La questione morale di Ignazio Mario

“L’uomo che ha lanciato la sua scalata al Pd sventolando la bandiera della questione morale, Ignazio Marino, chirurgo di fama e oggi concorrente alla segreteria del principale partito di opposizione contro Dario Franceschini e Pierluigi Bersani, rischia di essere azzoppato proprio dalla questione morale.

Tutta colpa di un documento da lui controfirmato nella notte fra il 6 e il 7 settembre 2002 con cui si spiegano le varie ragioni del suo polemico abbandono dell’Ismett di Palermo. È una lettera dei soci americani dell’istituto di trapianti, resa pubblica ieri da Il Foglio, in cui si definiscono le modalità di allontanamento del prof. Marino per numerose irregolarità amministrative. Fra cui avere fatto la cresta sui rimborsi spesa…(…) Il testo integrale di quella lettera in cui regolano le dimissioni “spintanee” del professore è integralmente riproposto alle pagine 4 e 5 di oggi e seguito in quelle successiva dalla legittima autodifesa del candidato alla segreteria del Pd. Ognuno leggendo potrà giudicare e farsi un’idea di quel che è avvenuto.

I rilievi sono pesanti, e dal tono tutt’altro che confidenziale di quella missiva firmata per accettazione dal chirurgo, si comprende come abbia qualche debolezza la sua successiva tesi difensiva elaborata insieme al suo staff ieri dopo molte ore. Al noto chirurgo si contestarono rimborsi spesa doppi per almeno 8 mila dollari nel solo anno fiscale 2002. In sostanza Marino presentava la stessa ricevuta sia alla sede di Pittsburgh dell’università sia alla filiale di Palermo ottenendo due volte il rimborso. Sue due ricevute però erano segnati a mano motivazioni diverse da parte dello stesso chirurgo. Oggi lui dice che si trattò di un banale errore contabile suo e che fu lui stesso a segnalare il caso a Pittsburgh. Può essere, anche se appare assai debole come difesa. Tanto più che il suo datore di lavoro a riparazione trattenne il suo ultimo mese di stipendio e non gli versò più il sostanzioso tfr cui lui aveva diritto. Marino non impugnò, ma anzi, sottoscrisse quella decisione.

Ma al di là della questione morale, bisogna ricordare che l’uscita dall’Ismett scatenò furiose polemiche nei confronti dei colpevoli individuati: il presidente della Regione, Totò Cuffaro, il ministro della ricerca Letizia Moratti e il premier dell’epoca, Silvio Berlusconi, colpevoli di avere fatto fuggire da Palermo un cervello tanto fino. Si scatenarono editorialisti come Enzo Biagi e Giulio Anselmi. Intervenne il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Marino disse: fuggo dall’Italia ingrata. Fuggiva dalla gestione allegra dei rimborsi spesa. Oggi dovrebbe scuse a tutti“ (Franco Bechis, Italia Oggi).

E pensare che qui si faceva il tifo per lui.

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