Redde rationem

Buco nero

La situazione, nel centrodestra, precipita rovinosamente. O così pare.

Vediamo perché.

Berlusconi si sente sotto assedio. E’ convinto che una parte della magistratura voglia farlo fuori, politicamente parlando, una volta e per tutte. Teme che dalla Procura di Milano possa arrivare una sentenza di condanna, in relazione al caso Mills, proprio a ridosso delle elezioni regionali. Così da rovinargli la festa.

Per questo motivo vorrebbe che la sua coalizione lo aiutasse a superare le grane che ha con la Giustizia. Vorrebbe che tutti i parlamentari che fanno capo al centrodestra, sottoscrivessero una dichiarazione d’intenti che li vincolasse ad appoggiare il varo di alcuni provvedimenti legislativi. Naturalmente, e senza tanti giri di parole, si tratterebbe di un impegno ad approvare norme “ad personam”.

“O con me o contro di me“: questa, la sostanza della richiesta berlusconiana. Una vera e propria conta, per capire quanti siano dalla sua parte e quanti, invece, vorrebbero approfittare delle sue disavventure giudiziarie, per estrometterlo dall’agone politico.

Entro mercoledì, a quanto riferisce la stampa, dovrebbe essere pronto il documento che Berlusconi intende far sottoscrivere ai parlamentari del centrodestra. Se la stragrande maggioranza di essi, quando sarà chiamata a pronunciarsi, dovesse schierarsi a sostegno dei desiderata berlusconiani, la legislatura avrebbe il suo normale decorso. In caso contrario, è probabile Berlusconi rassegni le dimissioni, onde spingere il Capo dello Stato a sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni. Se così fosse, però, se si andasse ad elezioni anticipate, Berlusconi sarebbe pronto a sfoderare un’altra arma “impropria”: la corsa solitaria del Popolo della Libertà, senza alcun alleato.

Detto questo, è bene fare una puntualizzazione.

La Procura di Milano, in relazione al caso Mills, ha agito in spregio a qualsiasi logica. Pur di processare e condannare Berlusconi, infatti, è arrivata a calcolare il decorso dei termini di prescrizione, non già da quando l’illecito sarebbe stato commesso – per interposta persona – dal Cavaliere (il presunto pagamento a Mills, affinché quest’ultimo ritrattasse alcune sue dichiarazioni), ma da quando il danaro frutto del presunto illecito sarebbe stato speso (dallo stesso Mills). Tutto ciò è avvenuto perché se si fosse computato in “modo normale e usuale” il decorso dei termini di prescrizione, la Procura meneghina non avrebbe potuto istruire alcun processo contro Berlusconi, visto che il presunto reato a lui imputato era già caduto in prescrizione.

Parlare di accanimento, in questo caso, è più che legittimo.

E tuttavia, se è legittimo questo, non è detto possa esserlo anche la volontà di risolvere questa situazione, mediante modifiche legislative che stravolgano l’ordinamento.

Allo stesso modo, se è palmare che la situazione richieda una soluzione, è altrettanto evidente che il ricorso alle urne, quand’anche premiasse con una nuova vittoria il centrodestra, cosa più che certa, non risolverebbe alcun problema (l‘accanimento giudiziario rimarrebbe in vita). E in più, danneggerebbe il Paese che, in questo momento di crisi economica, ha bisogno di stabilità.

Vedremo come andrà a finire.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà.



19 Responses to "Redde rationem"

  • Fra says:
  • Fra says:
  • valerio says:
  • camelot says:
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  • gino says:
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