Ritorno allo spirito originario del Popolo della Libertà

Analizzare e commentare ogni parte del discorso pronunciato ieri da Gianfranco Fini a Mirabello è impossibile: il leader di Futuro e Libertà ha parlato per circa un’ora e mezza, e ha affrontato moltissimi argomenti.

Ciò che è possibile, e finanche doveroso, è provare a decifrare l’idea di destra – e di centrodestra – che il Presidente della Camera ha tratteggiato nella sua lunga e appassionata concione.

Ieri, Fini, ha tenuto a precisare che il Popolo della Libertà, almeno nelle sue intenzioni, era nato con un preciso obiettivo: modernizzare il Paese. E dunque per fare anche le cosiddette “riforme di sistema”: da quella degli ammortizzatori sociali al rilancio della produttività; dalle liberalizzazioni e le privatizzazioni all’introduzione di strumenti idonei a valorizzare la meritocrazia; dal “dimagrimento” dello stato, mediante l’abolizione delle Province e la privatizzazione delle municipalizzate, all’introduzione del quoziente famigliare.

Il partito unico del centrodestra, insomma, a suo avviso doveva avere un “profilo” autenticamente riformatore e liberale; capace di incidere a fondo nel Paese, onde cambiarlo radicalmente e ammodernarlo. Ciò non è stato. Almeno sin qui.

Al di là dell’asprezza dei toni, e del più che comprensibile risentimento nei confronti di Berlusconi (lo ha pur sempre espulso dal partito, e ne ha ordinato il killeraggio a mezzo stampa), Fini ieri ha tracciato una road map che il Premier farebbe bene a tenere in debita considerazione, non fosse altro che per ragioni opportunistiche, cioè di sopravvivenza politica: le riforme di cui Fini ha chiesto il varo, quelle su elencate, infatti, sono parte integrante del programma del Popolo della Libertà. Lo stesso programma, giova ricordare, che ad oggi risulta disatteso in 9 punti su 10 (nella sua parte economica). E chi ha votato Berlusconi, a cominciare dal sottoscritto, lo ha fatto perché tenesse fede agli impegni elettorali. Non certo per consentirgli di risparmiare 165 milioni di euro mediante una leggina ad aziendam varata a marzo.

Ciò che rileva, inoltre, è che Fini, ieri, ha pronunciato alcune parole – ripetendole numerose volte, quasi come un mantra – che dalle fila del centrodestra non sentivamo da una vita; abituati come siamo, da lungo tempo, al “Verbo“ tremontiano, che, oramai, spazia solo da Marx (“Magari la gente leggesse Marx. È un genio“) a Berlinguer: “partito liberale di massa”, ha ripetuto ossessivamente Fini. Pura poesia per noi berlusconiani della prim’ora. Pura poesia per noi berlusconiani che non ci riconosciamo nella svolta “socialdemocratica”, da centrosinistra moderato (in economia) e demaistriano (sulle questioni eticamente sensibili), che Silviuccio nostro, da inizio legislatura, ha deciso d‘imprimere al Pdl e al proprio governo; infliggendoci una condanna la cui logica ci sfugge.

Fini, ieri, parlando di futuro, non ha chiesto altro che un ritorno alle origini: non solo a quelle riformatrici del Pdl, almeno secondo il suo progetto originario, ma anche a quelle del “partito liberale di massa”, cioè di Forza Italia.

Quella di ieri, insomma, non c’è parsa una brutta pagina politica per il centrodestra. Tutt’altro. C’è sembrata un ottimo inizio (o una ripartenza, se preferite). Anche perché la legislatura andrà avanti ancora per molto tempo. I presupposti per votare anticipatamente, infatti, mancano del tutto: il Popolo della Libertà è al 29,7%; se si votasse a breve il centrodestra (senza Futuro e Libertà) non avrebbe la maggioranza al Senato; e in più, i sondaggi riservati del Cav. danno per certo un aumento dell’astensionismo – nell’ordine del 7-8% – a danno del Pdl.

P.S. Fini avrebbe dovuto chiarire in qualche modo la questione della casa di Monte-Carlo. Continuare a tacere non gli giova. Speriamo rimedi quanto prima.

P.P.S. Sui precari della scuola ha detto una sesquipedale – e demagogica – minchiata: la mancata stabilizzazione degli stessi, infatti, era necessaria. Lo stato non può essere un ammortizzatore sociale. E proprio per questo, per dare un lavoro a chi ne sia privo si deve rilanciare l’economia e dare più spazio al mercato.

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26 Responses to "Ritorno allo spirito originario del Popolo della Libertà"

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