Etica ed estetica liberali

Titolo originale: “Chi ha paura della Minetti?”.

“Di fronte a una macchina raccogliclic, priva di ragionamenti politici, che colleziona immagini di donne che dicono basta, su un sito, repubblica.it con la homepage regolarmente intasata da boxini di donne seminude, e che per le sue markette da decenni cerca di farci credere di voler combattere Berlusconi e la sua visione del mondo, balcanizzando adesso persino lo scontro uomo donna e, come Concita De Gregorio, volendo difendere il corpo della donna dopo aver sponsorizzato il proprio giornale infilandolo nella tasca di una minigonna, io dico Asta.

Asta che vuol dire pene. Pene, culo, vagina: carne, parti del corpo come le altre. Che vendiamo e compriamo tutti i giorni. Come le braccia per fare il pane, gli occhi per cucire i vestiti, il cervello per studiare. O questi valgono meno di culo e vagina? Perché la dignità è a rischio per cinquemila euro in una notte e non per gli 800 in un mese a Mirafiori con pausa di dieci minuti? Come se la stessa retribuzione per una serata ad Arcore fosse sfruttamento e per un anno all’Esselunga no.

Ieri repubblica.it per informare dell’alto numero di badanti italiane titolava “è tornato il lavoro da donna”. Cosa stabilisce cosa sia un lavoro da donna rispetto ad un altro? Non abbiamo tutte studiato per fare le astrofisiche come le amiche di Concita, e in mancanza d’altro ognuno sfrutta quello che ha.

Natalia Aspesi pur avendo firmato l’appello ha scritto su Micromega: “Credo che essere un puttanone debba dare tante soddisfazioni… Non lo so, io non lo sono stata purtroppo. Per essere un puttanone prima di tutto bisogna essere bellissime, io ero bruttarella”. Allora sapete che c’è? Penso che ci voglia del talento, delle capacità, un po’ di merito anche per farsela pagare.

Libero mercato: a una domanda, corrisponde un’offerta.

Non è un reato fare sesso. Persone consenzienti possono farne come, quando e quanto vogliono, con soldi o senza. Non ledono la libertà di nessuno, e non violano nessuna legge. E questa è l’unica asta che divide ciò che è morale da ciò che non lo è” (Annarita Digiorgio, continua su The Front Page).

Da standing ovation.

P.S. Quanto alla vera pornocrazia, eccola.



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