Reagan, l’uomo che ha abbattuto il muro

Ronald Reagan

“La caduta del muro è stata un segnale. Un rintocco di campana, che annunciava l’inevitabile. Lo sgretolamento dei sistemi socialisti. Ma a quella campana qualcuno ha dato il colpo decisivo. È per questo motivo che mi sembra incredibile che nelle commemorazioni di questi giorni manchino puntualmente due protagonisti, forse i più rilevanti, del decennio che ha portato alle fine del più sanguinoso esperimento di ingegneria sociale della storia (…). La prima è Giovanni Paolo II. La fine del socialismo reale ha inizio trent’anni fa, nei giorni della visita pastorale in Polonia con cui il Papa, polacco fra polacchi, afferma che il futuro del Paese sarebbe dipeso dal numero delle persone che fossero state abbastanza mature da poter essere non conformiste (…).

La seconda figura mancante, il pastorello assente nel presepe, è Ronald Wilson Reagan. Fu Reagan a chiamare il comunismo col suo nome: l’impero del male. Quel che più conta, fu Reagan a interpretare il suo mandato di Presidente degli Stati Uniti come una missione. La missione di far vincere la libertà: in politica interna, riducendo il peso dello Stato. In politica estera, non accontentandosi di giocare al contenimento, ma cercando di finirla, la guerra fredda, in una duplice, lucida consapevolezza scambiata ai tempi per follia” (Alberto Mingardi, continua su IBL).

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