Brunetta ha ragione: il Meridione è un cancro. Come il socialismo, i socialisti e i democristiani

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ospite di un convegno organizzato a Gubbio dal Pdl, tre giorni fa ha dichiarato:

«Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa».

Aggiungendo, poi, che la suddetta conurbazione rappresenta:

«Un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’è, non c’è la politica, non c’è la società».

Fermiamoci qui. Il ministro ha perfettamente ragione; e lo dico da terrone, da napoletano: Napoli era e resta “un cancro sociale e culturale”. Non a caso, nella cosiddetta Prima Repubblica essa era la capitale morale e materiale della corruzione; ed i peggiori politici di allora erano tutti partenopei.

I napoletani sono talmente tanto un “cancro etico” che, dal dopoguerra ad oggi, hanno sempre manifestato scelte elettorali ben precise, e a sostegno delle istanze politiche più deleterie: nelle urne, infatti, giammai hanno fatto mancare il proprio sostegno alle forze politiche di centrosinistra. Prima a quelle del pentapartito (allargato al Pci), e poi a quelle guidate da Romano Prodi.

I napoletani – e i meridionali in genere – si nutrono di statalismo, dirigismo e assistenzialismo; e venerano come una reliquia lo Stato, il Leviatano, perché esso – per dirla con Frédéric Bastiat – “è la grande illusione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri”.

Chi volesse “civilizzare” i partenopei, dunque, e portarli sulla “retta via”, dovrebbe innanzitutto governarli offrendo loro l’esatto contrario di ciò che li rende “un cancro sociale e culturale”: vale a dire una politica liberale, mercatista; che consentisse loro di valorizzare i propri innumerevoli talenti.

Il problema, però, è che tale “politica di civilizzazione” non gli è mai stata proposta innanzitutto dagli amici politici di Renato Brunetta. Il quale, è bene precisare, non è che sia uscito dal cilindro dalla sera alla mattina. Il “giovanotto”, infatti, all’epoca della tanto vituperata Prima Repubblica, era un professorino universitario che non disdegnava, al pari di tanti altri, di offrire i propri servigi, in qualità di “tecnico”, ai mammasantissima del Partito Socialista Italiano; proprio come facevano, altresì, Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti (anch’essi socialisti: ora come allora).

Le osservazioni di Brunetta, dunque, appaiono monche: una disamina articolata, non pregiudiziale e razzista dei problemi che affliggono Napoli (e il Mezzogiorno tutto), infatti, avrebbe dovuto comportare il pronunciamento di un mea culpa da parte del ministro. Questi avrebbe dovuto dichiarare apertis verbis che gran parte del degrado che mortifica la principale città del Meridione, è opera della scellerata politica del Partito Socialista (nonché delle ruberie del suo ceto politico “primo repubblicano“). Di quella stessa politica, vale a dire, di cui il ministro, ancor oggi, si dichiara orgoglioso vessillifero e turiferario. Di quella stessa politica, ahinoi, di cui l’attuale governo si fa in qualche modo promotore, tradendo le aspettative di milioni di elettori di destra e di centrodestra. Di quella stessa politica che, appalesatasi nel sodalizio criminale con la Democrazia Cristiana, ha distrutto non solo il Meridione d’Italia, ma l’intero Paese: regalandogli il terzo debito pubblico al mondo (segno tangibile di cosa vogliano dire statalismo e catto-socialismo); un tasso di corruzione che non conosce eguali in Occidente; livelli di crescita economica modestissimi e che, da un decennio, ne fanno la cenerentola d’Europa; ed indici di libertà d’intrapresa talmente contenuti da far invidia ai fratelli Castro.

Il catto-socialismo, ancor prima dei terroni, è un cancro. E va estirpato.

Innanzitutto cacciando dal centrodestra coloro che, in ragione delle proprie posizioni socialiste, non possono che collocarsi a sinistra.

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28 Responses to "Brunetta ha ragione: il Meridione è un cancro. Come il socialismo, i socialisti e i democristiani"

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