Fini elogia Enrico Berlinguer, il principe dell’ipocrisia di sinistra

Dunque, il Presidente della Camera, ieri l’altro ha reso omaggio ad Enrico Berlinguer (scomparso 25 anni fa);  usando nei suoi riguardi, parole di ammirazione:

“(…) Credo che la capacità di visione nazionale del leader del Pci sia possibile coglierla con particolare intensità nell’ultimo tratto del suo percorso umano e politico, quando lanciò il tema della questione morale. Non fu solo l’orgogliosa rivendicazione della presunta “diversità comunista”. Fu anche la capacità di guardare in profondità alle dinamiche in atto nella politica italiana, nel momento in cui si manifestavano le prime crepe nel rapporto di fiducia tra la politica stessa e la società.

«Egli percepì acutamente e con ragione – ha detto Massimo D´Alema – il rischio di una degenerazione del sistema politico. E ponendo la questione morale pose in realtà il problema della democrazia e delle sue basi di consenso e di legittimazione che si sgretolano se viene meno il nesso tra etica e politica». Né possiamo dire che, nella questione morale sollevata da Berlinguer, fossero presenti valori riconosciuti soltanto dalla sinistra italiana. Nel richiamo al nesso tra etica e politica si esprime un più generale spirito repubblicano. È quello stesso spirito che anche oggi deve rimanere come valore condiviso tra i diversi schieramenti politici. Ricordo quando il segretario missino Giorgio Almirante si mise in fila tra i militanti comunisti sotto Botteghe Oscure per rendere omaggio alla camera ardente di Berlinguer (…)”.

Bene. Premesso che Fini ha pronunciato queste parole in qualità di Presidente della Camera, e non come politico; e premesso che il contenuto della sua concione non poteva, in ragione di ciò, che essere elogiativo, vediamo di integrare (per usare un eufemismo) – e com’è doveroso fare – il discorso dell’ex leader di An.

Innanzitutto, quando Berlinguer pose al centro del dibattito politico il tema della cosiddetta “questione morale”, correva l’anno 1981. E il Partito comunista italiano, da soli 30 anni, percepiva finanziamenti illeciti da una potenza nemica: l’Unione Sovietica. Tali finanziamenti illeciti – in nulla diversi da quelli incamerati dalla Democrazia Cristiana e dal Psi – arrivarono a Botteghe Oscure fino al 1991. La somma complessivamente percepita dal Pci, ai valori attualizzati del 1997, è stata pari a mille miliardi di vecchie lire.

Interrogato al riguardo da alcuni pubblici ministeri, Armando Cossutta ha dichiarato:

Sì, il Pci prese quei soldi”.

Da una parte sotto forma di finanziamenti diretti e dall’altra attraverso i proventi delle attività di import-export di società italiane collegate al Pci. Tra esse cito in particolare la società di turismo Italtourist, di cui sono stato presidente”.

Enrico Berlinguer, dunque, almeno da questo punto di vista, non solo non può essere incensato. Ma deve anzi essere criticato, perché ha incarnato la peggiore ipocrisia possibile: quella di chi predica bene, ma poi razzola malissimo.

Cosa che a sinistra non hanno mai smesso di fare.

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22 Responses to "Fini elogia Enrico Berlinguer, il principe dell’ipocrisia di sinistra"

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