Lo Stato etico ai tempi del Pd

Un giorno sì, e l’altro pure, invocano la laicità dello stato: quest’ultimo, dicono, non si intrometta nella vita privata dei cittadini; e, soprattutto, non pretenda di farsi braccio secolare della Chiesa, dei suoi dogmi, e dei suoi imperativi morali.

In nome del medesimo e sacrosanto principio, essi invocano – ad esempio – una legislazione in materia di convivenze che non penalizzi – e ci mancherebbe – le coppie gay: lo stato, la politica, essi dicono, rimangano fuori dalla vita sessuale delle persone. Non spetta alla politica, al Parlamento o al governo, sindacare i costumi sessuali dei cittadini. Ciò che avviene sotto le lenzuola, non può essere soggetto a censura alcuna; e una coppia gay, quantunque faccia cose poco commendevoli secondo la morale di alcuni, è in tutto e per tutto eguale ad una coppia eterosessuale.

Più che giusto.

Peccato, però, che a sinistra siano soliti considerare la coerenza come una virtù da fessi, e la corrispondenza tra il dire e il fare, come qualcosa di assolutamente irrilevante. Dunque per loro è assolutamente normale predicare bene e razzolare malissimo o, nella migliore delle ipotesi, praticare due pesi e due misure.

Accade sempre. Accade quando si parli di corruzione, ad esempio, o quando si finisca col parlare di questioni che attengono alla vita strettamente privata dei cittadini.

Così non stupisce che lor signori abbiano presentato una eccentrica mozione parlamentare, in cui si richiede una cosa degna di una teocrazia, o di un regime dittatoriale. Vale a dire:

coerenza tra comportamenti privati e vita pubblica”, e l’adozione, da parte dei ministri e del premier, di un non meglio precisato “codice etico-sessuale” (ohibò!).

Cosa pretendono e donde origina tale richiesta?

Presto detto.

Lor signori, sulla base dei pettegolezzi pubblicati da la Repubblica, reputano veritiere le informazioni che descriverebbero Silvio IV – 73 anni, un pacemaker e una prostatectomia radicale all’attivo -, come un arzillo mandrillo affetto da satiriasi – o da priapismo?, già che ci siamo – intento a scopare con numerose donzelle da sera a mane, per ore ed ore, senza requie e senza mai chiudere occhio; un erotomane che, spesse volte, arriverebbe finanche a cimentarsi in scoppiettanti orge: neanche fosse un Camelot qualsiasi.

Lor signori, dunque, prendendo per buone le dichiarazioni affatto documentabili di una prostituta, sarebbero arrivati alla conclusione che Silvio IV, essendo premier, non possa avere una vita privata del genere: lo stato, essi dicono, deve intromettersi sotto le lenzuola di un cittadino, entrare a casa sua con una videocamera o una macchina fotografica, e stabilire nel talamo egli cosa possa fare, e quando e dove, e finanche con quale frequenza; ché pucciare troppo il biscottino, è prassi poco commendevole per un Presidente del Consiglio. Potrebbe, addirittura, condurlo lontano dalla Retta Via. Amen.

Più precisamente: siccome una signorina si è introdotta nella dimora privata del Premier e, a tradimento e con lo scopo di incastrarlo e ricattarlo (su mandato di qualcuno?), ha realizzato delle registrazioni dalle quali si evincerebbe che – incredibile dictu – Berlusconi le abbia detto: “Lì c’è il letto grande”, “vado a farmi una doccia”, “poi mi metto l’accappatoio bianco” (orrore!); e, siccome la suddetta signorina avrebbe altresì affermato che Silvio IV – 73 anni, un pacemaker e una prostatectomia radicale all’attivo – avrebbe fatto sesso sfrenato con lei tutta la notte, e mai avrebbe chiuso occhio, e avrebbe soltanto e sempre “lavorato” “come un toro”, neanche fosse un Camelot qualsiasi; ecco, stante tutto ciò, la mozione à la Torquemada che lor signori hanno proposto, mirerebbe a censurare tale condotta; che, quantunque sia venuta alla ribalta grazie ad una pratica illecita – è illecita perché io non posso registrare un video o una telefonata con una persona, all’insaputa della stessa, e poi renderne pubblico il contenuto, per di più con l’esplicito intento di ricattarla -, è per lor signori sufficiente a dire che il Premier vada condannato, perché non può fare certe cose, in quanto sotto le lenzuola egli è tenuto al rispetto di non meglio precisati “comportamenti morali”.

Niente laicità dello stato; niente tutela della riservatezza; niente privacy; una morale, da essi individuata in base ad opinabili criteri sessuali, imposta a tutti, imposta a ciascuno, anche contro la sua volontà.

Di più.

Essi dicono che una persona che faccia troppo sesso – ammesso che un 73enne con pacemaker e senza prostata, possa farne – cade in contraddizione se sostiene di voler difendere la famiglia. Perché è notorio: la famiglia è un’istituzione esclusivamente religiosa, mica trova riconoscimenti e tutele in uno stato laico (articolo 29 della Costituzione); mica è difesa da chiunque, anche da chi sia comunista, progressista, ateo o pederasta. Nient’affatto: la famiglia è difesa solo dagli uomini di Fede. E chi difende la famiglia, non solo ipso facto diventa una persona religiosa, ma in più è tenuto a non far sesso. E’ vietato, proibito. E’ proibito anche a chi la difenda essendo ateo, o agnostico, ovvero – come nel caso di Berlusconi – laico-liberale.

Poche chiacchiere, quindi: lor signori postulano che chi vuole difendere la famiglia non debba scopare, pucciare il biscottino, fare cippi cippi ciac ciac. Ciò hanno decretato, e ciò deve essere. Punto e basta!

Delle due l’una, dunque: o a sinistra non difendono la famiglia, o non scopano.

In ogni caso, la mozione che hanno presentato è degna di un partito fondamentalista islamico. Non a caso Bersani, così l’ha commentata:

Questa mozione non è l’asse della nostra opposizione: noi non siamo l’autorità morale di Berlusconi”.

Anche perché lor signori, titoli non hanno per fare la morale ad alcuno (e per compassione non si aggiunge altro).

P.S.: se Berlusconi fosse stato un gay non dichiarato, magari uno che di giorno difende la “famiglia tradizionale” e di notte fa sesso con uomini: la sinistra, cosa avrebbe detto o fatto?

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49 Responses to "Lo Stato etico ai tempi del Pd"

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