Quanta confusione sul Federalismo fiscale

In questi giorni si fa un gran parlare di Federalismo fiscale perché il Parlamento sta dando attuazione ad una parte di esso: quella che riguarda il trasferimento di beni demaniali dallo stato centrale agli enti locali; il cosiddetto federalismo demaniale.

Si parla tanto di questa riforma, e se ne sentono di tutti i colori.

Ieri l’altro, ad esempio, il giovane-vecchio vicedirettore de la Repubblica, il quarantottenne Massimo Giannini, si è lanciato in una delle sue proverbiali analisi strampalate; arrivando a sostenere che:

Per il federalismo fiscale non c’è un euro a disposizione. Dopo mesi di silenzi e di equivoci sul costo effettivo dell’operazione, è ormai chiaro a tutti che non ci sono le risorse necessarie per farla decollare (…). L’ultima stima, aggiornata sui bilanci delle regioni nel 2008, l’ha fornita la Commissione tecnica paritetica per il federalismo, nel rapporto curato da Luca Antonini e appena depositato in Parlamento. E’ una cifra scioccante: per assicurare il passaggio al federalismo nelle materie strategiche (cioè sanità, istruzione e assistenza sociale) occorrerebbero quasi 133 miliardi di euro calcolati in termini di spesa storica (caratterizzata da sprechi, iniquità e inefficienze di ogni genere) (…) Ebbene, anche a voler dimezzare l’esborso necessario, nel passaggio dalla spesa storica a quella standard, il federalismo fiscale costerebbe allo Stato non meno di 60 miliardi. Dove può trovarli, il pur fantasioso Tremonti (…)?”.

Peccato che il povero Giannini, forse perché distratto dagli esercizi di body building, abbia preso – come usa dire – lucciole per lanterne (o se preferite: lampioni per coglioni); e non abbia capito il contenuto della relazione parlamentare da lui citata.

A chiarirgli le idee, allora, ha provveduto – in un’intervista – il viceministro dell’Economia, Giuseppe Vegas:

Quello di Repubblica è…. diciamo un errore grossolano (…). Quella cifra è relativa alla spesa effettuata nel 2008, riclassificata – lo ha spiegato lo stesso professor Antonini, che guida la commissione tecnica – secondo una codifica unitaria. Lo Stato e gli enti decentrati già spendono quelle somme per pagare la sanità, l’istruzione e il welfare”.

L’importo citato dal vicedirettore del quotidiano di Largo Fochetti (133 miliardi), quindi, è quello che già viene speso dagli enti locali e dallo stato centrale per erogare servizi (sanità, istruzione e welfare); e non già quello che occorrerebbe impegnare per mettere all’opera il Federalismo fiscale. Giannini ha preso un’altra cantonata.

Passiamo, ora, nel campo avverso, nel centrodestra. Dove, e tra i politici e tra i giornalisti d‘area, in questi giorni si sentono pronunciare altrettante castronerie.

Partiamo dal vicedirettore de Il Giornale, Nicola Porro:

È completamente falsa la preoccupazione che esso (il Federalismo fiscale, nda) comporti un ulteriore peggioramento dei conti pubblici”.

Evidentemente Porro appartiene a quella categoria di giornalisti che i quotidiani li fa, ma non li legge. Altrimenti saprebbe che il Federalismo fiscale comporta necessariamente “un ulteriore peggioramento dei conti pubblici”, perché la sua messa all’opera ha un costo, anche se non ancora precisamente quantificato. Lo hanno dichiarato in tanti, anche nel governo.

Umberto Bossi, 22 gennaio 2009:

Tremonti dice che deve fare i conti, che sta cercando di risparmiare i soldi per il federalismo fiscale”.

Giulio Tremonti, 21 gennaio 2009:

Difficile dare cifre (…). Non sono formule meccaniche come nei sistemi semplici, ma compongono un sistema olistico come il corpo umano; interagiscono tra di loro essendo interdipendenti e coniugate. Le variabili che devono essere conteggiate per formulare il calcolo sono un numero elevatissimo.

Nell’attuazione del federalismo terremo conto di questo vincolo esterno, ovvero il contesto di crisi. L’obiettivo del governo è che il federalismo non costituisca un fattore di intensificazione e prolungamento della crisi”.

