Compagno lo dici a quel gran cornuto di tuo fratello

Nel Pd, come noto, si discute sempre – e solo – di cose molto serie: alta politica; massimi sistemi; riforme strutturali. Mai un attimo, insomma, che venga sprecato per dibattere di questioni che non siano più che rilevanti per il Paese o per l’intero genere umano.

Sicché non stupisce che alcuni giovani del partito abbiano preso carta, calamaio e penna per scrivere quanto segue a Bersani:

Ti scriviamo perché vorremmo renderti cosciente del nostro disagio di fronte a parole e comportamenti che guardano in maniera ingiustificatamente romantica al passato.

Le parole compagni o compagne, la festa dell’Unità, sono parole e concetti che noi rispettiamo per la tradizione che hanno avuto ma che non rientrano nel nostro ‘pensare’ politico e che quindi facciamo fatica ad accettare.

Per noi i compagni sono quelli di scuola e se qualcuno ha da dirci qualcosa preferiamo che ci chiamino col nostro nome, preferiamo che ci chiamino democratici. E’ così che dobbiamo essere chiamati. E’ così che bisogna chiamare il popolo del Pd“.

La politica piccola piccola, invece, quella che si occupa di questioni trascurabili come l’occupazione, il Fisco, lo sviluppo e il Welfare, può attendere.

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