Sequestrati in Italia bond Usa per un valore di 135 miliardi di dollari

La storia è questa.

Due signori giapponesi sono stati beccati a Ponte di Chiasso (il 3 giugno scorso), mentre stavano recandosi in Svizzera con una valigetta contenente bond Usa del valore complessivo di 134,5 miliardi di dollari (grossomodo: l’1% del Pil statunitense).

Alcuni agenti della Guardia di Finanza di Como li hanno fermati per un controllo, hanno domandato loro se avessero qualcosa da dichiarare, e come risposta hanno ricevuto un No. Tuttavia, quando hanno chiesto ai due nipponici di aprire la borsa, i militari si sono trovati al cospetto di un vero e proprio tesoro, costituito da titoli statunitensi del valore sopra riportato. E così ripartito:

“124,5 mld è il controvalore di 240 Federal Reserve notes, ovvero bond del valore di 500 mln ciascuno; i rimanenti 10 mld sono da ricondurre a 10 titoli del valore di 1 mld ciascuno. Si tratta dei cosiddetti Kennedy bond, biglietti di stato (Treasury notes) emessi nel 1998 che non prevedono cedola. In pratica parliamo di titoli un po’ sui generis, non molto conosciuti”.

Dei due uomini fermati, ad oggi si conosce l’identità solo di uno: si tratta di tale Tuneo Yamauchi che, secondo indiscrezioni, sarebbe il cognato di Toshiro Muto, l’ex vice governatore della Banca del Giappone.

Perché i due nipponici stavano recandosi in Svizzera, con una montagna di miliardi di dollari in borsa?

La questione si fa interessante.

A quanto riferisce Stefano Sansonetti – riprendendo le tesi del giornalista radiofonico americano, nonché blogger, Hal Turner (di recente arrestato, forse a causa di tali sue dichiarazioni) – i due giapponesi stavano provando a raggiungere la Confederazione elvetica per piazzare i titoli e disfarsene. Il motivo?

Presto detto.

Il governo del Sol Levante, nutrendo dubbi sulla capacità del Tesoro Usa di rimborsare quei titoli – e, quindi, per sottrarsi al rischio di un imminente default statunitense (non ridete, per favore, la cosa è seria. Tsè!) – avrebbe incaricato i due uomini di recarsi in Svizzera, per provare a piazzare i titoli, e ottenerne in cambio il controvalore monetario.

Qualcuno starà chiedendosi: embè, che ce frega?

La cosa, invece, deve interessarci. E anche molto.

Si dà il caso, infatti, che i due uomini, come sopra si è detto, quando sono stati fermati dalla Gdf, non abbiano dichiarato di trasportare danaro. Il che, pur non costituendo illecito penale, integra – secondo le nostre leggi – la “mancata dichiarazione valutaria”. Che fa scattare una bella ammenda, pari al 40% del valore non dichiarato. Ovvero: 38 miliardi di euro.

Quando intaschiamo?

P.S.: la situazione, in verità, è un po’ più complessa, perché i bond potrebbero essere falsi (anche se appare ipotesi poco plausibile). Se così fosse, a noi non toccherebbe il becco d’un quattrino.

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13 Responses to "Sequestrati in Italia bond Usa per un valore di 135 miliardi di dollari"

  • nicoletta says:
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