Qualche considerazione a caldo sull’intervento di Fini

Genesi e palingenesi.

In tanti ci si aspettava che Fini si dilungasse un po’ di più sull’identità di Futuro e Libertà; che la tratteggiasse e descrivesse più dettagliatamente. Probabilmente non l’ha fatto per ragioni pratiche: se si fosse soffermato troppo a parlare della fisionomia di Fli, infatti, dovendo affrontare anche altri temi importanti, la sua concione sarebbe durata un‘eternità.

Ad ogni modo, ciò che ha detto può bastare:

L’ambizione di Futuro e Libertà è quella di incarnare il moderatismo e coniugarlo con uno spirito autenticamente riformatore e modernizzatore”.

Dobbiamo davvero dare vita alla Rivoluzione liberale”, che troppo a lungo è stata tradita dal centrodestra.

Futuro e Libertà non chiederà mai più spesa pubblica e più debito”.

La tutela dei diritti civili di ogni persona umana deve avvenire senza alcuna distinzione e discriminazione”.

Non saremo mai subalterni alla cultura politica della sinistra. La rispettiamo ma non può insegnarci nulla”.

La prima questione che vogliamo mettere al centro dell’agenda del governo è il rilancio dell’economia”.

Bisogna investire in ricerca e sapere, anche per consentire alle piccole e medie imprese di competere”.

Bisogna legare sempre di più il salario alla produttività. Chi lavora di più deve guadagnare di più”.

Insomma, lo si accetti o meno, piaccia o no, Fini ha inserito Futuro e Libertà nel solco delle destre liberali europee. Quelle che trovano ospitalità nel PPE, e che riescono a coniugare “moderazione” e “spirito riformatore”, responsabilità e capacità di modernizzare le istituzioni. Tratti, questi, che avrebbero dovuto caratterizzare la fisionomia del Popolo della Libertà e che, però, sono stati traditi strada facendo (come più volte abbiamo rilevato). Non a caso Fini, parlando soprattutto in riferimento al tema dei diritti civili (stabilmente presente da anni nell’agenda di tutte le destre moderate europee), ha descritto il Pdl comeil partito culturalmente più arretrato d’Europa“. Il che è innegabile, e non dipende soltanto da ragioni politiche (visto che il nostro paese non ha conosciuto la Riforma protestante).

Andare oltre.

Ciò che rileva, inoltre, è che Fini abbia voluto chiarire che Futuro e Libertà non intende essere un movimento anti-berlusconiano; la mission dei “futuristi” essendo quella di andare:

Oltre il Popolo della Libertà e oltre Berlusconi. Perché la pagina del Pdl si sta chiudendo”.

E ancora:

Noi vogliamo andare oltre ciò che è stato sin qui il centrodestra“.

Si volta pagina, insomma: non più un centrodestra succubo della Lega e che affronti con la “bava alla bocca” alcuni temi (neanche l’Italia fosse diventata un gigantesco Bronx), pensando solo al “qui” e all’”oggi”, ma un centrodestra che si ponga il problema di affrontare seriamente talune sfide; segnatamente quelle che riguardano il futuro della Nazione e la modernizzazione della medesima. Ponendo attenzione, in particolare, alla condizione dei giovani e alla necessità di creare un sistema di Welfare to work: “Il fatto che il mercato del lavoro sia flessibile non può significare precarietà a vita. Dobbiamo creare anche un Welfare delle opportunità. Guardiamo a ciò che avviene in Germania, dove i giovani con contratti a termine hanno buste paga “più pesanti”“.

Si volta pagina, inoltre, perché il berlusconismo – e su questo concordano tutti i commentatori – è arrivato al capolinea e finirà con questa legislatura. Dunque occorre pensare al dopo, a quando Silvio non sarà più in politica, e creare una coalizione che possa raccogliere, più e meglio di prima, i voti dei moderati e dei liberali.

Cambiare rotta.

Fini, poi, s’è occupato del governo Berlusconi. Lamentando il fatto che:

Il governo del fare a volte sembra il governo del far finta che tutto vada bene”. E che: “Il governo in questa fase sta galleggiando. È un governo che campa alla giornata. Ci sono delle priorità che sono nell’agenda degli italiani e che devono essere in quella del governo“.

Sottolineando l’esigenza di:

Ascoltare la Marcegaglia e Marchionne che chiedono crescita e sviluppo“.

Per questa ragione ha indicato al Premier una precisa road map per superare l’attuale impasse:

Mettere al centro dell’agenda del governo il rilancio dell’economia” e “investire in ricerca e sapere, anche per consentire alle piccole e medie imprese di competere”.

E ancora, l’obiettivo è usare i fondi per le aree sottosviluppate – che non possono essere usati da Tremonti per soddisfare le richieste della Lega -, e i fondi europei per concentrarli su poche opere infrastrutturali. Le risorse sono poche. E allora si sia onesti: si dica che non si può fare tutto, e si usi queste risorse per pochi progetti che possono davvero essere realizzati”. E ancora: “Dobbiamo realizzare una vera fiscalità di vantaggio per il Meridione“.

Poi ha affrontato anche il capitolo delle riforme istituzionali:

Nell’agenda per un nuovo patto di legislatura vanno inserite, oltre alle questioni economiche appena enunciate, anche alcune riforme istituzionali che consentano di coniugare rappresentatività e possibilità per l’esecutivo di dare risposte rapide ai problemi del Paese”.

Il federalismo fiscale va bene. Ma non si può varare questa riforma senza pensare d’introdurre un Senato delle Autonomie”.

E ancora:

Bisogna cambiare anche la legge elettorale perché i cittadini devono poter eleggere i propri rappresentanti“.

Per tutte queste ragioni, Fini ha ribadito che:

È necessaria una nuova agenda. È necessario un nuovo programma, perché da quando è stato eletto il centrodestra è cambiato tutto nel Paese a causa della crisi economica“ (lo aveva già sottolineato nel suo intervento alla “infuocata” Direzione Nazionale del Pdl).

Concludendo così:

Per dare attuazione alla nuova agenda di governo che abbiamo evidenziato, si deve dare spazio all’Udc e aprire una nuova fase politica che passa per le dimissioni che Berlusconi deve sentire il bisogno di dare salendo al Quirinale. Altrimenti noi ritireremo la nostra delegazione dall’esecutivo”.

Non saremo noi a staccare la spina al governo, ma gli italiani. Che si sono stancati di un governo che non governa e che tira a campare” (è difficile dargli torto).

Il pallino, ora, è nelle mani di Berlusconi, e nelle prossime ore vedremo come andrà a finire.

Una cosa, però, è certa. Fini, nel suo intervento, a Berlusconi non ha chiesto la Luna. Gli ha semplicemente chiesto di occuparsi dei problemi del Paese e di concentrare gli sforzi del governo su un tema che sta a cuore a tutti gli italiani: il rilancio dell’economia.

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30 Responses to "Qualche considerazione a caldo sull’intervento di Fini"

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