Se il ministro dell’Economia, che oltretutto è uomo assai vicino a Bossi, ha dichiarato queste cose, vuol dire che l’entrata in vigore della riforma, evidentemente, dei problemi per la tenuta dei conti pubblici e per la crescita economica, li pone; e per questo rischia di essere unfattore d’intensificazione e prolungamento della crisi”.

Andiamo avanti.

Guido Crosetto, sottosegretario all’Economia, 22 gennaio 2009:

Se non ricordo male, durante il passato governo Berlusconi venne fatto uno studio. Il costo della riforma calcolato allora era superiore ai cento miliardi”.

In tempi molto più recenti (il 29 aprile 2010), poi, Francesco Verderami, sul Corriere della Sera, ha riferito che ad avviso del presidente della commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia, per dare avvio alla riforma:

Serviranno alcuni miliardi di euro”. (Nota di Camelot: potrebbero essere 8, e, secondo l’opposizione, il governo sarebbe intenzionato a procurarseli mediante l’integrale reintroduzione dell’Ici sulla prima casa. Ma sono solo illazioni).

Ora, se non si reperiscono questi miliardi, che siano 100 o soltanto “alcuni”, mediante tagli di spesa, risparmi o nuove entrate, è ovvio che la messa all’opera del Federalismo fiscale provochiun ulteriore peggioramento dei conti pubblici”. Lo capirebbe finanche Debora Serracchiani (ed è quanto dire).

Tanto è vero che appare plausibile ciò che oggi ha scritto il vicedirettore de Il Riformista, Stefano Cappellini. Il quale, riferendosi alla manovra economica “lacrime e sangue” che nelle prossime settimane il governo varerà, ha sottolineato come:

Parte dei “sacrifici” anticipati servono a rendere praticabile finanziariamente la via che porta al federalismo. Via lastricata d’oro, e che costringerà Tremonti a forzare i cordoni di borsa, col rischio però, oltre che di terremotare i conti pubblici, di rendere molto meno digeribile il rigore imposto ad altri”.

Ogni altro commento è superfluo.

Veniamo ora nuovamente a Giuseppe Vegas. Il quale, malgrado sia viceministro dell’Economia, nella succitata intervista ha detto alcune cose inesatte.

Innanzitutto, alla domanda “Come si definisce un costo standard?”, ha risposto:

È ancora da definire: la legge non lo fa. La sola interpretazione possibile è quella di trovare il costo più basso per un dato servizio in un dato momento”.

In secondo luogo, ha sottolineato come con il Federalismo fiscale e il suo varo:

Ammettendo pure che non ci siano guadagni sulla spesa, di certo non c’è maggiore spesa”.

Ecco, nessuna delle due affermazioni è corretta.

Innanzitutto, non è affatto detto che il governo voglia – o possa – individuare come “costo standard” ilpiù basso per un dato servizio in un determinato momento” (ovvero: quello praticato dalla Regione più virtuosa); in secondo luogo, e per il motivo appena esposto, non è nemmeno detto – come ha postulato il viceministro – che con l’avvio del Federalismo fiscaledi certo non c’è maggiore spesa”.

Ad esempio, se il governo decidesse di prendere a modello per la definizione di “costo standard” da praticarsi nella Sanità, la spesa procapite oggi sostenuta in tale comparto non già dalla Lombardia, ma dalla Toscana (cosa che Calderoli ha dichiarato possibile), secondo il professor Luca Ricolfi, mai contestato o smentito, anziché assistere ad una riduzione della spesa pubblica, assisteremmo ad un suo aumento:

Scegliendo la Toscana (ossia la più costosa delle regioni virtuose), la spesa sanitaria nazionale aumenterebbe di 650 milioni all’anno e ben 11 regioni su 20 sarebbero rifinanziate, ossia riceverebbero più soldi di prima (perché spendono meno della Toscana)”.

Nel Sud, in particolare, solo i governatori di Abruzzo e Molise dovrebbero tagliare qualcosina (70 milioni in tutto), mentre tutti gli altri ci guadagnerebbero: 20 milioni in più affluirebbero in Basilicata, 82 in Calabria, 173 in Campania, 174 in Sardegna, 274 in Puglia, 268 in Sicilia”.

Ecco, diciamo che le incognite sul Federalismo fiscale sono ancora tante; e questo spiega la confusione di alcuni esponenti del centrodestra (e non solo).

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12 Responses to "Quanta confusione sul Federalismo fiscale"

  • Simone82 says:
  • camelot says:
  • Simone82 says:
  • giulio palatresi says:
  • camelot says:
  • camelot says:
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