Futuro e Libertà sia la destra liberale che il Paese mai ha avuto

Confesso. L’idea che Fini, martedì, dia vita ad un nuovo partito, non mi entusiasma affatto: ero e resto un bipartitista convinto, e la più parte dei problemi di questo paese – a mio modesto parere – deriva proprio dall’eccessiva presenza di soggetti politici. Ma tant’è: le cose sono andate come tutti sappiamo; Fini è stato dichiarato incompatibile con il Pdl e da esso espulso; e nessuno può di certo impedirgli di continuare, legittimamente, a fare politica. E allora veniamo al dunque.

Conosco la “destra politica” per avervi militato in gioventù. So cos’erano il Movimento Sociale Italiano ed Alleanza Nazionale: tutto, fuorché due partiti di destra.

Il primo non lo era perché, richiamandosi al Fascismo – che null’altro fu se non “socialismo nazionale”, declinato in chiave demaistriana e anti-progressista – aveva nella destra, propriamente detta, uno dei principali avversari. Emblematico, in tal senso, ciò che ha dichiarato – nel 2005 – l’ex missino Umberto Croppi (oggi assessore della Giunta Alemanno), intervistato da Sabelli Fioretti:

Per me, ma anche per molti altri, il Msi è stata un’esperienza di sinistra”.

L’elettorato era di destra ma quasi nessuno di noi si considerava di destra”.

L’Msi nacque proprio perché la Dc temeva una frana a sinistra dei giovani di Salò. Alcuni, come Stanis Ruinas, che aveva fondato la rivista Pensiero nazionale, erano addirittura finanziati dal Pci di Togliatti. La Dc, per porre rimedio, concordò con i vertici in latitanza della Repubblica di Salò la nascita di un partito che li raccogliesse”.

I vertici dell´Msi sapevano benissimo che i voti dovevano prenderli a destra. Un caso di schizofrenia. Ti ricordi la corrente di Almirante? Si chiamava “Sinistra Nazionale“”.

Beppe Niccolai (…) era proprio comunista. Un comunista che aveva aderito al fascismo. Il suo archivio era per metà annate di pubblicazioni di sovietologia. Al congresso del Msi del 1984 iniziò citando Lenin e finì citando Mao. Nessuno se ne accorse. Fu espulso dal Msi perché in una direzione nazionale aveva fatto approvare un ordine del giorno di condanna dei potentati economici approvato dal comitato centrale del Pci la settimana prima. Alla scuola di formazione del Msi studiavamo il modello dell’impresa proprietaria, l’abolizione della proprietà dell’azienda, gli operai che diventano padroni. Quelli come me, e ce ne erano tanti, Almirante li chiamava “castristi”: per le barbe e i capelli lunghi ma soprattutto per quello che dicevano”.

Può aiutare, già che ci siamo, anche un estratto del discorso che Benito Mussolini pronunciò il 22 aprile del 1945:

I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari, le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero “di sinistra”. Su ciò non può esserci dubbio: noi siamo i proletari in lotta contro il capitalismo. Siamo i rivoluzionari alla ricerca di un ordine nuovo”.

Va da sé che Alleanza nazionale, e malgrado gli straordinari ed encomiabili sforzi di Gianfranco Fini, avendo alle spalle tale eredità culturale – cui taluni suoi rappresentanti restavano ancora legati -, non potesse avere una fisionomia da “nomale” partito di destra. E infatti non l‘aveva: in politica economica le sue posizioni restavano ancorate alla “mistica missina” dell’anticapitalismo di matrice tradizionalista, anti-borghese, spiritualista e cattolicista. Aveva posizioni “centriste”, insomma. Molto gradite Oltre Tevere (dove di liberali, come noto, non v‘è traccia).

In breve, l’Italia, in sessant’anni di Repubblica, mai ha conosciuto una destra che fosse davvero tale. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti:

1) Abbiamo il terzo debito pubblico al mondo, frutto di politiche catto-social-comuniste e keynesiane.

2) I nostri indici di libertà economica ci rendono null’altro che un paese del Terzo Mondo.

3) Da noi chi nasce povero, salvo miracoli, tale rimane a vita.

4) I cosiddetti “ascensori sociali” – che dovrebbero consentire anche agli indigenti, purché capaci, di raggiungere qualunque obiettivo professionale – nessuno si è mai preso la briga di attivarli.

5) Lo stato è idolatrato come una divinità, e ad esso ci si affida per risolvere ogni genere di presunto problema.

6) Il paternalismo è onnipresente e il cittadino è considerato ora un suddito, ora uno schiavo, ora un minus habens.

7) Si ritiene normale derubare taluni contribuenti dell’80% di ciò ch’essi guadagnano. E si ha pure l’ardire di dichiararsi disgustati constatando quanto mastodontica sia la nostra evasione fiscale.

8 ) Nonostante tutti si riempiano la bocca di parole quali “la difesa della famiglia”, non esistono politiche, degne di questo nome, a sostegno della medesima.

9) Nonostante tutti si dichiarino sostenitori della “sacralità della vita”, quest’ultima, tale, non è considerata, mancando qualunque forma d’incentivo alla natalità.

