Bonino fa scomparire dal proprio curriculum le dimissioni da Commissario Ue per una storiaccia di malversazioni

Emma Bonino foto

Fa specie che una persona ammodo come Emma Bonino debba arrivare a “sbianchettare” il proprio curriculum vitae, onde celare agli elettori una pagina non proprio brillante della propria vita politica. Fa specie, perché da un’esponente Radicale ci si può attendere di tutto, ma non che arrivi a compiere un gesto degno del peggiore partitocrate.

Ma veniamo al dunque; la storia è questa.

Sul sito ufficiale di Emma Bonino viene ripercorsa la sua più che fulgida carriera politica. Nella pagina che ne descrive la biografia, però, ad un certo punto si nota una “cesura”. Ovvero l’occultamento di un episodio, per nulla secondario, che le è capitato quando era Commissaria europea alla Politica dei Consumatori, alla Pesca e all’Ufficio Europeo per l’Aiuto Umanitario d’Urgenza. Quest’ultimo, in particolare, noto come Echo (memorizzatene il nome; ne riparleremo).

E’ da premettere che l’esponente Radicale ha ricoperto tale incarico dal gennaio 1995 al 15 marzo del 1999.

Ciò detto, vediamo, e sia pur sommariamente, come il sito della Bonino descrive tale esperienza politica:

(…) La sua attività internazionale ottiene nuove possibilità di espressione quando, nel gennaio 1995, è nominata dal governo italiano Commissario europeo per gli aiuti umanitari, la politica dei consumatori e la pesca. E’ la prima volta che un radicale ricopre un incarico con funzioni politiche esecutive. A distanza di due giorni dall’insediamento, vola nella ex Jugoslavia, denunciando l’impotenza dell’Europa e il disinteresse dell’ONU rispetto alla cronicizzazione della guerra nei Balcani e alla pulizia etnica in corso. Dopo la caduta di Srebrenica si reca a Tuzla, dove si stanno ammassando migliaia di rifugiati: solo donne e bambini (…)”.

Come Commissaria europea, Emma Bonino ha intanto dovuto fronteggiare complesse situazioni. Nel febbraio 1995, tra Canada ed UE esplode un contenzioso sui regolamenti per la pesca dell’ippoglosso. Un peschereccio spagnolo in acque internazionali viene minacciato a colpi di cannone dalla marina canadese. La Commissaria alla pesca definisce il fatto “un atto di pirateria internazionale”. Nonostante lo scontro diplomatico sia violento, Emma Bonino riesce a raggiungere nell’aprile, alla fine di un duro negoziato, un accordo con i canadesi (…). Nel dicembre 1997, Emma Bonino rappresenta la Commissione europea alla Conferenza di Ottawa per la firma del Trattato per la messa al bando delle mine antiuomo, l’ “arma dei vigliacchi” (…)”.

Adesso, prestate attenzione, riporto per intero un passaggio un po’ lungo:

Nel marzo 1999, per porre fine alla repressione etnica delle truppe di Belgrado in Kosovo, la NATO inizia una serie di bombardamenti dissuasivi. I profughi di etnia albanese si contano in centinaia di migliaia. Emma Bonino e Javier Solana, Segretario Generale della NATO, si incontrano al quartier generale della NATO in vista della missione umanitaria della Bonino nella regione, per avviare un coordinamento funzionale tra i responsabili delle operazioni militari e gli attori dello sforzo umanitario. Emma Bonino visita i posti di frontiera in Albania e Macedonia dove si riversa il popolo kosovaro: “Una deportazione di massa di esseri umani che si affacciano senza più identità in un futuro che appare come un abisso buio”, dirà al suo ritorno. Si prodiga per intensificare lo sforzo umanitario dell’Unione europea e promuovere il coordinamento tra gli interventi internazionali.

Il 27 dicembre, come abbiamo ricordato, si “trasferisce” al Cairo. Al Parlamento europeo è membro della Commissione Esteri e della sottocommissione per i Paesi del Mashrek e gli Stati del Golfo. Con una delegazione parlamentare si reca nel maggio 2002 in Arabia Saudita e nello Yemen, ribadendo la necessità politica, anche dell’Europa, di investire il possibile affinché la giovane democrazia parlamentare yemenita possa progredire rafforzando le strutture dello stato di diritto di cui ha scelto di dotarsi (…)”.

