Nasce Acqualiberatutti: il comitato per il No al referendum sull’acqua

Il Ddl Ronchi, ratificato in via definitiva dal Parlamento, ha liberalizzato i servizi pubblici locali; e tra questi anche quelli idrici.

Come noto, subito dopo l’approvazione della legge, alcuni soggetti politici e sindacali hanno iniziato a raccogliere sottoscrizioni a favore di un referendum abrogativo della stessa; e per convincere gli italiani a firmare, hanno raccontato loro un cumulo di balle. Una in particolare: il Ddl Ronchi mira a privatizzare l’acqua. Cosa, ovviamentemente, del tutto falsa:

Il progetto governativo (…) non prevede alcuna privatizzazione dell’acqua – il che vorrebbe dire, ovviamente, dei sistemi di gestione e distribuzione – e non è in alcun senso rivoluzionario”.

Quello di cui si discute in Italia è solo se la gestione di acquedotti e reti debba essere lasciata in mano ai monopolisti attuali oppure se essa debba essere affidata tramite gara. Si tratta insomma di vedere se quello che c’è oggi va bene (come sembrano dirci i difensori dello status quo), oppure se non vi siano imprese disposte a farsi avanti per proporre una gestione dell’acqua potabile e delle fognature con standard qualitativi più alti e prezzi inferiori”.

E ancora:

Lo spirito è quello di introdurre modalità di gestione efficiente di un servizio complesso, che va dalla captazione della risorsa idrica, il suo trasporto e potabilizzazione, e poi lo smaltimento dei reflui”.

Quello di cui si discute sono le modalità di affidamento della gestione del servizio. Un servizio che costa, è delicato per le implicazioni sanitarie e di sicurezza, e richiede investimenti importanti per mantenere e sviluppare le reti. Oggi, più di un terzo dell’acqua che viene captata dagli acquedotti va perduta, con punte anche di gran lunga superiori alla metà”.

Per fare tutte queste cose, servono responsabilità ed efficienza. Il sistema delle gare, che viene esteso dal progetto del governo, serve a perseguire questo obiettivo. Rendendo contendibile il mercato, si obbligano le imprese a offrire un servizio migliore. Se invece si assegna il monopolio eterno a una società pubblica, difficilmente si assisterà agli investimenti necessari: più facilmente, assunzioni facili”.

Ad ogni modo, i referendari hanno depositato le firme in Cassazione, e tra un annetto ci si troverà a fronteggiare un referendum.

Per questo motivo, per difendere le ragioni della liberalizzazione, si è costituito il comitato per il No.

Aderirvi, anche solo su Facebook, sarebbe un bene.

Altre informazioni sul Ddl Ronchi: “Il vero furto dell’acqua è quello dei referendari”; “Il referendum che fa acqua”; “Acqua: il buon senso contro il populismo idrico dei referendari”.

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11 Responses to "Nasce Acqualiberatutti: il comitato per il No al referendum sull’acqua"

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