Prudenza (e rassegnazione)

Aldo Brancher, alla fine, s’è dimesso: ne siamo tutti contenti, quantunque Berlusconi e il suo esecutivo escano da questa vicenda con le ossa rotte; il gradimento in picchiata; e una figura barbina in più.

L’improvvisazione seguita ad essere la direttrice di marcia di Silvio: in assenza di un progetto di governo chiaro ed univoco, e di un’opposizione politico-parlamentare costruttiva e che lo incalzi ed induca ad operare al meglio, egli si balocca con esercizi autolesionistici; mostrando, tra l’altro, un certo qual talento e sfatando la leggenda che vorrebbe solo i capi della sinistra italica indulgere in pratiche masochistiche. Non è così: ci si fa male da soli anche a destra.

A tal punto, che in queste ore si rincorrono finanche voci che accreditano l’ipotesi di un redde rationem all’interno del Pdl, finalizzato a rompere – e per sempre – con i finiani. Cosa, questa, che non avrebbe utilità alcuna per il Premier (né per la coalizione che dirige); ed anzi, servirebbe solo a pensionare anzitempo il suo esecutivo, aprendo le porte ad un governo di “salvezza nazionale” al cui interno – necessariamente – vi sarebbero anche la sinistra e l’Udc. Peggio di così, per Silvietto nostro, non potrebbe finire. Eppure, nel suo partito c’è chi aizza gli animi, e invece di vestire i panni del pompiere e stemperare il clima di conflittualità con la pattuglia finiana, si adopera perché con questa si arrivi ad una rottura definitiva; che, inevitabilmente, dischiuderebbe lo scenario nefasto appena descritto.

Talché, la domanda non può che essere questa: chi sta davvero dalla parte di Silvio, in questo momento; e chi, anche tra i suoi fedelissimi, invece, lavora per giubilarlo (fornendogli, magari, anche cattivi consigli e dannosi)?

La risposta non può che partire da qui: in questo istante, nel Popolo della Libertà, esistono 22 correnti (dicasi 22). Esse sono la prova del fatto che nel partito abbiano preso avvio – e da tempo – le manovre per il dopo-Berlusconi; e che, probabilmente, questa fase non sia più considerata lontana da venire. Se qualcuno è convinto di questo, è probabile lavori anche per cercarsi un nuovo capo, le cui ambizioni servire fin da ora: magari con atti che lo aiutino a prendere – e più rapidamente – il posto del Premier. In politica, d’altra parte, la fedeltà e la lealtà non esistono; e di puttani e traditori se ne incontrano a bizzeffe. Per questo motivo è ragionevole ipotizzare che in questo momento finanche alcuni “pretoriani berlusconiani” stiano tramando per defenestrare Silvio.

D‘altro canto, e a supporto di quanto detto, giova anche ricordare che nei momenti in cui i rapporti tra Berlusconi e Fini sono stati più tesi, ben pochi ministri (ex Forza Italia) hanno attaccato l’ex leader di An per prendere le difese del Premier. Ed anzi, a voler essere più precisi, la maggioranza di essi ha semplicemente taciuto; evitando di schierarsi con uno dei due. A buon intenditor, poche parole.

La Lega, poi, in questa fase si mostra molto ambigua. Basti pensare all’atteggiamento che ha avuto nella vicenda di Brancher.

Prima che ne fosse ufficializzata la nomina a ministro, come ha raccontato Calderoli, Bossi & C. erano entusiasti della sua promozione al punto da averla festeggiata con un brindisi. Quando la stessa è divenuta ufficiale, e si è scoperto celava un intento discutibile, però, da via Bellerio sono subito partite le prese di distanza; che hanno messo il Premier in grave imbarazzo ed in cattiva luce presso l‘opinione pubblica.

A voler essere maliziosi, il comportamento del Carroccio si spiega più – e meglio – con la volontà di tendere un tranello a Berlusconi, che non con la scelta opportunistica di dissociarsi da un‘operazione divenuta poco limpida. Nel senso che magari Bossi e i suoi avevano dato il proprio benestare alla nomina di Brancher, sol perché sapevano che la richiesta che questi avrebbe avanzato di avvalersi del “legittimo impedimento” si sarebbe trasformata in un boomerang contro Berlusconi. D’altro canto, è difficile immaginare che Bossi non fosse a conoscenza della vera ragione della promozione del berlusconiano. Non è credibile.

Ancora.

Alcuni emendamenti presentati e poi ritirati dal tremontiano Antonio Azzolini – segnatamente quello destinato a subordinare l’accesso al rapporto di quiescenza al versamento di 40 anni di contributi, e quello finalizzato a tagliare la tredicesima agli agenti delle Forze dell’Ordine – puzzavano di tranello lontano un miglio. A che scopo presentare misure così tanto impopolari, e che per questo mai sarebbero state approvate, se non per danneggiare l’immagine del Premier onde indebolirlo ulteriormente?

Allo stesso modo, le lamentazioni di Roberto Formigoni contro i tagli della Finanziaria hanno tenuto banco su tutti i quotidiani per quindici – e passa – giorni. Ad un certo punto sembrava che il Celeste fosse divenuto il nuovo leader del centrosinistra, per quanto aspramente contestava la manovra economica. Siam sicuri che i suoi rilievi avessero come scopo solo quello di tutelare le ragioni della Lombardia? Anche in questo caso: difficile da credere.

Per questo dico, attenzione e prudenza: se Berlusconi pensa che per tirarsi fuori dall’angolo sia sufficiente rompere con Fini, s’illude.

Molti altri lavorano contro di lui: dentro e fuori il Pdl.

Sta semplicemente finendo un‘epoca: la sua.

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31 Responses to "Prudenza (e rassegnazione)"

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