Fini, come un Tremonti o un Berlusconi qualsiasi, propone di aumentare le tasse sulle rendite finanziarie (che errore/orrore)

Per affrontare l’oggetto del post è necessaria una breve premessa; che affidiamo, per pigrizia o malizia (decidete voi), al buon Sergio Rizzo (Corriere della Sera, 11 gennaio 2010):

“Berlusconi prese l’impegno solennemente in televisione davanti a Bruno Vespa, firmando il contratto con gli italiani. E il superministro dell’Economia Giulio Tremonti si mise d’impegno. Radioso, il Cavaliere annunciò, presentando la Finanziaria 2003: «La riduzione dell’Irpef partirà dal prossimo anno e riguarderà 28 milioni di italiani». In effetti il Parlamento approvò una legge delega che prevedeva non soltanto le due aliquote, ma pure (qualcuno oggi se lo ricorda?) la famosa «armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie». Ovvero: meno tasse sui depositi bancari, riducendo quell’indecentemente alto prelievo del 27% sugli interessi già inesistenti dei conti correnti, e aumentando quell’indecentemente bassa imposta del 12,5% sugli investimenti finanziari e le speculazioni di borsa. Ma come, proprio quella riforma che avrebbe voluto fare in seguito la sinistra radicale e contro cui il centrodestra invece alzò le barricate? Proprio quella (…) E Tremonti ammetteva con onestà: «L’aumento della tassazione delle rendite finanziarie sarebbe un grave errore anche se ideologicamente condivisibile»”.

Questo semplicemente per dire che quelli che oggi stigmatizzano, dalle pagine de Il Giornale e di Libero, la proposta formulata ieri da Fini (aumentare il prelievo sulle rendite finanziarie), dimostrano, una volta ancora, di avere scarsa onestà intellettuale; e di usare qualsiasi pretesto pur di attaccare il leader della destra.

Non solo.

Piacerebbe sapere come mai i giornalisti dei succitati quotidiani – che oggi si mostrano indignati sol perché il Presidente della Camera ha avanzato un suggerimento – mai abbiano scritto nemmeno un rigo contro taluni interventi governativi decisamente discutibili e oltremodo catto-comunisti.

Ad esempio: dov’erano i summenzionati quando il governo Berlusconi-Tremonti introduceva la tracciabilità dei pagamenti à la Visco? Dov’erano, altresì, quando l’Esecutivo statuiva, con apposita norma, l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, in caso di contenzioso tributario? Dov’erano i succitati neo Montanelli all‘amatriciana (o meglio: alla puttanesca), quando il Gabinetto in carica aumentava i pedaggi autostradali? Erano tutti in pellegrinaggio ad Antigua, pardon, a Lourdes?

Quelli de Il Giornale, forse; quelli di Libero, invece, certamente erano in patria indaffarati ad estorcere – al contribuente – 5,5 milioni di euro di fondi pubblici (senza i quali, è bene sottolinearlo, non sopravvivrebbero).

Ciò premesso, arriviamo al dunque.

Ieri Fini se n’è uscito con una di quelle proposte che possono essere salutate solo in un modo: con un bel vaffanculo.

Il Presidente della Camera, infatti, non avendo di meglio da prospettare, ha suggerito di:

Alzare dal 12,5 alla media europea, che è del 24-25%, la tassazione (sulle rendite finanziarie, ndr) per garantire che la riforma Gelmini parta con la benzina nel motore”.

Avendo, poi, finanche l’impudenza di aggiungere:

Tassare le rendite finanziarie non è né di destra né di sinistra”.

Innanzitutto ci si deve intendere: quando si parla di rendite finanziarie si allude essenzialmente ai Bot e ai Btp. Ai titoli del debito pubblico, cioè, mediante i quali ricaviamo parte del danaro di cui abbiamo bisogno per finanziare le nostre spese. I suddetti titoli, giova precisare, sono in parte prevalente (nel 51% dei casi) acquistati da investitori stranieri; che li ritengono appetibili solo per una ragione: perché scarsamente tassati alla fonte. Se non ci fosse questa modesta tassazione – stante il nostro enorme debito pubblico e il rischio d’insolvenza cui siamo perennemente esposti a causa dello stesso – i nostri titoli di stato, come direbbero a Lugano, non se li filerebbe di pezza alcuno; e noi avremmo difficoltà a reperire il danaro necessario a mandare avanti la cosa pubblica. Questa è la prima ragione per cui si deve cassare, senza se e senza ma, la proposta formulata da Fini.

La seconda ragione, poi, è anche più banale: il Paese muore soffocato da una coltre oppressiva di infinite tasse, e non possiamo permetterci d’incrementare in alcun modo il prelievo fiscale. Farlo sarebbe non solo ingiusto, ma finanche dannoso.

Inoltre, che questo genere di proposta venga formulato da chi s’accinge a tenere a battesimo una nuova formazione politica, e per di più di destra, ci pare una cosa oltremodo sconveniente (anche se dettata da ragioni pratiche: l’avvio della riforma Gelmini cui Tremonti non ha provveduto a trovare adeguata copertura finanziaria); e aggiunge al danno la beffa.

Credevamo, infatti, Fini volesse dare vita ad una destra autenticamente liberale (e liberista); capace di riportare in auge il meglio dello “spirito del ‘94” e del berlusconismo (oramai tradito e incarognito). E lo credevamo (tra le tante ragioni), perché lo stesso Fini, a Mirabello, aveva garantito di pensare ad unPdl in grande e non ad una An in piccolo”.

La sua uscita di ieri, però, ci ha gettati nello sconforto, perché lascia presagire altro: che intenda affidarsi a vecchie e fruste formule politiche, socialisteggianti; magari coltivando il proposito di resuscitare An. Che errore sarebbe!

Gli elettori di destra (e di centrodestra), infatti, sono fortemente delusi da Berlusconi perché non sta rispettando il programma elettorale. Perché non si decide a ridurre le tasse, a privatizzare e liberalizzare, e perché nulla sta facendo per rilanciare l’economia. Sono delusi perché il Leviatano è ancora lì: nessuna misura per contenerne le pretese è stata approvata; e le sue grinfie seguitano ad opprimere.

A questi delusi, che sono tanti, non ci si può presentare con un biglietto da visita con su scritto: ho in mente di farvi un culo così, con nuove tasse.

Speriamo Fini lo capisca (e rimedi all‘errore di ieri).

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13 Responses to "Fini, come un Tremonti o un Berlusconi qualsiasi, propone di aumentare le tasse sulle rendite finanziarie (che errore/orrore)"

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