Come potete notare, si accenna al “marzo del 1999”, e si dice anche che il 27 dicembre di quello stesso anno “si “trasferisce” al Cairo”, e poi si precisa che “Al Parlamento europeo è membro della Commissione Esteri ecc. ecc.”. Dopodiché, si salta al maggio 2002, quando la Bonino “si reca (..) in Arabia Saudita e nello Yemen”.

Peccato, però, non si faccia riferimento alcuno allo scandalo che il 15 marzo del 1999 la costrinse, al pari di tutti gli altri Commissari europei, a rassegnare le dimissioni. Peccato.

Vediamo, allora, di raccontare cosa accadde, in quell’anno, e perché la Bonino fu costretta a dimettersi.

Una sua collega, la commissaria europea Edith Cresson, venne beccata con le mani nella “marmellata”: aveva affidato un incarico di rilievo ad un suo protetto, violando tutte le norme previste; e in più costui, una volta preso possesso dell’ufficio, incominciò a scialacquare a destra e a manca il danaro del contribuente europeo, arrivando a fare ammanchi.

La cosa venne notata da alcuni euro burocrati, e la Ue decise di dare vita ad un Comitato di Esperti, tutti rigorosamente indipendenti, affinché si indagasse a fondo sulla vicenda in oggetto.

Indagando indagando, però, gli esperti appurarono che ad essere colpevole non era solo madame Cresson, ma anche buona parte degli altri Commissari Ue. I quali, manco fossero dei Ministri della Repubblica Italiana, profittando del proprio potere, e in spregio alle norme europee, avevano regalato consulenze, cadreghe e strapuntini vari, ad amici, parenti e ad amanti. Uno scandalo mica da ridere.

Si dirà: ma la Bonino c’entrava qualcosa, in questa scandalo?

La risposta la affidiamo a Wikipedia:

Il 15 marzo 1999, assieme al resto della Commissione Santer, si è dimessa, per le accuse di frode e malgestione nei confronti del commissario Edith Cresson, che, rifiutandosi di dimettersi, costrinse l’intera Commissione a una dimissione collettiva.

Il rapporto dei “saggi”, tuttavia, conteneva critiche al comportamento di numerosi commissari, inclusa la stessa Bonino.

Le accuse alla Bonino e al suo predecessore ricadevano in cinque aree:

  • Dipendenza della Commissione da consulenti esterni per l’esecuzione dei compiti di ECHO e i problemi da essa derivanti nel caso in questione.
  • Ritardi della Commissione nell’affrontare i problemi connessi con ECHO.
  • Interventi dei Commissari e dei loro gabinetti per alterare il corso delle indagini.
  • Mancata informazione del Parlamento europeo.
    Possibili favoritismi nell’ambito delle attività di ECHO.
  • In effetti la situazione del personale era poi tornata alla normalità pochi mesi dopo l’incarico alla Bonino, quando nuovo personale venne regolarmente integrato, mentre per gli altri punti la sua gestione non fece nulla“.

    Come è possibile constatare, grazie non solo a Wikipedia ma anche al rapporto redatto dai “saggi”, la Bonino fu “scagionata”; le fu riconosciuto di essersi adoperataper far sì che Echo non assumesse nuovo personale del genere dopo la scadenza”; e, tuttavia, i “saggi” rilevarono come emergessero a suo caricoresponsabilità in merito alla tolleranza”.

    In buona sostanza: la Bonino non assunse amici, parenti e quant’altro; però tollerò un po’ troppo l’andazzo non propriamente commendevole che c’era all‘Echo.

    Le questioni, allora, sono due.

    Innanzitutto: perché la Bonino, paladina ad oltranza della “trasparenza” in politica, ha occultato – sbianchettato – questo piccolo incidente di percorso che le è capitato? Perché non l’ha raccontato nella sua “biografia ufficiale”?

    In secondo luogo: visto che ha tollerato il malcostume esistente nel ministero europeo che guidava; e visto che oggi si candida al vertice di una Regione amministrata – fino a ieri l’altro – da un signore che, oltre ad andare a transessuali con l’”auto blu, e oltre a fare sesso negli uffici regionali con uno di essi, ha anche assunto 25.000 consulenti (e forse molti di essi, come dire, non servono ad un piffero!), ecco: siamo sicuri che se divenisse Governatore del Lazio, questa volta la Bonino aprirebbe davvero gli occhi, e farebbe cessare ogni tipo di “pratica non proprio trasparente” in cui dovesse imbattersi?

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    20 Responses to "Bonino fa scomparire dal proprio curriculum le dimissioni da Commissario Ue per una storiaccia di malversazioni"

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