Coincidenze

Qualche mese fa, era ottobre, immaginando quali contraccolpi avrebbe potuto avere sull’esecutivo in carica la successione di eventi che si era consumata – tempo prima – ai danni di Berlusconi, e che integrava a nostro avviso un “piano d’attacco” – un Golpe – contro lo stesso (Il Noemi-gate; le 3.000 foto di Zappadu; il caso Patrizia D’Addario; le voci su un‘imminente offensiva giudiziaria), qui si scriveva:

Il governo non ha alcunché da temere, ma deve cambiare strategia, gioco e puntate; e deve accettare alcune rinunce.

La priorità, per l’esecutivo, deve diventare una sola: la crescita economica. Se c’è questa, Berlusconi sarà invincibile e intoccabile. Se questa manca, Berlusconi andrà a picco nel giro di 8 mesi al massimo (…).

Se l’economia cresce, se il governo raschia il fondo del barile per reperire risorse onde abbassare le tasse, Silvio è in una botte di ferro. Se ciò non avviene, diventa plausibile l’ipotesi di un nuovo governo di “salvezza nazionale””.

Riprendendo il discorso “fantapolitico” due mesi dopo, era il 13 dicembre (poche ora prima dell’aggressione di Tartaglia), si aggiungeva:

Il governo Berlusconi, checché ne dicano 9 commentatori su 10, in ispecie quelli che scrivono su Libero e su Il Giornale, non cadrà a causa dell’imboscata di Gianfranco Fini. Cadrà, se non riuscirà a soddisfare le richieste che provengono da più parti, a cominciare da quelle che promanano da un segmento dei cosiddetti “poteri forti”: gli imprenditori.

Quest’ultimi chiedono: liberalizzazioni e privatizzazioni; riforme economiche strutturali e, dunque, innalzamento dell’età pensionabile (…); riduzione drastica della spesa pubblica e del debito; intervento per abbassare le aliquote (tasse) e per mandare in soffitta la riforma introdotta dal vampiro Visco. Queste, molto sommariamente, le richieste provenienti dagli imprenditori.

Se Berlusconi le soddisfa, rimarrà in sella; altrimenti, i suddetti si daranno da fare per disarcionarlo.

Naturalmente, non basta l’intervento della succitata parte dei “poteri forti” per mandare a gambe all’aria il Cav.. Molti altri tramano per giubilare Silvio; e tra questi, c’è chi lo fa onde regolare “conti” in sospeso con lui.

Come ad esempio Camillo Ruini. Questi, non vede l’ora di “vendicarsi” per l’affronto patito nell’affaire Dino Boffo (…).

Cosa si può fare per tenere buono Ruini? Non certo la legge sul testamento biologico. Non quella, perlomeno, scritta dall’esponente dell’Opus Dei Raffaele Calabrò. In quanto essa è incostituzionale, come ben sanno lor signori del Vaticano (…). No, quello che può indurre Ruini a non vendicarsi è altro: ad esempio l’introduzione del “quoziente familiare” (altamente dispendioso, e dalla dubbia utilità per i meno abbienti; ma, apparentemente, molto “cattolico” e pro-family).

Se Berlusconi introduce il quoziente familiare, la “gonnella” d’Oltretevere se ne starà cheta cheta (…)”.

E ancora:

Libero e Il Giornale, come noto, da settimane manganellano, un giorno sì e l’altro pure, Gianfranco Fini. Imputandogli qualunque cosa; innanzitutto la volontà di far cadere Silvio.

Ora, è bene precisare – ma questo lo capisce anche un bambino di tre mesi – che Gianfranco, solo soletto, non può fare – come dicono a Ginevra – un beneamato cazzo! Gianfranco, se Silvio cade, può trarne giovamento, ovviamente; e subentrargli in qualità di Presidente del Consiglio di un eventuale governo di “unità nazionale”. Ma, solo soletto, non ha il potere di far cadere Silvio in Parlamento. Non ne ha i mezzi.

Sono i succitati “poteri forti”, nella loro vasta articolazione, che possono agire per defenestrare Silviuccio. Non Fini.

Fini, semmai, non vede l’ora che Silviuccio cada per prenderne il posto. Ma questo, per quanto “moralmente” riprovevole, è “politicamente” naturale, normale, inevitabile e scontato.

È tutte queste cose, perché Silviuccio, sbagliando non poco, non si decide ad affrontare la madre di tutte le questioni: quella della sua successione. E siccome Silviuccio non accenna ad affrontare la questioncella, appare ovvio che i Delfini – tutti, i Delfini, non solo Fini – scalpitino.

Ma, e c’è un “ma” grande come una casa; anzi, come una cattedrale: Gianfranchino, ad oggi, ha fatto presentare ai propri uomini una serie di proposte di legge – mi riferisco segnatamente a quelle sulle questioni economiche, avanzate da Mario Baldassarri & C. – finalizzate a “soddisfare” i desiderata degli imprenditori. Cioè di quei soggetti che, come su detto, se non ottengono ciò che chiedono, è altamente probabile arrivino a mobilitarsi per far cadere Silvio.

Domanda. Se Fini fa presentare una contro-Finanziaria per abbassare le tasse, ridurre la spesa pubblica ed introdurre il quoziente famigliare, e cioè avanza proposte per soddisfare una parte delle richieste provenienti da coloro che potrebbero disarcionare Silvio: fa un favore a quest’ultimo, per renderlo più forte e “invulnerabile” agli attacchi che potrebbero arrivargli, o invece lavora contro lo stesso? Più chiaramente ancora: chi presenta proposte per migliorare la politica economica del governo Berlusconi, e renderla conforme ai desiderata di chi potrebbe farlo cadere se non ottenesse ciò che chiede, fa un favore al governo in carica, o no?

Domanda. Se Tremonti (che vuol dire Lega) rifiuta tutte le proposte economiche avanzate da Baldassari/Fini (per soddisfare le richieste dei “potenziali cospiratori”), fa l’interesse del governo in carica, o agisce per facilitarne la caduta? (…).

Per concludere.

Il governo Berlusconi, se non fa le cose che qui sommariamente si è elencato, cadrà a maggio. In tempo utile perché un nuovo esecutivo di “salvezza nazionale” possa redigere il Dpef.

Cadrà a maggio, come s’è detto, per il concorso di più fattori: 1) Campagna mediatica e giudiziaria (…); 3) Insofferenza da parte del mondo imprenditoriale; 4) “Sabotaggio” ad opera di chi, Tremonti, per mettere all’opera il Federalismo fiscale (cosa che gli frutterà la candidatura a Premier del centrodestra, in quota Lega), è intenzionato a non abbassare le tasse (…).

Il Paese ha bisogno di riforme strutturali e di riduzione del carico fiscale, perché altrimenti ritornerà ai livelli pre-crisi tra 7 anni: questo, gli imprenditori – ma anche tutti gli altri cittadini, a cominciare da coloro che sono disoccupati – non possono accettarlo.

Per questo chi ne ha il potere, farà cadere il governo in carica se dovesse rendersi conto che lo stesso non è in grado di portare a termine alcun progetto autenticamente “riformatore” (nel senso appena esposto)”.

Siamo a maggio, e le cose, a quanto pare, vanno secondo copione.

Coincidenze, naturalmente.

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14 Responses to "Coincidenze"

  • luca says:
  • camelot says:
  • Carlo says:
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  • camelot says:
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