Idratazione e nutrizione artificiali: per i medici cattolici dell’Amci sono cure normali e possono essere sospese

Quantunque scalzato da questioni un tantino più importanti ed urgenti, il testamento biologico rimane all’ordine del giorno dell’agenda politica del Parlamento.

Prima o poi, dunque, se ne tornerà a parlare. Speriamo, questa volta, con toni e modi più sereni e rispettosi del punto di vista di ciascuno.

Veniamo al dunque.

Una delle questioni pertinenti il “fine vita” che maggiormente divide politici e gente comune, è quella relativa all’idratazione e all’alimentazione artificiali.

Rappresentano un “sostegno vitale”, e dunque non possono formare oggetto di una dichiarazione anticipata di trattamento? O le si deve considerare come cure normali, cui si possa – in caso di stato vegetativo – rinunciare?

Si tratta, ovviamente, di un aspetto complesso e problematico della vicenda. Anche perché pesano, in proposito, le indicazioni della Chiesa. Che, al riguardo, è legittimamente perentoria: idratazione e alimentazione rappresentano sostegno vitale, e non possono formare oggetto di una Dat. Autorizzarne la sospensione della somministrazione, equivarrebbe a legittimare un omicidio.

Ma siamo sicuri che i medici cattolici condividano il “punto di vista” del Vaticano?

A giudicare da alcune valutazioni espresse da esponenti milanesi dell’Amci (l’Associazione medici cattolici italiani), parrebbe di no:

Questi interventi, a volte, non ottengono il fine per cui sono instaurati o sono troppo gravosi per il paziente”.

Carlo Vergani, geriatra di fama internazionale, e vice presidente dell’associazione:

Cibo e acqua somministrati artificialmente possono diventare accanimento terapeutico. Il prolungamento della vita non deve essere un principio assoluto. Al di sopra di esso prevale la dignità del malato”.

Dello stesso avviso è anche il vice presidente della Federazione europea delle Associazioni medici cattolici, Alfredo Anzani. Il quale, addirittura, cita un passaggio di un documento redatto – nell’agosto del 2007 – dalla Congregazione per la dottrina della Fede:

L’obbligo di somministrare cibo e acqua per vie artificiali c’è nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria”.

Precetto questo, che il gesuita Bartolomeo Sorge – anche rifacendosi al Catechismo della Chiesa – condivide appieno:

Esiste un diritto a morire con dignità, evitando sofferenze inutili. Pertanto, l’interruzione di procedure mediche sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”.

D’altro canto, a quanto pare anche la maggioranza (relativa) dei cattolici praticanti (il 47%), ritiene si possa e si debba rinunciare all’idratazione e all’alimentazione artificiali (giudizio condiviso dal 68% della popolazione italiana).

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