Il Sud è a rischio cancrena. Agiamo, prima dell’amputazione

“Il Sud è in agonia, va a passo di gambero, ha visto svanire i suoi sogni di rilancio. È in abbandono, vive la sua stagione peggiore, da quando esiste la Repubblica. È sparito dagli orizzonti d’Europa, e l’Europa è lontana anni luce dai suoi, di orizzonti. I giovani se ne vanno, le famiglie non fanno figli, la classe politica locale è troppo spesso autoreferenziale o delegittimata, un processo di primo grado dura in media 1200 giorni. E tutto questo, nonostante siano piovuti soldi, fondi comunitari, sussidi, sostegni fiscali.

Il Mezzogiorno, dunque, rischia quello che Francesco Delzìo – nella Scossa, il suo nuovo saggio, edito da Rubbettino, che presenta “sei proposte shock per la rinascita del Sud” – chiama “l’incubo di Petra”: «la metafora di una società involuta fino alla desertificazione, la proiezione di una clamorosa sconfitta nella storia dello sviluppo occidentale». Perché, continua Delzìo, «le fertili terre si desertificano, le industrie svaniscono, la giostra della vita rallenta il ritmo fin quasi a fermarsi. Fuggono uomini, capitali, speranze. Si materializza l’eutanasia di un intero popolo che decide di abbandonare il futuro e la speranza dello sviluppo, che sceglie di uscire dalla storia e dalla sua rincorsa alle “magnifiche sorti e progressive” per ripiegare sul passato. Convinto che il meglio sia decisamente alle spalle» (…).

La soluzione d’urgenza, per evitare eutanasie o amputazioni? Una dose massiccia di consapevolezza, di fiducia e di coraggio. Oltre che di apertura, e di capacità di studiare gli esempi che arrivano da altrove, dall’Irlanda, per esempio. Poi, l’azione. È tempo di capire che in assenza di capitali pubblici e privati italiani, bisogna attirare risorse dall’estero. E agire di conseguenza, magari trasformando il Mezzogiorno in una grande “no tax area”, azzerando l’Ires e chiudendo per sempre l’era degli incentivi, delle agevolazioni, dei trasferimenti diretti alle imprese (semplicemente, «sono inutili», spiega Delzìo). È tempo di puntare sul turismo, perché è ora di redimersi dal “peccato mortale” di aver sprecato un meraviglioso patrimonio culturale, artistico e naturalistico, soffocando con i lacci di una burocrazia farraginosa e troppo spesso corrotta le potenzialità del nostro Mediterraneo. È tempo, ancora, di incentivare i giovani universitari che scelgono facoltà scientifiche (“più ingegneri e meno avvocati”). È tempo di abbandonare quella “fortezza inespugnabile” che è la contrattazione collettiva, in nome di un “Sud flessibile” per davvero. Ed è tempo di fare la guerra per davvero, contro l’irresponsabilità di chi amministra a suon di sprechi, tangenti, collusioni mafiose. Senza pietà. Senza remore“ (Filippo Rossi, continua su Fare Futuro Web Magazine).

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà.



Tags: , , ,

7 Responses to "Il Sud è a rischio cancrena. Agiamo, prima dell’amputazione"

  • Claps says:
  • camelot says:
  • Claps says:
  • bruno says:
  • camelot says:
  • camelot says:
Leave a Comment