Riscaldamento globale e bubbole

Mentre Obama vi racconta che il riscaldamento globale – qualunque cosa esso sia – è una minaccia: “grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe. Il tempo rimasto per correre ai ripari sta per scadere. La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli sono a rischio”; e mentre l’Unione europea dice niet ad una revisione dei tetti di emissione di Co2, il sottoscritto vi consiglia di guardare attentamente i video proposti in questo post, di leggere questo articolo, di visionare questo memorabile pezzo apparso su Newsweek nel 1975, e di prestare molta attenzione a cosa scriveva Giacomino Leopardi nello Zibaldone (1827):

“Egli è pur certo che l’ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia è voce e querela comune che i mezzi tempi non vi son più, e in questo smarrimento di confini, non vi è dubbio che il freddo acquista terreno. Io ho udito dire a mio padre che in sua gioventù a Roma, la mattina di pasqua di resurrezione ognuno si rivestiva da state. Adesso chi non ha bisogno d’impegnar la camiciuola, vi so dire che si guarda molto bene di non alleggerirsi della minima [4242]cosa di quelle ch’ei portava nel cuor dell’inverno. Magalotti, Lettere familiari, parte I. lett.28. Belmonte 9. Febbraio 1683. (7. 1827. Recanati.)”.

Se i sostenitori del raffreddamento progressivo ed ancor durante del globo, se il bravo Dott. Paoli (nelle sue belle e dottissime Ricerche sul moto molecolare dei solidi) non avessero avuto o avessero da assegnare altre prove di questa loro opinione, che la testimonianza dei nostri vecchi, i quali affermano la stessissima cosa che quello del Magalotti, allegando la stessa pretesa usanza, e fissandola allo stesso tempo dell’anno; si può veder da questo passo, che non farebbero grand’effetto con questo argomento. Il vecchio, laudator temporis acti se puero, non contento delle cose umane, vuol che anche le naturali fossero migliori nella sua fanciullezza e gioventù, che dipoi. La ragione è chiara, cioè che tali gli parevano allora; che il freddo lo noiava e gli si faceva sentire infinitamente meno, ec. ec

Del resto non ha molt’anni che le nostre gazzette, sulla fede dei nostri vecchi, proposero come nuova nuova ai fisici la questione del perché le stagioni a’ nostri tempi sieno mutate d’ordine ec. ec. Quello che tutti noi sappiamo, e che io mi ricordo bene è, che nella mia fanciullezza il mezzogiorno d’Italia non aveva anno senza grosse nevi, e che ora non ha quasi anno con nevi che durino più di poche ore. Così dei ghiacci, e insomma del rigore dell’invernata. E non però che io senta il freddo adesso assai più che da piccolo”.

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16 Responses to "Riscaldamento globale e bubbole"

  • gianni says:
  • Simone82 says:
  • camelot says:
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  • astrolabio says:
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