10) Le leggi che da noi disciplinano l’esercizio dell’attività creditizia sono quanto di più stolido esista al mondo, visto che, in spregio alla logica e alla “utilità generale”, esse consentono di erogare danaro – in forma di credito di finanziamento o mutuo – solo a chi ne abbia già (e quindi possa offrire “garanzie reali o personali“). Per quest’ultima ragione, se da noi fossero venuti a vita i due inventori di Google – che dalle banche statunitensi hanno ricevuto 750 milioni di dollari senza offrire garanzia alcuna, se non quella della validità del progetto che presentavano -, non solo il motore di ricerca più utilizzato al mondo mai avrebbe visto la luce, ma i suoi due inventori, ora, si troverebbero a chiedere l’elemosina in qualche piazza italica o a cucinare hot dog in una paninoteca (con rispetto parlando).

11) Abbiamo una scuola e – ancor più – un’Università che sfornano semi-analfabeti; al cui interno, quasi sempre, lavorano solo e soltanto docenti che hanno vinto il concorso con una raccomandazione (o una tessera di partito).

12) Il Meridione, la mia terra, è un cancro in piena metastasi. Ciò che potrebbe risollevarne i territori – ma di cui nessuno fa mai parola – sarebbe solo una forma di federalismo costituzionale “spinto“, sul modello americano, che consentisse agli stessi di avere piena potestà legislativa primaria su molte materie, onde usarla come leva per attrarre investimenti e danari; accompagnato dalla creazione di “eccellenze universitarie” sul modello della Bocconi (quella di vent’anni fa, però, ché l’attuale fa cagare), da realizzarsi mediante privatizzazione degli Atenei.

13) Intimamente cattolico e comunista, fondato dunque sull’invidia sociale e sulla mediocrità, codesto stramaledetto paese ha in odio il merito ed il talento, come nessun altro al mondo: chi disponga dell’uno o dell’altro (peggio se entrambi), se gli va bene, sarà sempre accolto a pesci in faccia e vessato.

14) Siamo talmente schiavi del Leviatano, le cui grinfie tutto tengono sotto controllo, che solo ieri l’altro c’è stato concesso d’andare dal barbiere di lunedì: ché prima era vietato; e, ciò che è peggio, ci siamo finanche sentiti in dovere di ringraziarlo per il dono offertoci: scodinzolando come cani festosi dinanzi ad un padrone magnanimo. La domenica, tuttavia, troviamo ancora – in molte Regioni d’Italia – discount e supermercati chiusi: ché il Leviatano è anche cesaropapista, e la domenica è giorno di festa e di preghiera, dunque le botteghe devono restar chiuse. Guai a non rispettare i Comandamenti. E pazienza se tutto ciò ci fa perdere miliardi di euro.

15) Siamo l’unico paese del mondo evoluto in cui i padri legiferano a proprio favore e contro i figli: quest’ultimi condannati a non andare mai in pensione, per consentire ai primi di farlo in pubertà. A 59 anni. D’altra parte, siamo o non siamo una nazione dalla forte identità etica, ovvero la patria del Cattolicesimo?

16) Siamo l’unico paese del mondo evoluto in cui i padri legiferano a proprio favore e contro i figli: quest’ultimi destinati a vivere una vita lavorativa precaria, per consentire ai primi di non perdere mai il proprio lavoro onde vivere ognora senza patemi e ambasce.

Di esempi potrei farne ancora molti, ma credo d’essermi spiegato.

Il punto, allora, è questo.

Futuro e Libertà cosa intende essere? Quale identità avrà? Riuscirà ad essere la destra liberale di cui il Paese ha assoluto bisogno per risolvere i problemi su elencati? O si limiterà ad essere una riedizione – forse addirittura bonsai – di Alleanza Nazionale?

Perché di quest’ultima, è bene precisarlo, il Paese non ha bisogno: già basta – e avanza – “Forza Italia allargata” (il Pdl). La quale, lungi dall’essere un partito di centrodestra, un partito liberale e liberista, è null’altro che un soggetto politico di centrosinistra moderato, sia pur in salsa vandeana, demaistriana. Praticamente: il pentapartito – il centrosinistra storico – in versione Terzo Millennio (con l‘aggiunta d‘una spruzzatina di tradizionalismo clericale).

Il Paese ha bisogno di una destra laica, liberale e liberista; reaganiana, thatcheriana e montanelliana.

Il resto non serve.

Il resto non è destra (e fa pure schifo).

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà.



Tags: , ,

33 Responses to "Futuro e Libertà sia la destra liberale che il Paese mai ha avuto"

  • ~jm says:
  • camelot says:
  • Geqq3q says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • Marco Paperini says:
  • si-mona says:
  • bruno says:
  • Andrea says:
  • Andrea says:
  • Claps says:
  • Geqq3q says:
  • daniele burzichelli says:
  • camelot says:
  • agosto says:
  • agosto says:
  • missino6 says:
  • enzo sara says:
  • si-mona says:
  • ~jm says:
  • camelot says:
  • daniele burzichelli says:
  • Polìscor says:
  • Ale says:
  • Sergio says:
  • zabby says:
  • luca1988 says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • vov pentax says:
Leave a Comment