Brunetta: “Se qualcuno mi dice che il federalismo costa, io dico meglio non farlo”

I nodi vengono sempre al pettine, e prima o poi gli errori – e il pressapochismo – si pagano. Se uno decide di varare una “riforma di sistema”, senza premurarsi di valutarne preliminarmente la compatibilità con la tenuta dei conti pubblici e con l’obiettivo di favorire la ripresa economica del Paese, è chiaro possa andare incontro a brutte sorprese.

Non stupisce, quindi, che Bossi dichiari:

Stiamo cercando di portare avanti il federalismo, ma c’è molta preoccupazione. Sono preoccupato”.

E fa bene ad esserlo: il “battesimo” della summenzionata riforma ha un elevato costo, anche se non ancora precisamente quantificato; e ciò la rende sicuramente incompatibile con l’attuale congiuntura economica internazionale (in verità, l’incompatibilità – ad alcuni – appariva evidente anche un anno fa). In più, essa rischia di trasformare una buona parte del Paese – segnatamente il Sud Italia – in una Babilonia di nuove tasse. A chi gioverebbe una situazione del genere?

A nessuno, a rigor di logica; nemmeno ai settentrionali. I quali, lo si riconosca o meno, campano anche grazie ai consumi dei terroni: il Meridione d’Italia, infatti, è un “mercato di sbocco interno” per le merci prodotte al Nord; e se dalla sera alla mattina, per effetto del Federalismo fiscale (che qui porterebbe per forza di cose più tasse), il reddito disponibile delle genti che in esso risiedono dovesse contrarsi, di sicuro a prenderla a quel posto sarebbero anche i polentoni. Infatti, più che di Federalismo fiscale, la Terronia avrebbe bisogno di devolution, per affrancarsi dal sottosviluppo: di un federalismo costituzionale “spinto”, che trasformasse le Regioni in veri e propri Stati dotati di potestà legislativa primaria in ogni materia, ad eccezione delle poche – pochissime – che dovrebbero seguitare a restare in capo allo “stato centrale”. Solo con la “leva legislativa”, e cioè con la possibilità di legiferare in modo differenziato su ogni materia, il Mezzogiorno potrebbe colmare il gap che lo divide dal Settentrione; attrarre investimenti, diventare un “mercato appetibile” e produrre maggiore ricchezza. Ma di questo torneremo a parlare prossimamente.

Ciò che rileva è che oggi finanche Renato Brunetta si è pronunciato in merito ai costi del Federalismo fiscale; sentenziando:

Per come lo abbiamo costruito noi, il federalismo porta alla trasparenza, alla responsabilizzazione e a spese standard. Non costa nulla e fa risparmiare. Anzi: se non fosse così, meglio non farne proprio nulla“.

Se qualcuno mi dice che il federalismo costa, io dico meglio non farlo”.

Quand’è così, meglio non farlo (e rinviarlo alla prossima legislatura).

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9 Responses to "Brunetta: “Se qualcuno mi dice che il federalismo costa, io dico meglio non farlo”"

  • luca says:
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