un assorbimento”.

Quanto alla possibilità di confluire nell’Udc, conclude la Binetti:

Va prima verificato che il nuovo Centro abbia la forza per incidere”.

Entro ottobre ne vedremo delle belle.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà.



Tags: , , , , , , ,

16 Responses to "Rischio scissione nel Pd: i cattolici pronti a traslocare nell’Udc"

  • Alex says:
  • Enrico says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • pablo says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • Luca says:
  • camelot says:
Leave a Comment